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Fumus Commissi Delicti — Anno 2025

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397 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fumus Commissi Delicti

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: motivi nuovi non ammessi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro un sequestro preventivo in un caso di frode fiscale su prodotti petroliferi. La decisione si fonda sul principio che non è possibile presentare in Cassazione motivi di ricorso che non erano stati sollevati nel precedente grado di giudizio (riesame), ribadendo il divieto di 'novum' nel processo di legittimità.
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Sequestro Superbonus: i costi di gestione esclusi
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo legato al Superbonus 110%. Un consorzio è stato accusato di aver gonfiato le fatture con costi di gestione non ammissibili, ottenendo così crediti d'imposta indebiti. La Corte ha stabilito che il sequestro Superbonus è legittimo poiché il credito fiscale è equiparabile a un'erogazione pubblica e i costi di gestione, privi di un nesso funzionale diretto con i lavori, non sono detraibili.
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Sequestro preventivo Superbonus: i costi di gestione
Un consorzio edile ha subito un sequestro preventivo Superbonus per oltre 1,4 milioni di euro per aver indebitamente ottenuto crediti d'imposta. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento, stabilendo che i costi generali di gestione erano stati illegittimamente inclusi nelle fatture come spese ammissibili. La Corte ha chiarito che il Superbonus rientra tra le erogazioni pubbliche ai sensi dell'art. 316-ter c.p. e che solo i costi direttamente collegati ai lavori di ristrutturazione sono detraibili, escludendo le spese operative generiche dell'impresa.
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Sequestro preventivo: termini per le memorie
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo, confermando la perentorietà del termine di cinque giorni per il deposito di memorie difensive nel procedimento di appello cautelare. La Corte ha inoltre ribadito che la revoca di una misura cautelare personale non implica automaticamente la cessazione del pericolo che giustifica il sequestro dei beni, consolidando il principio del 'giudicato cautelare' in assenza di fatti nuovi.
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Sequestro per equivalente: stop alla solidarietà
La Corte di Cassazione interviene sul tema del sequestro per equivalente in caso di concorso di persone nel reato. In una vicenda di frode fiscale su prodotti petroliferi, la Suprema Corte ha stabilito che la misura cautelare non può essere disposta in solido per l'intero profitto nei confronti di un singolo concorrente, ma deve essere limitata alla quota di profitto da lui effettivamente percepita. Se la quota non è determinabile, il profitto totale va diviso in parti uguali. La sentenza annulla parzialmente l'ordinanza impugnata con rinvio per una nuova quantificazione.
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Sequestro preventivo: annullato senza motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo di ingenti somme a carico del titolare di una scuola guida, accusato di vari reati tra cui corruzione. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione da parte del Tribunale del Riesame riguardo al 'fumus commissi delicti' del 'reato spia', presupposto indispensabile per la confisca per sproporzione. La Corte ha chiarito che l'omessa motivazione su un punto così cruciale equivale a una violazione di legge, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Affidamento diretto: quando non è reato per la Cassazione
La Cassazione ha stabilito che un affidamento diretto ottenuto tramite frazionamento artificioso per evitare una gara non costituisce il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.). Il reato sussiste solo se si turba un procedimento competitivo già in atto, non se lo si evita a monte.
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Rinuncia al ricorso: quando l’appello è inammissibile
Una società di costruzioni, dopo aver impugnato un'ordinanza di sequestro preventivo, presenta una dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, accogliendo la rinuncia, dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza chiarisce che la rinuncia è un atto formale e irrevocabile che preclude ogni valutazione nel merito, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rappresentanza legale dell’ente: quando è valida?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9243/2025, ha stabilito che l'istanza di riesame contro un sequestro preventivo è ammissibile anche se presentata dal difensore nominato dal legale rappresentante indagato per il reato presupposto. La condizione è che l'ente non abbia ricevuto alcuna comunicazione formale del procedimento a suo carico per responsabilità amministrativa (ex D.Lgs. 231/2001). In assenza di tale notifica, la rappresentanza legale dell'ente non è viziata dall'incompatibilità e l'ente agisce come un terzo per la difesa dei propri beni.
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Responsabilità enti 231: nomina difensore e sequestro
La Cassazione analizza la responsabilità enti 231, annullando un'ordinanza di inammissibilità. Se l'ente non è ufficialmente informato del procedimento a suo carico, il suo legale rappresentante, anche se indagato per il reato presupposto, può validamente nominare un difensore per impugnare un sequestro preventivo. L'ente agisce come 'terzo' con pieni diritti di difesa.
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Sequestro probatorio: la Cassazione sulla motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro probatorio di una cospicua somma di denaro a carico di un soggetto indagato per spaccio di stupefacenti. Sebbene la Corte abbia ritenuto sussistente il 'fumus' del reato e il nesso di pertinenzialità tra il denaro e l'attività illecita, ha accolto il ricorso per la totale mancanza di motivazione riguardo alle specifiche esigenze probatorie che giustificassero il mantenimento del vincolo. La motivazione del tribunale, basata su future ed eventuali misure di confisca, è stata giudicata meramente apparente e non idonea a sostenere un sequestro a fini di prova.
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Sequestro preventivo: la Cassazione fissa i limiti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un sequestro preventivo di un complesso immobiliare, disposto nell'ambito di un'indagine per turbata libertà degli incanti. L'indagato, pur essendo inabilitato a partecipare ad aste, avrebbe utilizzato società prestanome per aggiudicarsi un bene. La Suprema Corte ha ritenuto sussistenti gli indizi di reato ('fumus commissi delicti'), ma ha annullato l'ordinanza di sequestro per un vizio di motivazione. Il Tribunale del riesame, infatti, non aveva adeguatamente dimostrato l'esistenza di un pericolo concreto e attuale ('periculum in mora') che giustificasse la misura cautelare, limitandosi a un'affermazione generica. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame sul punto.
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Sequestro preventivo: quando può essere reiterato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imprenditori del settore carburanti contro un'ordinanza di sequestro preventivo per un valore superiore a 5 milioni di euro. La Corte ha stabilito che la reiterazione di un sequestro preventivo, precedentemente annullato per vizi formali come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora', è legittima se basata su nuove prove e motivata adeguatamente. In questo caso, la vendita di immobili e la costituzione di trust da parte degli indagati sono stati considerati validi indici del pericolo di dispersione del patrimonio.
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Sequestro preventivo: la Cassazione e il periculum
Un imprenditore contesta un sequestro preventivo per frode IVA, negando il 'periculum in mora'. La Cassazione conferma il sequestro, ritenendo sufficienti a provarlo sia l'entità del profitto illecito (€58.834,86) sia la condotta passata dell'indagato, e dichiara il ricorso inammissibile.
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Obbligo di comunicazione: auto e bisogni quotidiani
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo a carico di una ricorrente che non aveva rispettato l'obbligo di comunicazione delle variazioni patrimoniali. La sentenza chiarisce che l'acquisto di beni durevoli, come un'automobile, non rientra nell'esenzione prevista per i "beni destinati al soddisfacimento dei bisogni quotidiani". La Corte ha inoltre specificato che ogni operazione di acquisto o vendita che supera la soglia di legge deve essere comunicata singolarmente, respingendo la tesi difensiva dell'ignoranza della legge.
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Legittimazione a impugnare: il socio non può ricorrere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal socio accomandatario di una s.a.s. contro un sequestro preventivo su un immobile della società. La sentenza chiarisce che la legittimazione a impugnare spetta esclusivamente alla società, in quanto soggetto proprietario del bene, e non al singolo socio, anche se illimitatamente responsabile. La Corte ha ribadito la netta distinzione tra la figura del socio e l'ente societario ai fini processuali.
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Sequestro preventivo: la motivazione è essenziale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di 7.500 euro, ritenuti profitto di una truffa aggravata. La Corte ha stabilito che la motivazione del provvedimento era solida e non meramente apparente, basandosi su prove indiziarie concrete (conversazioni e accordi tra indagati) che legavano la somma al reato. È stato inoltre confermato che il pericolo di dispersione del denaro (periculum in mora) era stato adeguatamente giustificato dalla comprovata capacità dell'indagato di occultare fondi.
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Licenza scommesse: operare senza è reato penale
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo a carico del gestore di un punto scommesse che operava senza la necessaria autorizzazione. L'imprenditore si era difeso sostenendo che il diniego della licenza scommesse fosse dovuto a una mera irregolarità amministrativa (la mancanza di una marca da bollo). La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'esercizio di fatto dell'attività senza la prescritta licenza è sufficiente a integrare il reato, rendendo irrilevanti le ragioni procedurali che hanno impedito il rilascio del titolo autorizzativo.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo riguardante manufatti edilizi e animali. La sentenza chiarisce che, in sede di legittimità, non si può riesaminare il merito dei fatti, ma solo le violazioni di legge. Per il sequestro preventivo è sufficiente il 'fumus commissi delicti', ovvero la semplice apparenza del reato, e la motivazione del giudice del riesame è stata ritenuta adeguata e non meramente apparente.
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Sequestro preventivo abuso edilizio: quando è legittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo per abuso edilizio. Il caso riguardava lavori non autorizzati su un manufatto che la ricorrente sosteneva essere preesistente al 1967. La Corte ha confermato la legittimità del provvedimento, chiarendo che i lavori in corso, come la realizzazione di nuovi porticati e muri, integrano il requisito del 'periculum in mora' (pericolo nel ritardo). Inoltre, è stato ribadito il potere del Pubblico Ministero di riqualificare un sequestro d'urgenza da probatorio a preventivo, ritenendo la procedura seguita pienamente conforme alla legge.
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