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Fumus Commissi Delicti — Anno 2023

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361 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fumus Commissi Delicti

Provvedimenti

Truffa sui risarcimenti: confermato il sequestro preventivo
Il caso riguarda un'organizzazione che raggirava le vittime di incidenti stradali. I complici facevano firmare contratti di quota lite svantaggiosi, trattenendo gran parte dei risarcimenti assicurativi. Il Tribunale di Milano disponeva il sequestro preventivo di novecentomila euro a carico di un indagato. La difesa ha impugnato il provvedimento, contestando l'utilizzo di una consulenza medica depositata in ritardo e la violazione del divieto di riproporre la misura cautelare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'inutilizzabilità degli atti tardivi va eccepita subito e che una nuova consulenza tecnica costituisce un elemento di novità idoneo a superare il precedente rigetto. Il sequestro preventivo resta quindi confermato.
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Sequestro preventivo per equivalente: stop alla frode del gasolio
Il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per oltre due milioni di euro nei confronti di una società di carburanti e, per equivalente, del titolare di una ditta individuale. L'indagato era accusato di aver venduto fittiziamente ingenti quantitativi di gasolio agricolo a una società schermo priva di depositi e licenze, evadendo le accise attraverso l'uso di documenti falsi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del commerciante, confermando la legittimità del sequestro preventivo per equivalente. I giudici hanno evidenziato l'impossibilità per l'indagato di ignorare l'inesistenza della società destinataria e il concreto rischio di dispersione del patrimonio nelle more del giudizio.
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Falsi crediti e indebita percezione di erogazioni pubbliche
Una famiglia di imprenditori edili ha creato un sistema di false fatturazioni per lavori di ristrutturazione mai eseguiti o gonfiati, ottenendo oltre due milioni e mezzo di euro in crediti d'imposta legati al Superbonus. Il Tribunale ha disposto il sequestro preventivo dei crediti e dei beni. Gli indagati hanno fatto ricorso, sostenendo che il reato non fosse consumato fino all'effettivo utilizzo in compensazione dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche si consuma nel momento in cui lo Stato riconosce il credito d'imposta fittizio, poiché questo entra immediatamente nel patrimonio del beneficiario ed è monetizzabile. Di conseguenza, il sequestro di crediti e beni equivalenti è pienamente legittimo.
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Utilizzabilità delle intercettazioni: prove esterne ma arresti validi
L'Indagata ha proposto ricorso in Cassazione contro la misura degli arresti domiciliari per reati di riciclaggio, autoriciclaggio e associazione a delinquere. La difesa contestava l'utilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un altro procedimento penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per i procedimenti iscritti dopo il 31 agosto 2020, l'utilizzabilità delle intercettazioni in un procedimento diverso non richiede più un legame di connessione tra le indagini. È sufficiente che i risultati siano rilevanti e indispensabili per accertare reati per cui è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza o per i quali le intercettazioni sono ordinariamente ammesse. L'Indagata perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Utilizzabilità delle intercettazioni: prove valide senza legami
Una donna, indagata per associazione a delinquere, riciclaggio e altri reati finanziari, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. La difesa contestava l'utilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un diverso procedimento penale, ritenendo necessaria una connessione investigativa tra le due indagini. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, secondo le nuove regole, l'utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi non richiede più un legame di connessione tra i fascicoli. È sufficiente che i risultati delle registrazioni siano rilevanti e indispensabili per accertare reati gravi per i quali la legge consente o impone l'arresto, come il riciclaggio. Di conseguenza, la misura cautelare degli arresti domiciliari è stata confermata e l'indagata è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro probatorio di opere d’arte: stop al falso Modigliani
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro probatorio di opere d'arte relativo a un disegno attribuito ad Amedeo Modigliani, destinato a un'asta in Francia e sospettato di contraffazione. L'Ufficio Esportazione aveva negato l'attestato di libera circolazione ritenendo l'opera un probabile falso. Una gallerista, in qualità di terza interessata e mandataria alla vendita, ha proposto ricorso per cassazione contro il diniego di dissequestro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato la mancanza di una procura speciale idonea per il giudizio di legittimità e hanno confermato la necessità di mantenere il vincolo sul bene per eseguire le indispensabili perizie tecniche sull'autenticità del disegno.
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Pericolo di recidiva e datteri di mare: stop alla pesca di frodo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un sommozzatore accusato di disastro ambientale per la pesca illegale e sistematica di datteri di mare nel Golfo di Napoli. La difesa contestava l'attualità delle esigenze cautelari, sostenendo l'assenza di elementi concreti. I giudici hanno invece confermato la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, evidenziando la gravità e la pervicacia della condotta distruttiva dell'ecosistema marino. La Corte ha ribadito che il pericolo di recidiva è concreto e attuale, poiché l'attività illecita, protratta per anni con modalità organizzate, costituiva l'unica fonte di sostentamento del ricorrente, privo di qualsiasi segno di resipiscenza. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: niente cauzione per liberare i beni
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di due indagati per reati tributari contro il diniego di dissequestro di conti correnti e quote societarie. I giudici hanno chiarito che il Tribunale del Riesame non può valutare documenti nuovi, attestanti l'estinzione del debito, se non preventivamente sottoposti al GIP. Inoltre, la Corte ha stabilito che per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca non è ammessa la sostituzione dei beni tramite il versamento di una cauzione. Questa misura ha infatti una funzione sanzionatoria volta a privare l'autore del reato dei proventi illeciti, diversamente dal sequestro conservativo. Di conseguenza, il sequestro preventivo rimane attivo e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro preventivo impeditivo: orologi di lusso e fatture false
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo impeditivo di due orologi di lusso ai danni dell'Indagato. L'uomo aveva acquistato i beni utilizzando una fattura fittizia intestata a una società estera per evadere l'IVA, mentre l'effettivo acquirente era lui stesso. La difesa sosteneva l'illegittimità del sequestro e l'impossibilità di contestare il concorso nel reato di emissione di fatture false. I giudici hanno chiarito che il divieto di punire due volte lo stesso soggetto per l'emissione e l'utilizzo di fatture false non impedisce di punire chi istiga la falsificazione. Inoltre, il sequestro preventivo impeditivo serve proprio a evitare la circolazione di beni che costituiscono il prodotto del reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Esportazione illecita di beni culturali: salvo l’archivio Chaplin
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca del sequestro probatorio di numerosi documenti e spartiti musicali di Charlie Chaplin, temporaneamente custoditi in Italia per la digitalizzazione. Il Procuratore contestava il reato di esportazione illecita di beni culturali, sostenendo che l'assenza di una formale dichiarazione di interesse culturale non escludesse il reato. La Suprema Corte, pur confermando in astratto che l'esportazione illecita di beni culturali può configurarsi anche senza una formale dichiarazione pubblica e su beni stranieri, ha rigettato il ricorso. Nel caso specifico, i documenti appartenevano a soggetti esteri, si trovavano in Italia solo temporaneamente per motivi di studio e non presentavano alcun legame culturale con il territorio nazionale, escludendo così qualsiasi illecito penale.
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Ricusazione del giudice: il sequestro non nega l’imparzialità
L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione contro il rigetto della sua istanza di ricusazione del giudice. Sosteneva che il magistrato, avendo precedentemente confermato un sequestro preventivo come presidente del Tribunale del Riesame, avesse già espresso un giudizio di colpevolezza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la conferma di una misura cautelare reale non costituisce un'anticipazione di giudizio idonea a fondare la ricusazione del giudice. Tale decisione si limita infatti a verificare la sussistenza del fumus e del periculum in mora senza valutare il merito della colpevolezza. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro preventivo per riciclaggio: annullato per reato all’estero
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di sequestro preventivo di cinquemila euro a carico di un cittadino straniero accusato di ricettazione e riciclaggio. L'indagato aveva ricevuto denaro di provenienza illecita su un conto corrente in Belgio tramite un bonifico dalla Lituania. I giudici di legittimità hanno stabilito che il giudice italiano non ha giurisdizione per la ricettazione avvenuta interamente all'estero. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'autore del reato presupposto non può rispondere anche del reato di riciclaggio. Di conseguenza, il provvedimento di sequestro preventivo per riciclaggio è stato annullato con rinvio al Tribunale di Piacenza per un nuovo esame della vicenda.
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Sequestro preventivo per truffa: la Cassazione nega il riesame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina contro il provvedimento di sequestro preventivo di oltre diecimila euro, somma ritenuta profitto di una truffa ai danni dell'INPS per l'indebita percezione di indennità di disoccupazione e maternità. La ricorrente contestava la sussistenza dei presupposti del reato e l'entità della somma sequestrata, ritenendola sproporzionata rispetto al reale profitto. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso in Cassazione contro i provvedimenti di sequestro è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. Di conseguenza, il sequestro preventivo è stato confermato e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: l’auto resta alla madre contro la Procura
Il Tribunale del Riesame annullava il sequestro preventivo di un'autovettura cointestata tra una madre e suo figlio, indagati per il reato di intestazione fittizia di beni aggravato dal metodo mafioso. Il giudice rilevava l'assenza del fumus commissi delicti, ossia il presupposto del reato. Il Procuratore della Repubblica proponeva ricorso in Cassazione, lamentando un'errata valutazione dei presupposti della misura cautelare e vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso contro i provvedimenti di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge e non per semplici vizi di motivazione, a meno che questa non sia totalmente mancante o illogica. Di conseguenza, l'annullamento del sequestro è confermato e il veicolo resta libero dal vincolo.
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Truffa erogazioni pubbliche: conti bloccati anche senza raggiri
Il Figlio, in qualità di procuratore dell'azienda agricola del Padre, ha richiesto fondi europei omettendo di dichiarare la condanna definitiva del Padre per associazione mafiosa, circostanza che ne impediva l'erogazione. La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre 14.000 euro finalizzato alla confisca, dichiarando inammissibile il ricorso del Figlio. I giudici hanno stabilito che nascondere una condanna ostativa firmando una falsa dichiarazione integra pienamente il reato di truffa erogazioni pubbliche. Inoltre, per il sequestro di somme di denaro, la motivazione sul pericolo di dispersione dei beni può essere sintetica data la naturale volatilità del denaro liquido. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo per riciclaggio: perde la casa del compagno
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per riciclaggio di un immobile intestato a una donna con redditi minimi. La proprietaria aveva acquistato la casa utilizzando un assegno circolare da 130.000 euro, parte di una somma di 235.000 euro ricevuta dal compagno, indagato per reati fiscali. La difesa sosteneva che l'intestazione servisse solo a evitare provvigioni di agenzia e che la donna non fosse consapevole della provenienza illecita del denaro. I giudici hanno invece ritenuto provata la consapevolezza della donna, presente a una telefonata in cui il compagno usava un falso nome con una banca estera. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il blocco del bene e condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo per riciclaggio: tolta la casa alla compagna
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per riciclaggio di un immobile intestato a una donna priva di reddito. I fondi usati per l'acquisto, pari a ottantamila euro, provenivano da reati tributari commessi dal compagno tramite una società fittizia estera. La difesa contestava la mancanza di prove sulla consapevolezza della donna e sull'effettivo pericolo di vendita del bene, dato che il compagno non era il proprietario formale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che per il sequestro basta una valutazione sommaria del reato. Inoltre, il controllo di fatto esercitato dal compagno sull'immobile, unito al suo tentativo di venderlo, giustifica pienamente il pericolo di dispersione del patrimonio. La ricorrente perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese.
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Bancarotta fraudolenta: il prestanome non salva l’amministratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti coinvolti nel fallimento di una società. Il primo, amministratore di fatto, contestava il sequestro preventivo di oltre 150.000 euro in contanti rinvenuti nella sua abitazione, sostenendo derivassero da altre attività lecite. Il secondo, amministratore di diritto (prestanome), si dichiarava estraneo alla gestione. La Corte ha confermato il sequestro, ribadendo che l'amministratore di diritto risponde di bancarotta fraudolenta insieme all'amministratore di fatto se, pur consapevole delle distrazioni, non fa nulla per impedirle. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: quote bloccate nonostante la revoca precedente
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo delle quote di una società controllata, rigettando il ricorso della società finanziaria capogruppo. La vicenda nasce dall'affitto di un ramo d'azienda ritenuto distrattivo in danno dei creditori di altre società fallite dello stesso gruppo imprenditoriale, oltre che finalizzato alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. La difesa contestava la reiterazione della misura cautelare dopo una precedente revoca, invocando il giudicato cautelare e l'abuso del processo da parte del Pubblico Ministero. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che non vi è alcuna preclusione se i presupposti della nuova misura si fondano su un quadro fattuale più ampio e su una valutazione unitaria delle condotte illecite. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e la società ricorrente condannata alle spese.
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Sequestro preventivo: quando l’errore formale non salva il denaro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'indagata per detenzione di stupefacenti contro il sequestro preventivo di oltre quattordicimila euro. In precedenza, un primo sequestro era stato annullato per un vizio formale, ovvero l'uso di uno strumento giuridico errato. Subito dopo, la Procura ha disposto un nuovo sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata, evidenziando la sproporzione tra la somma nascosta in casa e il reddito zero dell'indagata. La difesa lamentava la violazione del divieto di ripetere la misura (ne bis in idem cautelare). La Cassazione ha chiarito che tale divieto non opera se il primo annullamento è avvenuto per motivi puramente formali, senza una decisione sul merito dei fatti. Di conseguenza, l'indagata perde il denaro e viene condannata a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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