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Fumus Commissi Delicti — Anno 2022

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572 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fumus Commissi Delicti

Provvedimenti

Sequestro preventivo impeditivo: nullo il blocco senza motivi
Un'azienda in crisi ha trasferito un contratto di leasing immobiliare a una società collegata, la quale ha poi riscattato l'immobile di grande valore pagando una cifra irrisoria, mentre l'azienda fallita continuava a sostenerne i costi reali. I giudici di merito hanno disposto il sequestro preventivo impeditivo del bene per evitare il consolidamento della proprietà in capo alla società terza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società proprietaria, annullando il provvedimento con rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che il concetto di consolidamento non giustifica il pericolo nel ritardo e che i giudici devono motivare in modo concreto e dettagliato il rischio effettivo legato alla libera disponibilità del bene, pena la nullità della misura cautelare.
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Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da un professionista e da due imprenditori contro il sequestro preventivo dei loro beni. Gli indagati erano accusati di concorso in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. L'agronomo aveva redatto una falsa perizia attestando lavori mai eseguiti, mentre gli imprenditori avevano emesso fatture false per operazioni inesistenti, consentendo a terzi di ottenere indebitamente fondi europei per l'ammodernamento di serre agricole. La Suprema Corte ha confermato la legittimità del sequestro, rilevando che i giudici di merito avevano ampiamente motivato la sussistenza degli indizi di colpevolezza. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Coltivazione di cannabis: quando il sequestro cancella il raccolto
Una coltivatrice ha fatto ricorso contro il sequestro preventivo di oltre tre tonnellate di infiorescenze di canapa sativa, di un capannone e di varie attrezzature agricole. La difesa sosteneva la liceità dell'attività, basandosi sull'uso di sementi certificate e su un tasso di THC inferiore allo 0,6%. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il sequestro. I giudici hanno chiarito che la coltivazione di cannabis, per essere considerata lecita ai sensi della legge sulla canapa industriale, non deve essere destinata alla commercializzazione di foglie e infiorescenze, ma deve rientrare tassativamente in una delle categorie industriali o agroalimentari consentite dalla legge. In mancanza di prove sulla reale destinazione industriale del prodotto, scatta il reato di produzione di stupefacenti.
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Sequestro preventivo e fatture false: l’Amministratore perde i beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dall'Amministratore di una società contro il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca. L'indagato era accusato di frode fiscale per aver utilizzato fatture per operazioni inesistenti attraverso un sistema di società collegate. La difesa contestava la mancanza di prove sulla colpevolezza e la carenza di motivazione del giudice. La Suprema Corte ha chiarito che, in sede di sequestro preventivo, non occorre accertare la colpevolezza dell'indagato, ma basta verificare il fumus commissi delicti, ossia la corrispondenza astratta tra il fatto contestato e l'ipotesi di reato. Poiché il Tribunale aveva ampiamente motivato il ruolo dell'Amministratore nella gestione delle fatture false nel 2018, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Sequestro preventivo per equivalente: salvi i beni personali
La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento di sequestro preventivo per equivalente emesso nei confronti del legale rappresentante di una società cooperativa, accusato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. I giudici di legittimità hanno rilevato la totale mancanza di motivazione riguardo al periculum in mora, ovvero il concreto pericolo di dispersione dei beni durante il processo. Inoltre, la Corte ha chiarito che il sequestro preventivo per equivalente non può colpire direttamente i beni personali dell'amministratore se prima non si aggrediscono i beni dell'ente beneficiario, a meno che la società non sia un mero schermo fittizio privo di autonomia. La causa è stata rinviata al Tribunale di Bari per una nuova valutazione.
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Sequestro probatorio: le chiavi del garage incastrano il pusher
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro probatorio di una pressa, telefoni e manoscritti a carico dell'indagato, accusato di detenzione di stupefacenti. L'indagato contestava il vincolo sui beni, sostenendo che il garage in cui era custodita la droga e i documenti non fossero a lui riconducibili direttamente. I giudici hanno chiarito che, ai fini del sequestro probatorio, non serve una prova schiacciante di colpevolezza, ma basta il fumus commissi delicti, ovvero la ragionevole e astratta configurabilità del reato. Il possesso delle chiavi del garage e il rinvenimento di droga in auto e a casa giustificano ampiamente la misura per approfondire le indagini. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Sequestro preventivo: sigilli ai contanti senza prove di spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre 35.000 euro nei confronti di un soggetto indagato per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa contestava il provvedimento sostenendo l'assenza di un collegamento diretto tra il denaro e l'attività illecita. I giudici hanno chiarito che, per l'applicazione del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione, non è necessario dimostrare il nesso di pertinenzialità tra il denaro e lo specifico reato. È invece sufficiente accertare la sproporzione tra il valore del bene e i redditi dichiarati dall'indagato, unita alla mancanza di una giustificazione credibile sulla provenienza lecita delle somme. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Sequestro preventivo: quando il bonifico fittizio blocca i conti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il sequestro preventivo di 67.000 euro disposto sul conto di una società. La somma era stata trasferita con un bonifico privo di reale giustificazione commerciale e con causale generica ('acconto fattura'), proveniente da un'attività di riciclaggio legata a un'estorsione. Il legale rappresentante della società sosteneva la propria buona fede, ma i giudici hanno confermato il vincolo cautelare. La Cassazione ha ribadito che l'appello cautelare è limitato ai motivi presentati e che le dichiarazioni di terzi indiziati sono utilizzabili contro soggetti estranei. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Trasporto illecito di rifiuti: sequestrato il camion della moglie
Le autorità hanno sequestrato un autocarro carico di scarti edili per il reato di trasporto illecito di rifiuti. La proprietaria del mezzo ha presentato ricorso, sostenendo di essere estranea al reato e di aver prestato il veicolo al conducente, suo marito, in buona fede. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di trasporto illecito di rifiuti, spetta al proprietario del mezzo dimostrare la propria totale buona fede e l'assenza di negligenza. Nel caso specifico, lo stretto legame di parentela tra la proprietaria e il conducente, unito all'intestazione del veicolo sulla carta di circolazione, esclude la qualifica di terzo estraneo in buona fede. Di conseguenza, il sequestro finalizzato alla confisca obbligatoria del veicolo rimane valido.
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Sequestro preventivo: il dipendente perde i conti per truffa
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo sui conti correnti di un dipendente accusato di truffa aggravata e falso. L'illecito consisteva nell'importare auto dalla Germania simulando acquisti diretti da parte di privati per evadere l'IVA. Il dipendente sosteneva di essere estraneo alla frode, svolgendo solo mansioni di vendita. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarendo che contro il sequestro preventivo si può ricorrere solo per violazione di legge e non per contestare il merito dei fatti. Per l'applicazione della misura cautelare reale è infatti sufficiente il fumus commissi delicti, ossia la presenza di indizi che colleghino l'indagato ai rapporti commerciali illeciti, senza necessità di prove definitive di colpevolezza. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro di denaro contante: l’auto nasconde il tesoro illecito
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro di denaro contante per un valore di oltre centomila euro, rinvenuto sigillato e nascosto all'interno del sedile di un'auto in un garage. L'indagato non ha fornito una giustificazione plausibile sulla provenienza della somma, incompatibile con i suoi redditi ufficiali. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, ribadendo che il possesso di ingenti somme di denaro nascoste in modo anomalo, unito all'assenza di spiegazioni credibili, legittima il sospetto di provenienza illecita. Di conseguenza, il provvedimento di blocco dei beni rimane pienamente valido ed efficace.
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Sequestro probatorio: alcol di contrabbando nel finto lavavetri
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro probatorio applicato a un autoarticolato e al relativo carico di alcol etilico denaturato. La merce era stata falsamente dichiarata come liquido lavavetri per evitare il pagamento delle imposte ed era diretta a un'azienda priva di licenza fiscale. Il Tribunale del Riesame aveva confermato il vincolo reale modificando la qualificazione giuridica del reato originario. La Suprema Corte ha stabilito che il sequestro probatorio è pienamente valido anche se l'ipotesi d'accusa viene riqualificata in corso di causa, purché il fatto storico rimanga identico. Il ricorso della società proprietaria è stato rigettato.
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Sequestro preventivo: i contanti in auto non provano l’evasione
Durante una perquisizione stradale, le forze dell'ordine trovano 77.250 euro in contanti nell'auto dell'Indagato. Il Giudice dispone il sequestro preventivo delle somme per ricettazione. Il Tribunale del Riesame conferma il blocco del denaro, ma riqualifica il fatto come omessa dichiarazione dei redditi, ritenendo irrilevante verificare subito il superamento della soglia penale di punibilità. L'Indagato ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che per disporre il sequestro preventivo non basta ipotizzare astrattamente un reato fiscale. Il giudice deve verificare concretamente gli indizi e dimostrare, anche tramite stime, il superamento della soglia di punibilità prevista dalla legge. La Cassazione annulla l'ordinanza e rinvia al Tribunale per un nuovo esame.
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Fittizia intestazione di beni: sequestro confermato senza novità
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di quote societarie e beni immobili intestati a due società. Il provvedimento era stato emesso per il reato di fittizia intestazione di beni a carico di un soggetto già condannato per bancarotta. I familiari del condannato hanno chiesto il dissequestro, sostenendo che i beni appartenessero a un parente estraneo alle indagini. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che la questione era già stata decisa in precedenza. In assenza di elementi di novità, opera il principio del giudicato cautelare, che impedisce di ridiscutere i medesimi argomenti. Di conseguenza, il sequestro dei beni rimane confermato.
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Sequestro preventivo: conti bloccati se il ricorso è in proprio
L'Amministratore di fatto e la Legale Rappresentante di una società ottenevano indebitamente finanziamenti pubblici regionali per ristrutturare un hotel, gonfiando le spese con fatture false. Il Giudice disponeva il sequestro preventivo di oltre 370.000 euro finalizzato alla confisca. I due indagati ricorrevano in Cassazione lamentando il ritardo nella trasmissione degli atti, l'inutilizzabilità delle indagini della Guardia di Finanza e l'illegittimità del blocco dei conti societari. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando la misura. I giudici hanno chiarito che il termine di trasmissione degli atti nel riesame reale non è perentorio e che i ricorrenti, avendo agito in proprio e non per conto della società, non avevano la legittimazione per contestare il sequestro dei conti correnti aziendali.
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Peculato imposta di soggiorno: sequestro annullato per i gestori
Tre gestori di strutture ricettive venivano indagati per il reato di peculato imposta di soggiorno, accusati di essersi appropriati delle somme riscosse dai clienti a titolo di tassa di soggiorno senza versarle al Comune. Il Tribunale aveva disposto il sequestro preventivo dei loro conti e di quelli della società. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società per un conflitto di interessi nella nomina del difensore da parte dell'amministratrice indagata. Ha invece accolto i ricorsi dei singoli gestori, annullando il sequestro. La Suprema Corte ha stabilito che, per configurare il reato, il giudice deve analizzare attentamente il regolamento comunale per verificare se il gestore avesse davvero la qualifica di incaricato di pubblico servizio e gestisse denaro pubblico, o se avesse solo un debito d'imposta personale.
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Indebita compensazione: sequestro valido con motivazione unica
Un'imprenditrice ha subito il sequestro preventivo dei propri beni per il reato di indebita compensazione di crediti d'imposta inesistenti, realizzato con l'aiuto di un intermediario fiscale. La difesa ha impugnato il provvedimento, sostenendo che il giudice avesse copiato la motivazione dai verbali della polizia giudiziaria senza una valutazione autonoma e specifica per la sua posizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che la motivazione per rinvio ad altri atti è pienamente legittima se il giudice dimostra di aver compreso il caso. Inoltre, in presenza di reati seriali commessi con lo stesso schema fraudolento, è lecito utilizzare una motivazione unitaria per tutti i coindagati. Di conseguenza, il sequestro dei beni dell'imprenditrice è stato confermato.
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Sequestro preventivo: la motivazione unica blocca il ricorso
L'Imprenditrice ha impugnato il sequestro preventivo dei propri beni, disposto per il reato di indebita compensazione di crediti d'imposta inesistenti tramite un intermediario fiscale. La difesa lamentava la mancanza di un'autonoma motivazione da parte del Giudice per le indagini preliminari, che si era limitato a richiamare i verbali della Polizia Giudiziaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici hanno stabilito che la motivazione per rinvio (per relationem) è valida se dimostra una reale valutazione del caso. Inoltre, di fronte a condotte illecite seriali e identiche tra più indagati, il giudice può utilizzare una motivazione unitaria senza dover ripetere le stesse argomentazioni per ciascuna posizione.
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Tracciabilità degli alimenti: sequestro confermato per il vino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Legale Rappresentante di un'azienda alimentare contro il sequestro preventivo di ingenti scorte di vino. I giudici hanno confermato la legittimità del sequestro, evidenziando che la violazione delle norme sulla tracciabilità degli alimenti integra il reato di commercio di sostanze alimentari nocive o alterate. Inoltre, è stato ravvisato il reato di auto-riciclaggio, poiché il vino sofisticato veniva reintrodotto nel circuito economico tramite società estere fittizie. La mancanza di tracciabilità degli alimenti giustifica la confisca obbligatoria dei prodotti, impedendone la restituzione all'azienda. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Traffico di influenze illecite: tra relazioni lecite e sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato il sequestro preventivo di oltre duecentomila euro disposto nei confronti della compagna di un intermediario, accusato di concorso in traffico di influenze illecite. L'intermediario avrebbe sfruttato i suoi rapporti personali con il Commissario Straordinario per l'emergenza sanitaria per favorire l'acquisto di mascherine protettive da aziende estere. La Suprema Corte ha stabilito che il semplice utilizzo di relazioni personali preesistenti non rende di per sé illecita la mediazione. Per configurare il reato, è necessario dimostrare che l'accordo mirasse specificamente a inquinare la funzione pubblica o a compiere un illecito penale. Poiché il Tribunale non ha provato tale finalità illecita, l'ordinanza di sequestro è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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