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Frutti Civili

72 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il reddito che si ricava da un bene come corrispettivo del suo godimento da parte di altri. L'esempio più comune è il canone di locazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indennità di Occupazione Immobile: Contratto Risolto, Nuova Richiesta
Un Lavoratore aveva occupato un immobile in base a un contratto preliminare di compravendita, poi risolto per inadempimento del Venditore. Il Venditore, dopo anni, ha chiesto un'indennità di occupazione immobile. Il Lavoratore ha eccepito che la questione fosse già decisa da un precedente giudicato. La Cassazione ha chiarito che una domanda non esaminata in precedenza può essere riproposta. Ha stabilito che l'occupazione, pur inizialmente lecita, dopo la risoluzione del contratto, generava un obbligo di restituzione dei "frutti civili" (canoni di locazione) secondo i principi dell'indebito oggettivo. La Corte ha rinviato il caso per ricalcolare l'esatto periodo dell'indennità di occupazione.
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Responsabilità amministratore società: rogito mancato, danno confermato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una Società e della sua Amministratrice, condannate a trasferire un immobile e a pagare i 'frutti civili' (canoni di locazione) a un Promissario Acquirente. L'inadempimento era dovuto alla mancata presentazione dell'Amministratrice al rogito notarile. La Cassazione ha rigettato il ricorso della Società e dell'Amministratrice, confermando la loro responsabilità. La sentenza ha ribadito che la responsabilità amministratore società può sussistere anche per l'amministratore che, pur non essendo proprietario, non si presenta all'atto dovuto, configurando un danno da inadempimento.
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Canoni di locazione immobile pignorato: chi paga le tasse
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente il mancato pagamento dell'Irpef sui canoni di locazione non dichiarati relativi a un fabbricato di sua proprietà. Il proprietario si è difeso sostenendo che l'immobile era pignorato e che il custode giudiziario incassava direttamente gli affitti. I giudici di primo e secondo grado hanno dato ragione al debitore. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito della controversia. I Supremi Giudici hanno stabilito che i canoni di locazione immobile pignorato devono essere tassati in capo al proprietario esecutato. L'imposta sui redditi colpisce la titolarità del bene e non l'incasso materiale delle somme, poiché i canoni riscossi dal custode riducono il debito complessivo del contribuente.
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Restituzione Frutti Beni Sequestrati: Cassazione annulla decisione Tribunale
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della **restituzione dei frutti dei beni sequestrati** in un caso complesso. Un soggetto e la sua coniuge avevano richiesto la restituzione dei canoni di locazione e delle cauzioni relative a immobili precedentemente sottoposti a sequestro di prevenzione e poi restituiti. Il Tribunale aveva confiscato la società proprietaria degli immobili, ma aveva restituito gli immobili stessi al soggetto, ritenendolo il vero proprietario fin dall'origine, nonostante l'intestazione formale alla società. Il Tribunale aveva rigettato la richiesta di restituzione dei canoni, qualificandoli come ricavi societari confiscati. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della coniuge per mancanza di procura speciale. Ha accolto il ricorso del soggetto, annullando la decisione del Tribunale. La Corte ha stabilito che il sequestro di prevenzione è dinamico e l'amministratore gestisce i beni "per conto di chi spetta". Pertanto, i frutti devono seguire la sorte del bene principale. Il Tribunale dovrà riesaminare la questione, superando la contraddizione.
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Sequestro non Confiscato: Nessuna Restituzione Indennità di Occupazione
Un soggetto aveva chiesto la Restituzione indennità di occupazione versata per due immobili sottoposti a sequestro di prevenzione, poi non confiscati. Il Tribunale aveva respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che l'indennità di occupazione non è un frutto civile da restituire, ma un corrispettivo per il godimento del bene durante il sequestro. Lo Stato non si è arricchito indebitamente, poiché il sequestro ha comportato uno spossessamento legittimo del bene.
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Uso esclusivo del bene comune: indennità dovuta al coerede
Una comproprietaria al 50% di un immobile di famiglia ha richiesto un'indennità al fratello a causa della privazione del godimento del bene. Dopo la morte del genitore, il fratello ha occupato la casa impedendo alla sorella l'accesso e la consegna delle chiavi. La Corte d'Appello aveva ridotto il risarcimento interpretando un vecchio accordo familiare in modo restrittivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della donna. I giudici hanno chiarito che l'uso esclusivo del bene comune da parte di un solo comproprietario, quando azzera la pari facoltà di godimento altrui, obbliga al pagamento di un'indennità calcolata sui frutti civili. Gli accordi tra eredi non possono alterare l'equilibrio della comproprietà paritaria senza una chiara volontà delle parti.
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Occupazione di immobile ereditario: scatta l’indennità
Una coerede ha citato in giudizio i familiari per ottenere il risarcimento dei danni da opere edilizie abusive e il pagamento di una somma mensile a causa dell'uso esclusivo di una casa caduta in successione. La Corte d'Appello ha condannato gli occupanti a rifondere le spese di ripristino per gli abusi e a versare una quota mensile per il mancato godimento del bene. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, ribadendo che l'occupazione di immobile ereditario da parte di singoli soggetti obbliga al versamento dei frutti civili a favore del comproprietario escluso che ne abbia richiesto il pari utilizzo.
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Insinuazione al passivo: no al rigetto senza una reale motivazione
Una procedura fallimentare proprietaria di un immobile, recuperato tramite azione revocatoria, ha richiesto l'insinuazione al passivo di una seconda società fallita per ottenere il rimborso dei frutti civili. Il giudice delegato e il Tribunale hanno respinto l'istanza sostenendo che il credito coincidesse con quello già ammesso in favore di una società sublocatrice. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del fallimento proprietario e ha cassato il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno accertato la nullità della decisione per motivazione meramente apparente: il Tribunale ha qualificato come evidente l'identità dei due crediti senza analizzare la diversità delle fonti giuridiche e contrattuali poste a fondamento delle rispettive pretese.
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Divisione ereditaria: esclusi beni regionali e canoni
Una coerede ha citato i propri fratelli per chiedere la divisione ereditaria del patrimonio dei genitori defunti. I fratelli chiedevano l'inclusione nella massa di terreni agricoli riscattati dall'attrice tramite bando regionale, ritenendoli già del padre. La coerede reclamava invece l'inclusione diretta nella massa dei canoni di affitto riscossi dai fratelli per i terreni ereditari. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. I giudici hanno confermato che i fondi regionali non entrano nell'eredità se il genitore ne aveva solo il possesso precario senza un acquisto formale. Inoltre, i canoni di locazione incassati da singoli eredi non incrementano direttamente la massa comune, ma devono essere richiesti con un'autonoma domanda di rendiconto.
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Antenna su terrazza comune: canoni divisi o proprietà esclusiva
Due comproprietari acquistano un appartamento e chiedono la loro quota sui canoni di locazione derivanti dall'installazione di una antenna su terrazza comune, concessa in affitto a una compagnia telefonica dalla vicina. La vicina contesta la richiesta: un vecchio atto divisorio del 1968 prevedeva che la comunione sul lastrico solare sarebbe cessata in caso di realizzazione di nuove fabbriche o strutture, attribuendo a lei la proprietà esclusiva dell'area. La Corte d'Appello accorda i guadagni ai coniugi escludendo l'antenna dal concetto di costruzione. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici supremi affermano che i ripetitori telefonici costituiscono vere e proprie costruzioni edili. Di conseguenza, l'installazione determina l'applicazione della clausola divisoria e assegna la proprietà esclusiva alla vicina, la quale vince il ricorso.
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Rendiconto di gestione: obblighi tra comproprietari
La Corte d'Appello di Napoli ha affrontato un complesso caso di rendiconto di gestione relativo a immobili gestiti da alcuni comproprietari senza il coinvolgimento degli altri. Il provvedimento chiarisce l'obbligo di rendicontazione dei frutti civili e l'applicazione dell'articolo 1102 c.c., stabilendo che chi amministra in via esclusiva è tenuto a versare agli altri le quote spettanti, previa compensazione di eventuali debiti e crediti reciproci.
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Rimborso delle imposte: no a piccoli crediti e interessi generici
Un contribuente ha richiesto il rimborso delle imposte versate in eccedenza. L'Amministrazione Finanziaria ha restituito quasi tutto il capitale durante il primo giudizio, escludendo somme irrisorie sotto la soglia minima di legge di dodici euro. Il contribuente ha fatto ricorso chiedendo anche gli interessi sul capitale restituito e contestando la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il rimborso delle imposte sotto la soglia minima non è dovuto e che gli interessi tributari non seguono le regole del codice civile (giorno per giorno), ma maturano solo per semestri interi esclusi i primi sei mesi dal versamento. Poiché la domanda del contribuente era generica e non rispettava questa specifica regola, la richiesta è stata respinta e le spese di giudizio sono state compensate per la perdita parziale di entrambe le parti.
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Divisione ereditaria: l’accordo dei coeredi vince sul giudice
Nel corso di un giudizio di divisione ereditaria relativo a un immobile indivisibile, gli eredi avevano raggiunto un accordo per assegnare l'intero bene a un gruppo di comproprietari, liquidando agli altri il relativo conguaglio in denaro. La Corte d'Appello aveva ignorato tale accordo, ritenendolo tardivo, e aveva negato il diritto al rendiconto per l'uso esclusivo del bene sul presupposto che l'immobile fosse privo di abitabilità e quindi improduttivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei coeredi esclusi dal godimento. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudice deve rispettare l'accordo delle parti sull'assegnazione del bene. Inoltre, l'obbligo di rendiconto e il pagamento dei frutti civili gravano su chi ha goduto in via esclusiva del bene, a prescindere dalla sua abitabilità o produttività oggettiva.
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Scioglimento società di fatto: chi usa l’immobile paga i soci
A seguito dello scioglimento società di fatto, i soci si scontravano sulla divisione di un immobile comune. I Soci Ricorrenti avevano utilizzato in via esclusiva l'immobile dopo lo scioglimento. I Soci Controricorrenti chiedevano l'attribuzione del bene e il pagamento dei frutti civili per il mancato godimento. Il Tribunale e la Corte d'Appello determinavano i rapporti di dare-avere, ponendo a carico dei Soci Ricorrenti il valore figurativo dell'affitto (frutti civili) oltre agli interessi legali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Soci Ricorrenti, confermando che l'uso esclusivo dell'immobile comune genera l'obbligo di risarcire gli altri soci con i frutti civili (pari al valore di mercato dell'affitto), i quali costituiscono un debito di valuta e producono interessi legali anno per anno.
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Divisione ereditaria: casa a un fratello, ma affitto agli altri
Nel corso di una complessa divisione ereditaria tra tre fratelli, il Tribunale assegnava l'intero immobile a uno di essi, disponendo conguagli in denaro. Un altro fratello impugnava la decisione, lamentando la mancata sospensione del processo civile in attesa di un giudizio penale per truffa, la simulazione di una cessione di quote e il mancato riconoscimento dei frutti civili per l'occupazione esclusiva del bene da parte dei coeredi. La Corte d'Appello rigettava l'impugnazione. La Corte di Cassazione, pur confermando la legittimità dell'assegnazione dell'immobile non comodamente divisibile, ha accolto il ricorso sul tema dei frutti civili. La Suprema Corte ha stabilito che il coerede escluso dal godimento ha diritto al risarcimento parametrato al valore di mercato del canone locativo, cassando la sentenza con rinvio.
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Accordo di composizione della crisi: stime reali contro teoria
Un creditore ipotecario ha impugnato l'omologazione dell'accordo di composizione della crisi proposto da un'azienda agricola debitrice. Il creditore lamentava che la somma offerta in sette anni fosse inferiore al reale valore di mercato dell'immobile ipotecato e che non fossero stati considerati i frutti civili dei terreni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla convenienza dell'accordo rispetto all'alternativa della vendita all'asta spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Inoltre, la contestazione sui frutti civili è stata ritenuta generica e priva di autosufficienza. Di conseguenza, l'accordo di composizione della crisi resta valido ed efficace, confermando la tutela del debitore sovraindebitato.
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Rendiconto di gestione: i proprietari battono il Tribunale
Alcuni imprenditori, dopo aver ottenuto la restituzione dei propri beni precedentemente sequestrati, hanno contestato il rendiconto di gestione presentato dall'amministratore giudiziario. Il Tribunale ha approvato il bilancio senza valutare le specifiche contestazioni sulla mancanza di documenti giustificativi e ha dichiarato la propria incompetenza sui canoni di locazione maturati, rimandando la questione al giudice civile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli imprenditori, stabilendo che il Tribunale delle misure di prevenzione deve valutare attentamente il rendiconto di gestione e decidere anche sui frutti civili maturati durante il sequestro. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Occupazione senza titolo: no al danno automatico ma sì alle prove
La Curatela Fallimentare ha richiesto la liberazione di un appartamento e il risarcimento dei danni per l'occupazione senza titolo da parte di un privato. I giudici di merito hanno ordinato il rilascio dell'immobile, ma hanno negato il risarcimento ritenendo il danno non provato. La Cassazione, richiamando i principi delle Sezioni Unite, ha chiarito che il danno da occupazione senza titolo non è automatico (in re ipsa), ma consiste nella perdita della concreta possibilità di godere del bene. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della Curatela poiché la Corte d'Appello ha omesso di valutare le prove indiziarie e le presunzioni offerte, fornendo una motivazione solo apparente. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Possessore di buona fede: scontro su ipoteche e migliorie
Un venditore chiede la risoluzione del contratto di compravendita di un immobile per inadempimento dell'acquirente, scoprendo poi che il bene è gravato da ipoteche. Il venditore richiede la restituzione dell'immobile e dei frutti civili. L'acquirente chiede il rimborso per i miglioramenti apportati. La Corte di Cassazione conferma che l'acquirente mantiene la qualifica di possessore di buona fede fino alla domanda giudiziale di risoluzione. Di conseguenza, i frutti civili sono dovuti solo da tale data e l'acquirente ha diritto al rimborso delle spese per le migliorie apportate all'immobile. Il ricorso del venditore viene interamente rigettato.
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Rescissione del contratto di compravendita: immobili restituiti
Gli Eredi del Venditore hanno chiesto la restituzione di alcuni immobili dopo che la rescissione del contratto di compravendita del 1973 era passata in giudicato. L'Erede dell'Acquirente si è opposta, sostenendo che la restituzione dei beni fosse condizionata al rimborso del prezzo d'acquisto e contestando la novità della sua domanda di rimborso in appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la restituzione degli immobili non è subordinata al rimborso del prezzo. Quest'ultimo era già stato disciplinato da una precedente sentenza definitiva, utilizzabile come autonomo titolo esecutivo previa prova dei pagamenti effettuati. Di conseguenza, l'Erede dell'Acquirente perde la causa e deve restituire i beni, oltre a pagare le spese legali.
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