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Frode Nelle Pubbliche Forniture

28 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato previsto dall'art. 356 c.p. che punisce chi, nell'eseguire un contratto di fornitura con la Pubblica Amministrazione, commette una frode, ad esempio consegnando cose o eseguendo opere diverse da quelle pattuite o con difetti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Frode nelle pubbliche forniture o inadempimento contrattuale?
La Corte di Cassazione ha esaminato la posizione dell'amministratore di una cooperativa, sottoposto a custodia cautelare per reati associativi, corruttivi e frode nelle pubbliche forniture relativi a servizi di pulizia e sanificazione ospedaliera. La difesa contestava sia i gravi indizi di colpevolezza, sia la proporzione della misura carceraria rispetto agli arresti domiciliari. I giudici di legittimità hanno confermato la gravità del quadro indiziario per l'associazione per delinquere e la corruzione, ribadendo l'esigenza della custodia in carcere per l'alto rischio di recidiva. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sul reato di frode nelle pubbliche forniture. La Corte ha stabilito che la semplice fornitura carente o l'uso di strumenti inadeguati integra il meno grave inadempimento contrattuale e non la frode, mancando raggiri o artifici ingannevoli. L'ordinanza è stata annullata con rinvio limitatamente a questo specifico capo.
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Frode nelle pubbliche forniture: assolta la dirigente navale
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della misura interdittiva verso la dirigente di una società di trasporto marittimo. La Procura contestava i reati di Frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata e corruzione per la gestione dei collegamenti navali con presunte avarie omesse. I giudici hanno escluso la Frode nelle pubbliche forniture poiché il servizio era rivolto direttamente agli utenti privati e non alla Pubblica Amministrazione. Inoltre, la mancata segnalazione dei guasti era diretta a evitare penali contrattuali e non a truffare l'ente pubblico. Infine, la Corte ha escluso il pericolo di reiterazione per il reato di corruzione, poiché l'indagata aveva interrotto ogni incarico aziendale. Il ricorso della Procura è stato rigettato.
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Frode nelle pubbliche forniture: no al reato se il servizio è all’utente
La Procura contestava al dirigente di una compagnia di navigazione marittima i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture per presunte avarie taciute sui traghetti di linea. Il Tribunale del Riesame revocava il divieto di dimora applicato all'indagato per insussistenza dei gravi indizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, confermando l'assenza della frode nelle pubbliche forniture nelle concessioni in cui il servizio è rivolto all'utenza finale e non direttamente all'ente pubblico. Il dirigente ottiene quindi la conferma della revoca della misura cautelare per carenza dei presupposti indiziari.
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Frode nelle pubbliche forniture: concessione o appalto
La Procura ha contestato a un dirigente d'azienda i reati di frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata per la gestione del servizio di trasporto marittimo convenzionato. L'accusa lamentava l'uso di navi con avarie non dichiarate e il conseguente incasso di contributi pubblici. Il Tribunale del Riesame ha revocato l'interdizione lavorativa del dirigente per insussistenza di gravi indizi. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della misura. I giudici hanno chiarito che la frode nelle pubbliche forniture non sussiste se il servizio pubblico è erogato a beneficio diretto dell'utenza finale e non della Pubblica Amministrazione.
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Frode nelle pubbliche forniture: concessione non punibile
La Procura ha contestato al dirigente di una compagnia di navigazione i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture per la presunta mancata segnalazione di alcune avarie navali durante il servizio di trasporto passeggeri in convenzione. Il Tribunale del Riesame ha annullato la misura cautelare del divieto di dimora, escludendo i gravi indizi di reato. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento e ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno chiarito che il delitto di frode nelle pubbliche forniture non scatta nelle concessioni di pubblico servizio, poiché la prestazione è destinata all'utenza finale e non direttamente all'ente pubblico appaltante. Inoltre, l'accusa non ha dimostrato la reale gravità delle avarie tramite perizia tecnica, rendendo insussistente anche l'ipotesi di truffa.
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Sequestro preventivo impeditivo: il laboratorio resta sigillato
L'amministratrice di una società di analisi cliniche convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale affronta accuse per gravi reati di frode e inadempimento in pubbliche forniture. Gli inquirenti contestano l'impiego di reagenti scaduti e gravi carenze igienico-sanitarie nei locali aziendali. Il giudice dispone quindi il sequestro preventivo impeditivo dell'intero laboratorio per scongiurare la prosecuzione delle condotte illecite. La società presenta istanza di restituzione dell'immobile, respinta in sede di appello cautelare. L'ente propone successivamente ricorso per Cassazione deducendo vizi processuali, ma in seguito deposita formale atto di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la società al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Frode nelle pubbliche forniture: no al ricorso dell’imprenditore
La vicenda nasce dalle indagini su presunti patti corruttivi e irregolarità nell'ammodernamento di un importante tratto autostradale. L'Imprenditore, privo dei requisiti per partecipare a gare pubbliche, gestiva società fornitrici di bitume e calcestruzzo. Secondo l'accusa, il Direttore dei Lavori ometteva i controlli di qualità e favoriva subappalti non autorizzati, ricevendo denaro e veicoli. A fronte delle imputazioni per corruzione e frode nelle pubbliche forniture, il Tribunale applicava all'imprenditore il divieto temporaneo di esercitare attività di impresa. L'indagato contestava la validità delle perizie dell'accusa e l'interpretazione delle relazioni tecniche difensive. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imprenditore. I giudici hanno confermato la misura interdittiva, rilevando la solidità del quadro indiziario complessivo.
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Imputazione coatta: sì al cambio di reato se il fatto è identico
Il rappresentante di una cooperativa ha impugnato l'ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari, rigettando la richiesta di archiviazione per il reato di frode in pubbliche forniture, ha disposto l'imputazione coatta per il diverso reato di inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Il ricorrente sosteneva l'abnormità del provvedimento per violazione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il giudice può legittimamente operare una diversa qualificazione giuridica dello stesso fatto storico. Non si configura quindi un atto abnorme se il giudice modifica il titolo del reato mantenendo inalterato il nucleo della condotta contestata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Frode nelle pubbliche forniture: utenti privati e nessun reato
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'annullamento della misura interdittiva applicata al Comandante di una società di navigazione. L'indagato era accusato di aver nascosto gravi guasti alle navi adibite al trasporto passeggeri, integrando l'ipotesi di frode nelle pubbliche forniture. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura. I giudici hanno confermato che il reato di frode nelle pubbliche forniture non è configurabile nel caso di concessione di un servizio pubblico, come il trasporto marittimo di linea. In questa fattispecie, infatti, i destinatari diretti delle prestazioni sono i cittadini e non la Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, eventuali inadempimenti contrattuali o carenze manutentive rilevano esclusivamente in sede civile.
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Frode nelle pubbliche forniture: nessun reato per le concessioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura contro l'annullamento delle misure cautelari per i vertici di una società di trasporti marittimi. L'accusa ipotizzava i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture per aver nascosto alcune avarie dei traghetti al fine di incassare i contributi pubblici. I giudici hanno chiarito che il reato di frode nelle pubbliche forniture non è configurabile nel caso di concessione di servizi pubblici, poiché i beneficiari diretti del trasporto sono i cittadini e non l'amministrazione. Inoltre, la mancata comunicazione spontanea di guasti minori, che non hanno compromesso la sicurezza né la regolarità delle corse, non costituisce truffa, mancando la prova di un effettivo inganno o danno per l'ente pubblico.
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Frode nelle pubbliche forniture: navi con avarie ma nessun reato
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'annullamento delle misure cautelari contro il Direttore Generale di una compagnia di navigazione. L'accusa ipotizzava i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture per aver nascosto avarie su navi veloci continuando a percepire contributi pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la frode nelle pubbliche forniture non è configurabile nelle concessioni di trasporto pubblico, poiché i passeggeri, e non l'ente pubblico, sono i destinatari diretti del servizio. Inoltre, l'omessa comunicazione di lievi guasti (pari allo 0,21% delle corse complessive) non costituisce truffa in assenza di un obbligo specifico di segnalazione spontanea e di un reale pericolo per la sicurezza della navigazione. Vince l'indagato, le cui misure cautelari restano annullate.
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Frode nelle pubbliche forniture: navi guaste ma servizio regolare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura contro l'annullamento delle misure cautelari a carico del Dirigente di una società di trasporti marittimi. L'accusa ipotizzava i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture, sostenendo che la società avesse nascosto avarie alle navi per continuare a percepire contributi pubblici. La Cassazione ha confermato che il reato di frode nelle pubbliche forniture non è configurabile nelle concessioni di servizio pubblico, poiché il servizio è diretto agli utenti e non alla pubblica amministrazione. Inoltre, ha escluso la truffa poiché le avarie erano minime (0,21% delle corse) e non vi era un obbligo di comunicazione spontanea, escludendo così i gravi indizi di colpevolezza.
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Frode nelle pubbliche forniture: se il Comune sa, non c’è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro la revoca parziale di una misura interdittiva nei confronti di un professionista. Il professionista, Direttore dei Lavori per la ristrutturazione di un palazzetto dello sport, era accusato di falsità ideologica e frode nelle pubbliche forniture. La Cassazione ha confermato che non sussistono i presupposti per il reato di frode nelle pubbliche forniture. Infatti, le modifiche peggiorative del progetto (come la sostituzione del parquet con il PVC) erano note fin dall'inizio alla pubblica amministrazione. Le varianti non servivano a ingannare l'ente pubblico sulla consegna di un bene diverso, ma a coprire errori di progettazione già conosciuti da tutti i soggetti coinvolti. Di conseguenza, viene meno l'elemento dell'inganno tipico della frode nell'esecuzione del contratto.
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Frode nelle pubbliche forniture: escluso il reato nei trasporti
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della misura cautelare nei confronti dell'Amministratore di una società di navigazione, accusato di truffa e frode nelle pubbliche forniture. L'accusa sosteneva che l'indagato avesse nascosto avarie sulle navi per continuare a percepire sovvenzioni pubbliche regionali per il trasporto marittimo. I giudici hanno stabilito che non è configurabile il reato di frode nelle pubbliche forniture se il servizio è gestito tramite concessione e i beneficiari diretti sono i cittadini e non la pubblica amministrazione. Inoltre, non è stata provata la gravità delle avarie né l'intenzione di truffare l'ente pubblico, escludendo così i gravi indizi di colpevolezza.
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Frode nelle pubbliche forniture: asfalto d’oro ma scadente.
Un funzionario pubblico dell'ente stradale e un imprenditore privato sono stati accusati di corruzione, truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture per l'utilizzo di materiali scadenti nei lavori autostradali. Dopo un annullamento con rinvio, il Tribunale ha confermato i gravi indizi di colpevolezza pur revocando le misure cautelari. Il funzionario ha proposto ricorso in Cassazione contestando la competenza dei consulenti tecnici dell'accusa e sostenendo l'assorbimento della truffa nella frode. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che i reati di truffa e frode nelle pubbliche forniture possono concorrere tra loro e che le irregolarità sulla nomina dei consulenti non comportano nullità se non eccepite tempestivamente. Il ricorrente perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
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Mensa scolastica: assoluzione da frode nelle pubbliche forniture
L'Amministratore di un'azienda di ristorazione, incaricata del servizio di mensa scolastica comunale, viene condannato per il reato di frode nelle pubbliche forniture per aver utilizzato cibi congelati, non biologici e non a chilometro zero, contrariamente al capitolato d'appalto. La Corte di Cassazione annulla la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici chiariscono che il semplice inadempimento contrattuale o il silenzio non bastano a configurare la frode, la quale richiede un espediente ingannevole per nascondere la difformità. Nel caso specifico, l'imputato aveva registrato correttamente tutti gli ingredienti nei registri, escludendo ogni inganno. Inoltre, non è configurabile il meno grave reato di inadempimento di pubbliche forniture poiché il servizio mensa è stato regolarmente garantito con cibo di buona qualità, senza alcuna compromissione del servizio pubblico.
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Frode nelle pubbliche forniture: finti aiuti e veri arresti
Il caso riguarda un'associazione a delinquere finalizzata alla frode nelle pubbliche forniture di dispositivi di protezione individuale durante l'emergenza pandemica. Gli indagati, attraverso uno schermo societario, proponevano forniture di mascherine senza averne l'effettiva disponibilità e utilizzando false certificazioni. Il Tribunale del riesame confermava la misura cautelare degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli indagati. La Corte ha chiarito che l'obbligo di autonoma valutazione delle esigenze cautelari a pena di nullità non si applica all'ordinanza del riesame, ma solo a quella genetica del GIP. Inoltre, ha ribadito che il ricorso per cassazione in materia penale non può essere sottoscritto personalmente dall'indagato, anche se questi riveste la qualifica di avvocato, essendo necessaria la firma di un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori.
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Carenza di interesse: la Cassazione sblocca il professionista
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza che riduceva a due mesi la misura interdittiva applicata a un Direttore dei Lavori, indagato per frode nelle pubbliche forniture e falso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse. Poiché la misura cautelare era già scaduta, il Pubblico Ministero avrebbe dovuto dimostrare l'attualità e la concretezza delle esigenze cautelari. La mancanza di questa specifica motivazione determina l'inammissibilità del ricorso, confermando la cessazione degli effetti della misura per il professionista.
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Frode nelle pubbliche forniture: Cassazione chiarisce i confini tra fornitura e concessione
La Cassazione ha confermato l'annullamento di una misura cautelare per una dirigente indagata per reati legati alla gestione di un servizio di trasporto marittimo. Il caso verteva sulla corretta applicazione del reato di Frode nelle pubbliche forniture. La Corte ha ribadito che tale reato non si configura in una concessione di servizio pubblico, dove il servizio è destinato agli utenti e non direttamente all'ente pubblico. Inoltre, ha ritenuto insussistente il pericolo di reiterazione criminosa per i reati di corruzione e rivelazione di segreti d'ufficio, confermando la decisione del Tribunale del Riesame.
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Frode nelle pubbliche forniture: quando il servizio non è per l’ente
Il Pubblico Ministero ha impugnato una decisione che annullava una misura cautelare contro un dirigente di una società di navigazione, indagato per Frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata e attentato alla sicurezza dei trasporti. L'indagato avrebbe utilizzato navi non conformi e falsificato dati per ottenere contributi pubblici per il trasporto marittimo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del PM. Ha ribadito che il reato di Frode nelle pubbliche forniture non si configura quando il servizio è rivolto principalmente agli utenti finali e non direttamente all'amministrazione pubblica contraente, mancando il "dualismo soggettivo" richiesto dalla norma.
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