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Fideiussione — Anno 2022

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138 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fideiussione

Provvedimenti

Autosufficienza del ricorso per cassazione: il prezzo degli errori
Una garante impugna l'esecuzione forzata avviata da una società di gestione crediti per il recupero di somme derivanti da un vecchio decreto ingiuntivo e da un finanziamento. Dopo il rigetto dell'opposizione nei primi due gradi di giudizio, la donna si rivolge alla Suprema Corte. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici rilevano la violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, poiché l'atto introduttivo risulta estremamente lacunoso, confuso e privo della chiara esposizione dei fatti e dei documenti di causa. La Corte ribadisce che non è possibile chiedere ai giudici di legittimità di ricostruire la vicenda consultando autonomamente i fascicoli dei precedenti gradi di giudizio, né contestare l'esistenza del debito originario se non è stata fatta tempestiva opposizione al decreto ingiuntivo. La ricorrente viene condannata a pagare le spese processuali.
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Truffa aggravata: reato prescritto ma il risarcimento resta
Un amministratore di fatto ha indotto una società fornitrice a consegnare ingenti quantitativi di rame garantendo il pagamento dilazionato con una fideiussione bancaria rivelatasi falsa. I giudici hanno qualificato il fatto come truffa aggravata. Nonostante la prescrizione del reato penale, la Corte d'Appello ha confermato la condanna al risarcimento dei danni civili con una provvisionale di ventimila euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la sua responsabilità civile. La Suprema Corte ha chiarito che, se non si può individuare con esattezza il luogo della truffa, la competenza territoriale spetta al tribunale del pubblico ministero che per primo ha iscritto la notizia di reato.
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Compensazione nei contratti bancari: perché non è automatica
I Fideiussori di una società fallita hanno citato in giudizio la Banca per ricalcolare i saldi di tre conti correnti. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda. In appello, i garanti hanno chiesto la compensazione dei saldi dei diversi conti (uno in debito e due in credito). La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta perché tardiva. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Corte ha chiarito che la compensazione nei contratti bancari ex art. 1853 c.c. non può essere rilevata d'ufficio dal giudice, ma richiede una tempestiva eccezione della parte nel primo grado di giudizio. Di conseguenza, i Fideiussori hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Fideiussione firmata in bianco: quando la firma costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fideiussore contro la Società di Gestione del Credito. Il caso nasce da una fideiussione firmata in bianco dal Fideiussore, poi riempita dalla Banca per un importo di 250.000 euro. Il Fideiussore contestava l'importo tramite querela di falso. I giudici hanno chiarito che, se il foglio viene riempito in modo difforme dai patti (contra pacta), non serve la querela di falso, ma spetta al firmatario dimostrare l'abuso. Poiché il Fideiussore era a conoscenza dei limiti di garanzia e non ha provato la violazione degli accordi, la sua contestazione è stata respinta. Il Fideiussore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Sale and lease back: tra garanzia lecita e patto vietato
Due fideiussori si opponevano a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca per canoni di leasing non pagati da una società poi fallita. I garanti sostenevano che l'operazione di sale and lease back nascondesse un patto commissorio vietato, poiché la banca aveva acquistato un immobile da una società per poi concederlo in leasing a un'altra società con la stessa compagine sociale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei fideiussori, confermando la validità del contratto. La Corte ha chiarito che il sale and lease back è lecito e diventa nullo per frode alla legge solo se coesistono tre indici: un debito preesistente tra le parti, difficoltà economiche del venditore e una sproporzione tra il valore del bene e il prezzo pagato. Mancando tali elementi, l'operazione è pienamente legittima.
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Recupero crediti professionali: errore fatale per gli avvocati
Due avvocati hanno richiesto il recupero crediti professionali tramite decreto ingiuntivo contro un cliente e suo padre, ritenuto garante del debito. Il Tribunale ha confermato il debito del cliente ma ha escluso la responsabilità del padre, non ravvisando una vera garanzia. Gli avvocati hanno impugnato la decisione direttamente in Cassazione, mentre il cliente ha proposto ricorso incidentale contestando l'esigibilità del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Per gli avvocati, l'impugnazione corretta contro la decisione sul garante (trattata con rito sommario) era l'appello e non il ricorso diretto in Cassazione. Per il cliente, le contestazioni sollevate erano questioni di fatto del tutto nuove e non proponibili in sede di legittimità.
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Regolamento di competenza: no al ricorso se la causa prosegue
Una società di consulenza ha proposto opposizione a un decreto ingiuntivo notificato da una società di gestione crediti per un debito bancario. La debitrice ha eccepito l'incompetenza del Tribunale di Torino a favore di quello di Treviso, come previsto dal contratto. Il giudice, sciogliendo la riserva, ha affermato la propria competenza e disposto la prosecuzione della causa, senza invitare le parti a precisare le conclusioni. La debitrice ha impugnato questa decisione proponendo un regolamento di competenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ordinanza che rigetta l'eccezione di incompetenza e ordina la prosecuzione del giudizio non è impugnabile direttamente se non è stata preceduta dall'invito a precisare le conclusioni, salvo che il giudice non abbia inteso decidere la questione in modo definitivo e inequivocabile.
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Cessione di ramo d’azienda: i dipendenti perdono la causa
Tre dipendenti hanno impugnato la cessione di ramo d'azienda attuata dalla loro società datrice di lavoro verso un'altra impresa, chiedendo la reintegrazione nel posto di lavoro originario. I lavoratori sostenevano che il ramo ceduto mancasse di autonomia funzionale a causa della mancata cessione di figure professionali chiave e che il contratto fosse nullo per mancanza di un prezzo effettivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei lavoratori. La Suprema Corte ha confermato la validità del trasferimento, rilevando che l'autonomia del ramo era dimostrata dal passaggio di beni, personale, contratti e debiti/crediti, e che le contestazioni sul prezzo e sulle prove testimoniali erano infondate o tardive. Di conseguenza, i lavoratori hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Deducibilità e perdite su crediti: l’Azienda batte il fisco
L'Azienda ha stipulato un contratto commerciale con un operatore estero, accumulando un forte credito. Per recuperare liquidità, ha attivato un'operazione finanziaria con una consociata, garantendo il finanziamento con una fideiussione. Successivamente, il credito è stato ceduto a una banca con formula pro soluto. Per liberarsi dalla pesante garanzia, l'Azienda ha pagato una commissione, deducendola fiscalmente. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione per mancanza di inerenza. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Azienda, confermando la deducibilità del costo. I giudici hanno stabilito che l'operazione era pienamente inerente all'attività d'impresa, poiché diretta a eliminare un rischio finanziario gravoso e a ripulire il bilancio. Pertanto, la commissione pagata rientra legittimamente tra le perdite su crediti deducibili, in quanto supportata da ragioni di convenienza economica certe e precise.
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Contratto autonomo di garanzia: banca bloccata dal ritardo
Una società appaltatrice impugna la decisione che la obbligava a rimborsare il garante, il quale aveva pagato una banca a seguito dell'inadempimento di un appalto di servizi informatici. La Corte d'Appello aveva ritenuto inammissibile il ricorso, escludendo l'applicazione del termine di decadenza semestrale previsto dalla legge sul presupposto che si trattasse di un contratto autonomo di garanzia. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società appaltatrice. I giudici chiariscono che la qualificazione come contratto autonomo di garanzia non esclude automaticamente l'applicazione del termine di decadenza per l'azione del creditore, a meno che le parti non lo abbiano espressamente escluso nel contratto. La causa viene quindi rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Alternatività IVA e imposta di registro: vince il garante
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto l'imposta di registro in misura proporzionale su una sentenza di condanna emessa contro una compagnia assicurativa. Quest'ultima, come garante, doveva restituire a un Comune le somme anticipate per un appalto non eseguito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando l'applicazione dell'imposta in misura fissa. I giudici hanno chiarito che si applica il principio di alternatività IVA e imposta di registro. Poiché il rapporto principale era soggetto a IVA, anche la condanna del garante a restituire le somme collegate gode della tassazione fissa. Non rileva che il provvedimento colpisca il garante anziché il debitore principale, poiché conta unicamente la natura dell'operazione originaria del creditore.
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Impugnazione del credito ammesso: no al cambio di rango
I Garanti di una società costruttrice fallita pagano la Compagnia Assicurativa che aveva garantito gli oneri di urbanizzazione verso il Comune. La Compagnia si insinua al passivo come creditore chirografario. I Garanti, ritenendosi surrogati nei diritti della Compagnia, propongono un'impugnazione del credito ammesso chiedendo che tale credito sia riqualificato come prededucibile. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei Garanti. La Corte stabilisce che l'impugnazione del credito ammesso ex art. 98 l.f. può essere utilizzata esclusivamente per escludere o declassare il credito altrui, e non per migliorarne la collocazione o il rango a proprio vantaggio. Di conseguenza, i Garanti perdono la causa e restano creditori chirografari ordinari.
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Liberazione del fideiussore: negata se il garante è l’amministratore
Due amministratori di una cooperativa avevano garantito personalmente i debiti della società verso una banca. Successivamente, di fronte alla richiesta di pagamento, i due hanno invocato la liberazione del fideiussore prevista dall'articolo 1956 del codice civile. Sostenevano che la banca avesse continuato a finanziare la società nonostante il peggioramento delle sue condizioni economiche, senza chiedere la loro autorizzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che la tutela non si applica se il garante coincide con l'amministratore della società debitrice. Chi gestisce l'azienda è infatti pienamente consapevole della situazione finanziaria e, chiedendo il credito, autorizza implicitamente la garanzia. I garanti sono stati quindi condannati a pagare il debito e le spese legali.
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Nullità fideiussione antitrust: Palermo cede a Napoli
Due garanti hanno impugnato una fideiussione concessa a una banca, chiedendo la nullità del contratto e il risarcimento dei danni. I garanti sostenevano che la garanzia riproducesse lo schema di un'intesa illecita vietata dalla normativa antitrust. Il Tribunale di Palermo ha dichiarato la propria incompetenza a favore della Sezione Specializzata per le Imprese di Napoli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei garanti, confermando che la competenza spetta inderogabilmente alla sezione specializzata. La decisione ribadisce che le controversie sulla nullità fideiussione antitrust e sui relativi danni, richiedendo l'accertamento dell'intesa illecita a monte, rientrano nella competenza funzionale delle sezioni specializzate per le imprese territorialmente individuate dalla legge.
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Legittima provenienza dei beni: il mutuo non salva dalla confisca
Il figlio di un condannato per associazione mafiosa ha chiesto la restituzione di un immobile confiscato, sostenendo di averlo acquistato regolarmente tramite un mutuo bancario garantito dai genitori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la confisca del bene. I giudici hanno stabilito che la semplice accensione di un mutuo non dimostra la legittima provenienza dei beni. Il ricorrente non ha provato come sia stato pagato l'anticipo prima dell'erogazione del mutuo, né ha dimostrato la provenienza lecita delle somme usate per pagare le rate mensili, data la sua evidente sproporzione reddituale. Di conseguenza, l'onere di allegazione sulla legittima provenienza dei beni non è stato soddisfatto.
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Azione revocatoria: la vendita alla moglie non salva il socio
Una banca ha avviato un'azione revocatoria contro due coniugi per rendere inefficace la vendita di un immobile dal marito alla moglie, poi destinato a un fondo per i figli. Il marito era garante di una società poi fallita. Nel giudizio è intervenuto il Curatore fallimentare della società, subentrando alla banca. La moglie ha contestato l'intervento, sostenendo che il fallimento della società non potesse revocare atti personali del socio per debiti non sociali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il curatore del fallimento della società è legittimato a esercitare l'azione revocatoria anche sugli atti personali del socio illimitatamente responsabile, poiché il recupero del patrimonio avvantaggia tutti i creditori. La moglie perde la causa e deve pagare le spese.
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Contratto autonomo di garanzia: consumatore tutelato contro l’azienda
Un padre presta garanzia per il figlio pilota in un contratto di pilotaggio con una società sportiva. A seguito dell'inadempimento del pilota, la società richiede il pagamento del residuo al garante tramite decreto ingiuntivo. Il garante si oppone eccependo la nullità della garanzia per mancanza del limite massimo e la vessatorietà della clausola a prima richiesta ai sensi del Codice del Consumo. La Cassazione stabilisce che il contratto autonomo di garanzia è soggetto alla tutela del consumatore se il garante agisce per scopi personali. La qualità di consumatore va valutata sul garante e non sul debitore principale. La Corte accoglie parzialmente il ricorso, rinviando alla Corte d'Appello per verificare se la clausola sia stata oggetto di effettiva trattativa individuale.
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Nullità parziale della fideiussione: la banca vince sui garanti
Un istituto di credito ha richiesto il pagamento di debiti a dei garanti, i quali si sono opposti sostenendo la nullità totale delle garanzie prestate. La Corte d'Appello ha dato loro ragione, ritenendo che le fideiussioni fossero interamente nulle perché riproducevano lo schema ABI dichiarato anticoncorrenziale dall'Antitrust. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della banca, stabilendo che in questi casi si applica la nullità parziale della fideiussione. Di conseguenza, cadono solo le clausole illecite mentre il resto del contratto rimane valido, a meno che i garanti non provino che non avrebbero mai firmato senza quelle specifiche clausole. Inoltre, i giudici hanno rilevato l'omesso esame di una cambiale agraria garantita da avallo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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