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Fideiussione — Anno 2022

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138 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fideiussione

Provvedimenti

Commissione di massimo scoperto e usura tra calcoli e rigetto
Una società correntista e i suoi fideiussori si sono opposti a un decreto ingiuntivo da oltre 450.000 euro notificato da un istituto bancario. I debitori hanno contestato il superamento del tasso soglia a causa dei costi applicati nel rapporto bancario. La controversia ruota attorno al tema della commissione di massimo scoperto e usura nei contratti precedenti al 2009. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei debitori. Gli Ermellini hanno stabilito che contestare astrattamente la mancata inclusione della commissione nel tasso globale non basta. Per accertare l'usura nei vecchi contratti occorre eseguire un confronto separato e dimostrare la concreta assenza di margini di compensazione. La banca cessionaria vince la causa e i debitori devono pagare il debito e le spese di giudizio.
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Fideiussione locazione commerciale: valida dopo la cessione
Un locatore ha richiesto il pagamento dei canoni insoluti ai garanti di una societa conduttrice. L'azienda locataria aveva ceduto il contratto di locazione a un'altra impresa per poi estinguersi mediante cancellazione societaria. I garanti hanno eccepito l'estinzione della garanzia a seguito della cessione d'azienda e della cancellazione dell'ente debitore originario. La Corte di Cassazione ha stabilito che la fideiussione locazione commerciale rimane pienamente valida ed efficace. Il fideiussore continua a rispondere per l'intero importo del debito del conduttore cedente non liberato dal creditore, a prescindere dall'estinzione della societa garantita e dai limiti di responsabilita patrimoniale dei soci.
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Disconoscimento della scrittura privata e debito del garante
Una banca ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un fideiussore per i debiti non pagati di una società garantita. Il fideiussore, che era anche l'amministratore dell'impresa debitrice, ha contestato il debito. Egli ha invocato il disconoscimento della scrittura privata relativamente al contratto di finanziamento originario stipulato dalla società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del garante. I giudici hanno chiarito che il disconoscimento formale spetta solo alle parti dirette del documento contestato. Poiché la società non era parte nel giudizio contro il garante personale, il contratto di finanziamento costituisce un documento proveniente da terzi. Tale atto mantiene pieno valore di indizio liberamente valutabile dal giudice. Di conseguenza, il fideiussore deve pagare l'intero importo dovuto alla banca insieme alle spese di lite.
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Azione revocatoria ordinaria e ipoteca a società estera
Un istituto bancario ha agito in giudizio contro un garante per recuperare un credito milionario. La banca ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci una cambiale ipotecaria e un'ipoteca volontaria concesse dal debitore a favore di una società estera. Il debitore sosteneva che tali garanzie fossero onerose e collegate a un finanziamento ricevuto il giorno successivo. I giudici hanno invece accertato la natura gratuita degli atti: mancava la prova del collegamento economico reale tra la concessione della garanzia e il prestito, anche per via di incongruenze sui soggetti contraenti. Il debitore ha inoltre eccepito la nullità totale della fideiussione per violazione della normativa antitrust sui modelli bancari uniformi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: la fideiussione resta valida salvo le singole clausole vietate e le garanzie patrimoniali restano revocate.
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Fideiussione per canoni di locazione: garante condannato
La proprietaria di un terreno concede l'immobile in locazione a una società commerciale. Il pagamento delle rate pattuite viene garantito da un terzo soggetto. La società conduttrice abbandona il terreno anzitempo e interrompe il versamento dei canoni. La locatrice cita in giudizio la società e il garante per ottenere la risoluzione del contratto e il saldo dei canoni arretrati. I giudici di merito condannano entrambi i debitori in solido. Il garante ricorre in Cassazione contestando la validità della fideiussione per canoni di locazione e invocando la decadenza semestrale dell'azione. La Suprema Corte dichiara il ricorso improcedibile per mancato deposito della prova di notifica della sentenza e infondato nel merito, confermando la piena validità della garanzia sottoscritta.
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Nullità fideiussione antitrust: competenza divisa
Una banca ha notificato un decreto ingiuntivo a una società debitrice e ai suoi garanti per ottenere il pagamento di debiti su conto corrente. I garanti hanno fatto opposizione, eccependo formalmente la nullità fideiussione antitrust poiché i contratti riproducevano lo schema uniforme vietato redatto in passato dalle associazioni bancarie. Il tribunale originario ha trasferito l'intera causa alla Sezione Specializzata per le Imprese, revocando l'ingiunzione. La Corte di Cassazione ha invece chiarito la corretta ripartizione dei ruoli: il tribunale ordinario mantiene la competenza inderogabile sull'opposizione all'ingiunzione di pagamento del debito principale, mentre solo la domanda riconvenzionale sull'invalidità della garanzia per violazione della concorrenza spetta alla Sezione Specializzata.
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Finanziamento agrario e fideiussione: debiti validi
Una società cooperativa e i garanti contestano un debito derivante da finanziamento agrario e fideiussione, eccependo la nullità della cambiale agraria per mancata erogazione delle somme ai soci e presunto ripianamento di scoperti illegittimi. I giudici di merito confermano la validità del prestito agrario e condannano i garanti al pagamento, depurando il conto corrente dai soli interessi anatocistici non dovuti. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi principali e incidentali. I debitori non possono rimettere in discussione in sede di legittimità i fatti già accertati circa l'effettiva destinazione del credito.
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Garanzia fideiussoria via email: debito reale o rassicurazione?
Una commercialista chiede a un avvocato di difendere un proprio cliente in un contenzioso tributario. A causa del mancato pagamento dei compensi dopo il primo grado, la professionista convince il legale a proseguire la causa in appello, inviando una comunicazione con cui garantisce personalmente il saldo della parcella. Successivamente, la donna rifiuta il pagamento sostenendo di aver solo offerto supporto nel recupero del credito. La Corte di Cassazione conferma la decisione d'appello e stabilisce che la garanzia fideiussoria via email è valida e vincolante se esprime chiaramente la volontà di farsi carico del debito altrui. La professionista deve pagare l'intero compenso.
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Mediazione nel decreto ingiuntivo: la banca inerte perde il credito
Una banca otteneva un decreto ingiuntivo per crediti derivanti da conto corrente e mutuo verso una società e i suoi garanti. Una fideiussore proponeva opposizione contestando la validità della garanzia. Il giudice disponeva il tentativo di mediazione demandata, onerando espressamente l'istituto di credito di avviare la procedura. A fronte della totale inerzia della banca, il tribunale dichiarava improcedibile la domanda e revocava l'ingiunzione. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le decisioni di merito: l'onere di promuovere la mediazione nel decreto ingiuntivo spetta al creditore opposto in quanto attore sostanziale. La mancata attivazione della procedura conciliativa comporta l'improcedibilità e la definitiva caducazione del decreto ingiuntivo.
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Deducibilità dei costi d’impresa tra vincoli fiscali e rigetto
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deducibilità dei costi d'impresa legati a canoni di leasing di una controllata, perdite su crediti da rinuncia volontaria, oneri accessori di finanziamento e costi per contratti derivati swap. La società contribuente sosteneva la piena inerenza delle spese e la libertà di deduzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della contribuente, confermando l'avviso di accertamento. I giudici hanno chiarito che i canoni di leasing senza possesso dei beni non sono costi deducibili ma generano crediti verso terzi, le perdite su crediti richiedono insolvenza certa e non mera rinuncia, le spese di finanziamento vanno ammortizzate negli anni e i contratti derivati necessitano di prova rigorosa sullo scopo effettivo di copertura aziendale.
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Regolamento di competenza: stop al ricorso contro l’esecutività
Una società agricola e i suoi garanti hanno proposto opposizione contro un decreto ingiuntivo ottenuto da una società cessionaria di crediti bancari. Gli opponenti hanno contestato la competenza territoriale del tribunale e disconosciuto le firme sulla fideiussione. Il giudice ha concesso la provvisoria esecuzione del decreto e ha disposto la verificazione delle sottoscrizioni, limitandosi a verificare sommariamente la clausola sul foro competente. I debitori hanno quindi proposto regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'ordinanza del tribunale non conteneva una decisione definitiva sulla competenza, ma solo una valutazione provvisoria e strumentale. La causa deve proseguire dinanzi al giudice ordinario.
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Auto di lusso contro Fisco: la definizione agevolata chiude la lite
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento basati sul redditometro nei confronti di un contribuente, rilevando una forte sproporzione tra i redditi dichiarati e il possesso di beni di lusso, tra cui una vettura sportiva e diverse case. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il ricorrente ha aderito alla definizione agevolata, pagando le somme dovute e rinunciando ai giudizi pendenti. Poiché l'ufficio non ha notificato alcun diniego, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la controversia si è conclusa definitivamente grazie alla definizione agevolata, con le spese di giudizio che restano a carico di chi le ha anticipate.
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Ammortamento alla francese: mutuo regolare e fideiussioni salve
L'Azienda e i suoi Garanti hanno impugnato la decisione della Corte d'Appello che escludeva l'illegittimita del mutuo e la nullita delle fideiussioni. I ricorrenti lamentavano l'applicazione dell'ammortamento alla francese, ritenendolo fonte di anatocismo illecito, e la violazione dei doveri informativi della Banca. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che l'ammortamento alla francese non comporta anatocismo se gli interessi sono calcolati sul capitale residuo senza capitalizzazione. Inoltre, ha ritenuto valide le fideiussioni poiche i garanti, essendo amministratori dell'Azienda, conoscevano la situazione finanziaria e la Banca doveva fornire informazioni solo su richiesta. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Abuso di foglio firmato in bianco: firma reale e debito valido
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un garante contro il decreto ingiuntivo ottenuto da un istituto di credito. Il garante contestava l'applicazione di interessi usurari e anatocismo, oltre a lamentare un presunto abuso di foglio firmato in bianco per la sottoscrizione della fideiussione. I giudici hanno chiarito che la mancata riproposizione delle richieste istruttorie al momento della precisazione delle conclusioni equivale a una rinuncia tacita. Inoltre, l'allegazione di un abuso di foglio firmato in bianco richiede una prova rigorosa che, nel caso di specie, è del tutto mancata. Di conseguenza, il garante è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Frode carosello: il Fisco perde contro l’impresa onesta
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un gruppo societario la partecipazione a una vasta frode carosello nel settore della telefonia, negando la detrazione IVA e la deducibilità dei costi. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato gli accertamenti rilevando la buona fede delle società, le quali non potevano accorgersi della frode altrui pur usando la normale diligenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che il giudice di merito ha valutato correttamente tutti gli indizi, tra cui una fideiussione da 8 milioni di euro che provava la convinzione della liceità dell'operazione. L'Agenzia delle Entrate perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Procura speciale alle liti: la banca perde per un vizio di forma
La Società di Recupero Crediti ha proposto ricorso in Cassazione contro La Garante per riscuotere un debito derivante da fideiussione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa del difetto di procura speciale alle liti. L'avvocato della società aveva infatti agito sulla base di una procura generale notarile rilasciata molti anni prima della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che per il giudizio di legittimità è indispensabile un mandato specifico, rilasciato dopo la sentenza d'appello e con espresso riferimento a essa. Di conseguenza, la società ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese legali.
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Fisco contro Banca: l’imposta di registro in misura fissa vince
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione pretendendo l'imposta proporzionale su una sentenza che aveva accolto l'opposizione allo stato passivo di un Istituto Bancario, riconoscendo la natura privilegiata del suo credito. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale del Fisco che quello incidentale della Banca. La Corte ha stabilito che la sentenza che definisce l'opposizione allo stato passivo, limitandosi a modificare la graduazione del credito, è soggetta a imposta di registro in misura fissa e non proporzionale, in virtù del principio di alternatività con l'IVA. Inoltre, le fideiussioni collegate a finanziamenti a medio-lungo termine beneficiano dell'imposta sostitutiva e non pagano l'imposta di registro, anche se enunciate in sentenza.
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Forma scritta nei contratti bancari: quando la firma manca
Un fideiussore, dopo aver pagato il debito di una correntista verso una banca, ha chiesto il rimborso alla debitrice. Quest'ultima si è opposta, eccependo la nullità del contratto di apertura di credito per mancanza di firma della banca, fatto che avrebbe travolto anche la fideiussione. La Corte d'Appello ha accolto l'opposizione. La Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che la forma scritta nei contratti bancari è rispettata anche senza la firma contestuale dell'istituto di credito, purché vi sia un documento scritto firmato dal cliente e la banca abbia attuato comportamenti concludenti, come l'erogazione del denaro. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Imposta di registro su fideiussione: Cassazione frena il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto il pagamento dell'imposta di registro su fideiussione, con aliquota dello 0,50%, per alcune garanzie menzionate in una sentenza civile. L'Istituto di Credito si è opposto, sostenendo che tali garanzie, collegate a finanziamenti a medio e lungo termine, fossero già coperte dall'imposta sostitutiva agevolata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che le garanzie già soggette all'imposta sostitutiva non possono subire una nuova tassazione di registro per il solo fatto di essere enunciate in un provvedimento giudiziario. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Azione revocatoria ordinaria: il fondo non salva il garante
Un fideiussore ha costituito un fondo patrimoniale per proteggere i propri immobili dai creditori. La banca creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace tale atto. Il fideiussore si è difeso sostenendo che, al momento della costituzione del fondo, il debito principale non era ancora scaduto o in sofferenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'azione revocatoria ordinaria è sufficiente l'esistenza della fideiussione e del credito, anche se non ancora esigibile. Trattandosi di un atto gratuito successivo alla garanzia, basta la consapevolezza del danno arrecato alle ragioni del creditore. La banca vince la causa e i coniugi sono condannati a pagare le spese processuali.
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