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Favor Rei — Anno 2026

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162 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Favor Rei

Provvedimenti

Revoca dell’indulto: no sconti per il reato di mafia continuo
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'indulto nei confronti di un uomo condannato per associazione mafiosa. Il soggetto aveva beneficiato dello sconto di pena previsto dalla legge del 2006, ma successivamente è stato condannato a dodici anni di reclusione per un reato permanente commesso in modo ininterrotto dal 2001 al 2021. La difesa sosteneva l'incertezza sulla data del reato, chiedendo l'applicazione del principio del favore per il reo. I giudici hanno invece stabilito che, poiché la condotta criminosa si è protratta anche nel quinquennio successivo all'entrata in vigore della legge sull'indulto (2006-2011), i presupposti per la perdita del beneficio sono pienamente integrati. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Condanna per furto annullata per mancanza di querela
L'Imputata era stata condannata per furto aggravato ai danni di due persone. Con il ricorso in Cassazione, la difesa ha eccepito la mancanza di querela a seguito delle novità introdotte dalla Riforma Cartabia, che ha reso il furto procedibile a querela. La Suprema Corte ha accolto il ricorso. Per la prima vittima, nessuna querela era stata presentata nei termini. Per la seconda vittima, il verbale delle forze dell'ordine descriveva solo il fatto senza contenere l'espressa richiesta di punizione dell'autore. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna proprio per la mancanza di querela, dichiarando l'improcedibilità dell'azione penale, pur ponendo le spese di giudizio a carico dell'Imputata.
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Continuazione dei reati: negato lo sconto per condanne distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati tra due condanne definitive: la prima per traffico di stupefacenti commesso fino al 2011, la seconda per associazione mafiosa commessa a partire dal 2017. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta a causa del lungo intervallo temporale e della diversa natura dei reati. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione dei reati richiede un programma criminoso unico e dettagliato, ideato fin dall'inizio. Una generica propensione a delinquere o la scelta di uno stile di vita criminale per fare soldi non bastano a unificare i reati sotto un unico disegno. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Responsabilità dei dirigenti bancari: i fatti battono la forma
L'Autorità di Vigilanza ha sanzionato il Condirettore Generale di un istituto di credito per gravi irregolarità commesse durante un aumento di capitale, tra cui la mancata valutazione di adeguatezza delle operazioni e pressioni commerciali indebite. Il Dirigente ha impugnato la sanzione, sostenendo di non avere poteri deliberativi formali e invocando l'applicazione retroattiva di una legge successiva più favorevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità dei dirigenti bancari in base alle loro effettive mansioni operative e non alla sola carica formale. La Corte ha inoltre chiarito che alle sanzioni amministrative pecuniarie si applica il principio del "tempus regit actum" e non quello del "favor rei", escludendo l'applicazione retroattiva delle riforme più favorevoli. Il Dirigente è stato condannato anche per lite temeraria.
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Abuso edilizio: condannate le finte strutture in legno
Quattro soggetti (la proprietaria del terreno, la comodataria, il procuratore e il direttore dei lavori) sono stati condannati per aver realizzato, in un'area vincolata, due fabbricati in legno e verande senza il necessario permesso di costruire. La Corte di Cassazione ha rigettato i loro ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che le opere non avevano carattere precario o temporaneo, richiedendo quindi il titolo abilitativo. Inoltre, la Corte ha escluso la prescrizione dei reati, calcolando correttamente i periodi di sospensione previsti dalla legge, e ha negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità e della molteplicità delle violazioni edilizie, sismiche e paesaggistiche commesse. L'abuso edilizio è stato quindi pienamente confermato.
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Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: no sconti
Una donna ha proposto ricorso in Cassazione contro la misura degli arresti domiciliari. L'accusa riguardava la sua partecipazione attiva a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, avendo messo stabilmente a disposizione il proprio appartamento per custodire e confezionare ingenti quantitativi di droga. La ricorrente sosteneva che la dazione dell'immobile fosse un fatto isolato e chiedeva la derubricazione del reato in un'ipotesi più lieve. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno evidenziato che la consapevolezza della donna e il suo inserimento nel sodalizio erano provati da elementi concreti, come il pagamento delle sue spese legali da parte del capo dell'organizzazione e il suo silenzio complice con gli inquirenti.
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Deducibilità dei costi: il Fisco vince sulle fatture fittizie
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un imprenditore del settore metallurgico l'acquisto di rottami tramite operazioni ritenute fittizie, recuperando l'IVA e negando la deducibilità dei costi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che la deducibilità dei costi richiede la prova rigorosa della loro inerenza all'attività d'impresa, non bastando la generica dimostrazione dell'esistenza delle operazioni commerciali. Inoltre, in tema di sanzioni tributarie, la Corte ha riaffermato il principio del favor rei: le sanzioni più favorevoli sopravvenute devono essere applicate retroattivamente se il provvedimento non è definitivo. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado.
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Sospensione condizionale della pena: ricorso contro un favore
Il Tribunale di Civitavecchia, come giudice dell'esecuzione, ha revocato un precedente provvedimento ripristinando la sospensione condizionale della pena a favore del Condannato. Questo perché una precedente condanna non era più definitiva a seguito di una rimessione in termini. Nonostante la decisione favorevole, il difensore del Condannato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la revoca del beneficio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per mancanza di interesse, poiché il provvedimento impugnato era in realtà favorevole al ricorrente, avendo ripristinato la sospensione condizionale della pena. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Errore nel calcolo della pena pecuniaria: la Cassazione riduce la multa
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso de L'Imputato, condannato in precedenza per reati sugli stupefacenti di lieve entità. La difesa ha contestato l'applicazione della recidiva e l'errore nel calcolo della sanzione. Mentre la questione sulla recidiva è stata ritenuta inammissibile perché non sollevata correttamente in appello, i giudici hanno riscontrato un effettivo errore matematico nel calcolo della sanzione monetaria. La Cassazione ha quindi proceduto direttamente alla rideterminazione, correggendo il calcolo della pena pecuniaria. Applicando l'aumento per la recidiva e la successiva riduzione per il rito abbreviato, la multa è stata ridotta da 2.400 a 2.333 euro, applicando l'arrotondamento per difetto a favore del reo. La sentenza è stata annullata senza rinvio limitatamente alla sanzione pecuniaria.
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Sanzioni costi black list: Cassazione dà ragione al Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato una società per non aver indicato separatamente in dichiarazione i costi relativi a operazioni con Paesi in "black list" per gli anni 2009 e 2010. La società si è difesa sostenendo che la Legge di Stabilità 2016 aveva eliminato tale obbligo e che la presentazione di una successiva dichiarazione integrativa azzerasse la violazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'abrogazione della norma non ha effetto retroattivo e che le sanzioni costi black list rimangono applicabili per le violazioni passate. Inoltre, la dichiarazione integrativa presentata dopo l'inizio dei controlli non cancella le sanzioni.
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Sanzioni tributarie più favorevoli: sconto ammesso su atto valido
Un'azienda di impianti elettrici ha impugnato un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi riguardanti il difetto di delega della firma e la mancanza di motivazione rafforzata dell'atto. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sull'applicazione delle sanzioni tributarie più favorevoli. La Suprema Corte ha stabilito che, pur non applicandosi retroattivamente le sanzioni del 2024 a causa di una specifica norma transitoria legittima, deve comunque trovare applicazione il principio del favor rei per le sanzioni introdotte nel 2015, in quanto più vantaggiose rispetto al passato. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Piemonte per ricalcolare l'importo dovuto dall'azienda.
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Visto di conformità infedele: nullo l’atto dell’ufficio sbagliato
L'Amministrazione Finanziaria notificava a un Professionista Abilitato una cartella di pagamento per l'apposizione di un visto di conformità infedele su un Modello 730. La cartella era stata emessa dall'ufficio locale competente per il domicilio del contribuente. Il Professionista impugnava l'atto eccependo l'incompetenza territoriale dell'ufficio emittente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Professionista, stabilendo che la sanzione per visto di conformità infedele ha natura punitiva. Di conseguenza, la competenza esclusiva per l'iscrizione a ruolo spetta alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate individuata in base al domicilio fiscale del trasgressore (il professionista) e non del contribuente. La cartella è stata quindi definitivamente annullata.
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Sanzioni tributarie: la Cassazione frena sul favor rei retroattivo
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società l'indebita detrazione dell'IVA su costi legati a una cessione societaria, applicando pesanti sanzioni. Dopo vari gradi di giudizio, i giudici d'appello hanno ridotto la sanzione a 5.000 euro applicando retroattivamente una norma successiva più favorevole. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del fisco, ridefinendo le regole sulle sanzioni tributarie. La Suprema Corte ha stabilito che la sanzione fissa più favorevole introdotta nel 2024 non si applica retroattivamente ai fatti passati, poiché la legge ne limita l'efficacia alle violazioni commesse dal settembre 2024. Inoltre, la sanzione per dichiarazione infedele non è assorbita da quella per detrazione indebita. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo delle sanzioni.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Un contribuente ha ricevuto una sanzione per aver omesso di dichiarare capitali detenuti all'estero. Ha contestato l'atto del Fisco sostenendo che fosse stato notificato fuori tempo massimo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità del raddoppio dei termini di accertamento. Secondo i giudici, per estendere i tempi di controllo è sufficiente che esistano i presupposti di un reato fiscale che obblighino alla denuncia penale, anche se la denuncia non viene effettivamente presentata. Di conseguenza, l'operato dell'Agenzia delle Entrate è stato ritenuto legittimo e la sanzione confermata.
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Vincolo della continuazione: rapina tardiva esclude il beneficio
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento del vincolo della continuazione a un condannato che, dopo una serie di reati, aveva commesso una rapina a distanza di oltre un anno. I giudici hanno stabilito che un generico stile di vita criminale non equivale al 'medesimo disegno criminoso' richiesto dalla legge. La rapina, essendo stata commessa in modo estemporaneo e dopo tanto tempo, non poteva rientrare in un piano unitario e preordinato. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la richiesta di un trattamento sanzionatorio più favorevole è stata respinta.
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Reato Continuato: No Sconto di Pena per Stile di Vita Criminale
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento del reato continuato a un individuo condannato per molteplici reati legati agli stupefacenti. I giudici hanno stabilito che la semplice ripetizione di crimini dello stesso tipo non è sufficiente per ottenere lo sconto di pena. Per applicare il reato continuato è indispensabile provare l'esistenza di un 'medesimo disegno criminoso', ovvero un piano unico e preordinato. Al contrario, una condotta criminale reiterata, che deriva da un'abitudine a delinquere o da uno 'stile di vita', esclude questa possibilità. La richiesta è stata quindi respinta perché le azioni non erano legate da un progetto unitario, ma rappresentavano una tendenza abituale al crimine.
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Vincolo della continuazione: no allo sconto per stile di vita criminale
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento del vincolo della continuazione a un soggetto condannato con due sentenze definitive. I giudici hanno chiarito che per ottenere questo beneficio non è sufficiente commettere più reati. È necessario dimostrare l'esistenza di un unico e originario 'programma criminoso', ovvero un piano deliberato in anticipo. La semplice reiterazione di reati a distanza di mesi, invece, non configura un piano unitario, ma piuttosto un'abitudine al crimine o uno 'stile di vita' che non merita il trattamento di favore previsto dalla legge. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e le pene rimangono separate.
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Vincolo della continuazione: no al beneficio per lo stile di vita
Una donna, condannata per una serie di reati, ha chiesto l'applicazione del vincolo della continuazione per ottenere una pena complessiva più bassa, sostenendo che tutti i crimini facessero parte di un unico piano. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che la sua condotta non era un singolo progetto, ma uno 'stile di vita' criminale, caratterizzato da una perseveranza nel commettere illeciti. Questa condizione è incompatibile con il beneficio del vincolo della continuazione, che presuppone un piano specifico e non una generica tendenza a delinquere. Di conseguenza, il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Vincolo della continuazione: negato tra truffa e rapina impulsiva
La Corte di Cassazione ha negato l'applicazione del vincolo della continuazione a un reato commesso con modalità estemporanee e violente, distinguendolo da altri reati pianificati (come la truffa dello specchietto) commessi dalla stessa persona. Secondo i giudici, per ottenere il beneficio della pena unica non basta un generico 'stile di vita criminale'. È necessaria una programmazione unitaria e specifica che colleghi tutti i reati. Un'azione impulsiva, come una minaccia con un coltello, non può rientrare nello stesso disegno criminoso di una truffa premeditata. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato respinto.
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Reato continuato negato: stile di vita criminale non è un piano
Una persona, già condannata con due sentenze definitive, ha chiesto di unificare le pene sostenendo l'esistenza di un reato continuato. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. I giudici hanno chiarito che reati commessi a mesi di distanza, in regioni diverse e con complici differenti, non dimostrano un unico piano criminale. Al contrario, questi elementi indicano uno 'stile di vita' dedito al crimine, una condizione che la legge tratta diversamente e con maggior rigore, escludendo i benefici del reato continuato. La richiesta è stata quindi dichiarata inammissibile.
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