LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Factum Principis

Pagina 2 di 5

84 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Vince concorso ma non viene assunta: il Factum Principis salva l’Ente
Una candidata, idonea in un concorso pubblico per puericultrice, non viene assunta dal Comune. L'ente pubblico si difende sostenendo che la mancata assunzione è dovuta a cause esterne: un blocco normativo sulle assunzioni e le decisioni negative dell'organo di controllo (CO.RE.CO.). La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune, stabilendo che tali eventi costituiscono un 'factum principis'. Questo principio giuridico esclude la responsabilità dell'ente, in quanto l'inadempimento non deriva da una sua colpa ma da un impedimento imposto dall'autorità. Di conseguenza, la richiesta di assunzione e risarcimento della candidata è stata respinta.
Continua »
Lettera di Patronage Forte: Capogruppo Condannata per Debito Figlia
Una società capogruppo aveva rilasciato una lettera di patronage forte per garantire gli impegni di una sua controllata egiziana verso un fornitore. A seguito del mancato pagamento da parte della controllata, il fornitore ha agito contro la capogruppo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della capogruppo al risarcimento dei danni. I giudici hanno stabilito che la lettera di patronage forte crea un'obbligazione autonoma e distinta. La capogruppo non doveva semplicemente pagare in caso di inadempimento, ma aveva il dovere di attivarsi per mettere la controllata in condizione di pagare. La sua responsabilità, quindi, prescinde dalle cause che hanno impedito il pagamento alla controllata.
Continua »
Superamento Tetto di Spesa: ASL non paga? La Cassazione frena
Una struttura sanitaria privata ha richiesto il pagamento di prestazioni fornite per conto di un'Azienda Sanitaria Locale (ASL). L'ASL ha rifiutato il pagamento completo, sostenendo il superamento del tetto di spesa regionale. La struttura ha contestato la decisione, lamentando di non essere stata informata tempestivamente del raggiungimento del limite. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza non definitiva, ha sospeso la decisione. Ha ritenuto necessario verificare se i documenti che provano il superamento del tetto di spesa siano stati presentati correttamente nel processo. La questione centrale è se l'ASL abbia agito in buona fede comunicando in tempo il rischio di sforamento del budget.
Continua »
Vince concorso ma l’ente chiude: Diritto all’assunzione salvo
Una ricercatrice, vincitrice di un concorso pubblico, si vede negata l'assunzione perché l'ente banditore viene soppresso e le sue funzioni trasferite alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che invoca un 'blocco delle assunzioni'. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto all'assunzione del vincitore di concorso sorge con l'approvazione della graduatoria, un momento anteriore al blocco. Questo diritto, quindi, non viene meno. L'ente che subentra nelle funzioni eredita anche l'obbligo di assumere. Di conseguenza, la Presidenza del Consiglio è stata condannata a risarcire il danno, pari alle retribuzioni perse dalla mancata assunzione.
Continua »
Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: stop all’azienda
Un'azienda tenta di intimare un licenziamento per giustificato motivo oggettivo inviando la lettera a un vecchio indirizzo del dipendente. La raccomandata torna indietro. Convinta di aver risolto il rapporto, la società reitera il recesso settimane dopo, ma in piena pandemia, violando il blocco dei licenziamenti imposto dal Governo. L'azienda si difende sostenendo l'impossibilità di pagare gli stipendi a causa delle chiusure forzate. La Corte di Cassazione respinge la tesi datoriale. La prima notifica risulta inefficace senza l'avviso di ricevimento ufficiale, e il secondo recesso è radicalmente nullo. Inoltre, l'azienda avrebbe dovuto attivare gli ammortizzatori sociali invece di lasciare il lavoratore senza stipendio. Scatta quindi la reintegra e la condanna al pagamento delle retribuzioni arretrate.
Continua »
Concessione demaniale: regole sulla revoca
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca di una concessione demaniale situata lungo un fiume, disposta a causa del mancato ottenimento dei permessi edilizi e del mancato pagamento dei canoni. La società concessionaria aveva contestato la decisione sostenendo che il ritardo fosse imputabile alla Pubblica Amministrazione. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che il termine di tre anni previsto dai regolamenti per concludere i procedimenti edilizi è congruo e serve a sollecitare il privato. La mancata attivazione diligente del concessionario giustifica la perdita del titolo, escludendo che la sentenza impugnata fosse affetta da motivazione apparente o eccesso di potere giurisdizionale.
Continua »
Contratto di deposito e spese di custodia container
La Corte d'Appello ha stabilito che nel contratto di deposito tra un terminalista e un vettore, il sequestro sanitario della merce non libera il depositante dall'obbligo di pagare le spese di custodia. Nonostante il blocco imposto dall'autorità, il rapporto contrattuale privato rimane valido, obbligando il vettore a saldare i costi di giacenza e l'energia elettrica per i container refrigerati.
Continua »
Restituzione nel termine: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della restituzione nel termine per impugnare una sentenza emessa in contumacia. Il ricorrente era stato rimesso in termini, ma la Corte d'Appello aveva dichiarato l'impugnazione inammissibile perché presentata oltre i termini calcolati dalla notifica dell'ordinanza di restituzione. La Suprema Corte ha invece stabilito che, avendo il giudice di merito ordinato una nuova notifica dell'estratto contumaciale per garantire il diritto di difesa, il termine per l'appello doveva decorrere da quest'ultima notifica. Tale comportamento del giudice ha configurato un factum principis che ha legittimamente indotto l'imputato ad attendere l'atto prima di agire.
Continua »
Factum principis e responsabilità del venditore
La Corte di Cassazione ha stabilito che il factum principis non costituisce una causa automatica di esonero dalla responsabilità contrattuale. Nel caso di un preliminare di compravendita immobiliare non eseguito a causa di modifiche urbanistiche, il venditore deve provare di aver agito con la massima diligenza per prevenire o rimuovere l'ostacolo amministrativo. Se l'impossibilità di costruire deriva da una mancata attivazione del venditore nel risolvere abusi edilizi preesistenti, l'inadempimento resta a lui imputabile.
Continua »
Factum principis e responsabilità del gestore
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di un operatore telefonico per l'interruzione del servizio durante la migrazione di un'utenza. Il gestore non può invocare il factum principis per escludere la propria colpa se il provvedimento dell'autorità è stato causato da sue condotte scorrette o se ha omesso di informare il cliente. La decisione valida la liquidazione equitativa del danno operata dal giudice di merito in assenza di prove matematiche certe sul calo del fatturato.
Continua »
Contratto a progetto: illegittima la sospensione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un contratto a progetto operata da un ente pubblico prima della formale revoca dei finanziamenti regionali. Sebbene la risoluzione finale sia stata ritenuta valida a seguito della delibera di revoca, la sospensione anticipata è stata giudicata priva di base contrattuale e normativa, comportando l'obbligo di risarcimento per il lavoratore poiché il venir meno delle risorse non era ancora stato formalizzato.
Continua »
Risarcimento dirigente medico: l’obbligo della P.A.
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento per un dirigente medico a causa del ritardo di un'Azienda Sanitaria nel completare la procedura di graduazione degli incarichi dirigenziali. Tale inadempimento ha impedito al dirigente di percepire la retribuzione variabile, configurando un danno da "perdita di chance". La Corte ha rigettato le difese dell'ente, che invocava la complessità della procedura e un presunto accordo individuale, stabilendo che l'onere di provare la non imputabilità del ritardo spetta alla Pubblica Amministrazione. Viene così ribadito il principio secondo cui la P.A. è tenuta a risarcire i danni derivanti dalla propria inerzia.
Continua »
Mancata pesatura incarichi: Diritto al risarcimento
Una dirigente medico ha ottenuto il risarcimento del danno da un'Azienda Sanitaria per la mancata pesatura degli incarichi dirigenziali. La Cassazione ha confermato la condanna, rigettando le difese dell'ente pubblico sulla presunta non imputabilità del ritardo e su un'asserita accettazione di una retribuzione unificata. L'ente datore di lavoro ha l'obbligo di completare le procedure di valutazione, e il suo inadempimento genera il diritto al risarcimento per la perdita di chance del lavoratore di percepire la retribuzione variabile.
Continua »
Compensatio lucri cum damno nel pubblico impiego
Un'azienda sanitaria non ha effettuato la valutazione degli incarichi dirigenziali, causando un danno economico a un medico che non ha percepito la retribuzione variabile. La Corte di Cassazione ha stabilito che dal risarcimento va detratto l'eventuale vantaggio ottenuto dal medico attraverso l'aumento della retribuzione di risultato, finanziata con i fondi non erogati, applicando il principio della compensatio lucri cum damno. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per la verifica di tale circostanza.
Continua »
Compensatio lucri cum damno nel pubblico impiego
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'azienda sanitaria di appartenenza per il mancato pagamento di una parte variabile della sua retribuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28243/2023, ha stabilito che dal risarcimento del danno va detratto l'eventuale vantaggio economico ottenuto dal dipendente a causa dello stesso inadempimento (come l'aumento della retribuzione di risultato), applicando il principio di compensatio lucri cum damno. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per ricalcolare il danno effettivo.
Continua »
Retribuzione dirigente medico: sì al risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno per una dirigente medico a causa della mancata attivazione, da parte dell'Azienda Sanitaria, delle procedure per la graduazione delle funzioni e la determinazione della retribuzione di posizione variabile. L'inerzia della Pubblica Amministrazione costituisce inadempimento contrattuale che genera una perdita di chance, liquidabile in via equitativa, e non un diritto al diretto pagamento dell'indennità.
Continua »
Inadempimento contrattuale: quando non basta l’ordine
La Corte di Cassazione ha stabilito che una pubblica amministrazione non può giustificare il proprio inadempimento contrattuale, come il mancato pagamento di un'indennità ai dipendenti, semplicemente invocando una direttiva di un'autorità superiore. Per essere esonerata da responsabilità, l'amministrazione deve dimostrare che tale direttiva ha creato un'impossibilità oggettiva e assoluta di adempiere, e non una mera difficoltà, e di aver agito con la massima diligenza per superare l'ostacolo.
Continua »
Termine essenziale finanziamento: revoca legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca di un finanziamento pubblico a un'impresa che non ha rispettato il termine essenziale per la conclusione di un programma di investimenti. La revoca è stata ritenuta valida nonostante l'inadempimento fosse causato da un sequestro penale del cantiere, configurando un'impossibilità temporanea della prestazione. Secondo la Corte, il carattere essenziale del termine, legato all'interesse pubblico di una celere e corretta allocazione delle risorse, giustifica la risoluzione del contratto e la revoca del beneficio, senza che l'impresa possa vantare diritti sui pagamenti parziali (SAL) già maturati.
Continua »
Licenziamento per permesso di soggiorno scaduto: è valido?
Un lavoratore è stato licenziato dopo il rigetto definitivo della sua domanda di rinnovo del permesso di soggiorno. Ha impugnato il licenziamento, sostenendo che fosse illegittimo perché aveva richiesto un permesso per cure mediche ed era in malattia. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, confermando la legittimità del licenziamento per permesso di soggiorno scaduto. Il collegio ha chiarito che il permesso per cure mediche non autorizzava al lavoro, configurando un'impossibilità sopravvenuta della prestazione che giustificava la risoluzione del rapporto.
Continua »
Recesso contratto a progetto: quando è illegittimo
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un ente pubblico per il risarcimento del danno a favore di alcuni collaboratori. Il caso riguarda un recesso contratto a progetto motivato dalla cessazione di fondi regionali. La Corte ha stabilito che la sospensione del rapporto di lavoro, avvenuta prima della delibera formale di stop ai finanziamenti, è illegittima. La decisione di tagliare i fondi non può avere effetto retroattivo per giustificare una sospensione precedente, rendendo dovuto il risarcimento ai lavoratori per il periodo di inattività forzata.
Continua »