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Ex Lege

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594 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Abuso del mandato: i limiti dei professionisti
La Corte di Cassazione ha stabilito che i professionisti incaricati di gestire i debiti di società in crisi commettono un abuso del mandato se utilizzano i fondi per pagare prevalentemente i propri crediti, anziché quelli di creditori terzi. La sentenza sottolinea che il termine 'terzi' nel contratto esclude i mandatari stessi e che l'esecuzione del mandato deve sempre avvenire secondo buona fede, anche in presenza di ampia discrezionalità.
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Insolvenza dinamica: il criterio per società operative
La Cassazione chiarisce che per una società estera, ancora operativa in Italia nonostante la Brexit, si applica il criterio dell'insolvenza dinamica, basato sulla capacità di adempiere alle obbligazioni, e non quello statico. Il fallimento è confermato.
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Raddoppio termini estero: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul raddoppio termini estero per l'accertamento di capitali non dichiarati in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito che la norma ha natura procedurale e non sostanziale, rendendola applicabile anche ai periodi d'imposta precedenti la sua entrata in vigore, a condizione che i termini originari non fossero già scaduti. Di conseguenza, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza di merito che aveva annullato l'atto di contestazione nei confronti di un contribuente.
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Accertamento sintetico: obblighi di motivazione
La Corte di Cassazione annulla un avviso di accertamento sintetico poiché l'Amministrazione Finanziaria non aveva adeguatamente motivato le ragioni dell'incongruità del reddito del contribuente in relazione a più periodi d'imposta. La Corte ha ribadito che, sebbene non sia obbligatorio procedere con un accertamento contestuale per più anni, l'atto relativo a una singola annualità deve contenere una spiegazione, anche sommaria, del perché il reddito si considera incongruo anche in altri periodi. Inoltre, è stato chiarito che la parte vittoriosa in primo grado non deve proporre appello incidentale per le questioni assorbite, ma è sufficiente riproporle espressamente nel giudizio di appello.
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Reformatio in peius e pene accessorie: il limite
La Corte di Cassazione ha stabilito che il divieto di 'reformatio in peius' non si applica alle pene accessorie che conseguono per legge alla condanna. In un caso di ricorso del solo imputato, la Corte d'Appello ha legittimamente applicato la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, non applicata in primo grado, poiché si tratta di un effetto penale obbligatorio e non di un provvedimento peggiorativo discrezionale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Responsabilità amministratore srl: quando è personale?
La Corte di Cassazione conferma la condanna personale di un amministratore di s.r.l. per i gravi danni arrecati all'immobile locato dalla sua società al momento del rilascio. La Corte ha stabilito che la sua condotta, dolosa e con intento ritorsivo, ha generato una responsabilità amministratore srl di natura extracontrattuale, che si affianca a quella della società, obbligandolo al risarcimento sia del danno emergente che del lucro cessante.
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Correzione errore materiale: quando è inammissibile?
Un'azienda sanitaria ha richiesto la correzione di un'ordinanza per presunti errori materiali relativi alle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo la distinzione fondamentale tra "errore materiale", che è un mero errore di redazione, ed "errore di giudizio", che attiene al merito della decisione. La Corte ha stabilito che la mancata statuizione sulle spese di primo grado e la liquidazione dei compensi sono frutto di una scelta ponderata e non di una svista. Inoltre, ha ribadito che il rimborso del contributo unificato è implicitamente compreso nella condanna alle spese, non necessitando di menzione esplicita per essere recuperato.
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Sequestro preventivo: regole per i rapporti di lavoro
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di sequestro preventivo di un'azienda disposto prima della riforma del 2017, non si applica la sospensione automatica del rapporto di lavoro prevista dal Codice Antimafia. La Corte ha accolto il ricorso di una lavoratrice, il cui rapporto era stato interrotto dall'amministratore giudiziario, stabilendo l'illegittimità della sospensione perché basata su una norma non applicabile ratione temporis.
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Borsa di studio medici: no all’adeguamento
Un gruppo di medici specializzandi ha citato in giudizio lo Stato, sostenendo che la loro borsa di studio fosse inadeguata e non aggiornata secondo le direttive UE. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per gli specializzandi immatricolati prima dell'anno accademico 2006/2007, la borsa di studio medici era correttamente disciplinata dalla normativa nazionale e non soggetta a indicizzazione o adeguamento obbligatorio, conformandosi a una recente sentenza delle Sezioni Unite.
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Borse studio medici: no adeguamento per anni pre-2006
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni medici che, specializzatisi tra il 1998 e il 2008, chiedevano un adeguamento delle loro borse di studio. La Corte ha stabilito che la normativa nazionale dell'epoca (d.lgs. 257/1991) era sufficiente ad adempiere agli obblighi UE sulla "adeguata remunerazione". Inoltre, una serie di leggi successive ha bloccato qualsiasi forma di indicizzazione o rivalutazione triennale, rendendo le richieste infondate. Di conseguenza, il trattamento economico più favorevole, introdotto solo dal 2006, non è applicabile retroattivamente. L'ordinanza chiarisce definitivamente la questione delle borse studio medici per il periodo in esame.
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Borsa di studio medici: no all’adeguamento triennale
Un gruppo di medici specializzandi aveva richiesto la rideterminazione della propria borsa di studio. Dopo una vittoria in appello, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per gli anni accademici fino al 2005/2006 non spettava alcun adeguamento triennale né indicizzazione. La Suprema Corte ha basato la sua decisione su una serie di 'blocchi' legislativi che hanno sospeso tali meccanismi di aggiornamento, respingendo definitivamente le pretese dei medici.
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Durata ragionevole procedura fallimentare: la Cassazione
Una creditrice ha richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, ritenendo congruo un termine di sette anni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la legge fissa in sei anni la durata ragionevole della procedura fallimentare. La Cassazione ha chiarito che questo termine è predeterminato dal legislatore e non è soggetto a valutazione discrezionale del giudice, se non per misurare il tempo 'irragionevole' effettivamente imputabile allo Stato. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Concordato minore: effetti sul processo tributario
L'Amministrazione Finanziaria ricorre in Cassazione contro una associazione sportiva per un accertamento fiscale. Nel frattempo, il legale rappresentante ottiene l'omologazione di un concordato minore e chiede l'estinzione del giudizio. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, rinvia la decisione per acquisire chiarimenti dalle parti sugli effetti del concordato minore sulla posizione dell'associazione.
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Inammissibilità del ricorso: chiarezza è requisito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un'erede avverso un decreto di trasferimento immobiliare. La decisione si fonda sulla stesura oscura e farraginosa dell'atto, che violava l'obbligo di chiara esposizione dei fatti di causa previsto dall'art. 366 c.p.c. La Corte ha sottolineato che un ricorso non autosufficiente, che costringe i giudici a ricostruire la vicenda processuale tramite altri documenti, non può essere esaminato nel merito.
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Rimborso spese legali: quando è dovuto? Analisi Cass.
Una cittadina, dopo aver versato una cospicua somma a un istituto di credito nell'ambito di una procedura esecutiva immobiliare, si vedeva costretta a richiedere la restituzione della cifra a seguito della decadenza dall'aggiudicazione. La Corte d'Appello negava il rimborso delle spese legali sostenute per ottenere tale restituzione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribaltato questa decisione, stabilendo che le spese sostenute per ottenere un provvedimento di condanna alla restituzione costituiscono un danno emergente e devono essere rimborsate, chiarendo un importante principio sul rimborso spese legali.
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Rimborso accise energia: la Cassazione conferma
Un'azienda tessile ha ottenuto il rimborso delle accise sull'energia elettrica versate a una società di factoring. La Cassazione, basandosi su una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma sull'addizionale provinciale, ha confermato il diritto alla restituzione. La Corte ha stabilito che il consumatore finale può agire direttamente contro il fornitore per recuperare l'imposta non dovuta, poiché la declaratoria di incostituzionalità elimina retroattivamente la causa del pagamento.
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Ripetizione indebito accise: il diritto al rimborso
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto degli ex soci di una società estinta di agire per la ripetizione dell'indebito nei confronti del fornitore di energia per un'addizionale provinciale sulle accise, successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte ha stabilito che la declaratoria di incostituzionalità ha effetto retroattivo, legittimando l'azione di rimborso direttamente verso il fornitore che ha incassato le somme, entro il termine di prescrizione decennale, anche se il credito era stato ceduto a una società di factoring.
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Amministratore di fatto: oneri e contraddittorio
Un contribuente, ritenuto amministratore di fatto di una S.r.l., ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. Dopo la soccombenza nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul merito per ordinare l'integrazione del contraddittorio nei confronti di un terzo, anch'esso parte del giudizio di appello, ritenendo la sua partecipazione indispensabile per la corretta prosecuzione del processo.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: termine perentorio
La Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità di un ricorso a causa del deposito tardivo dell'atto, avvenuto due giorni dopo la scadenza del termine perentorio di 20 giorni. Nonostante la sospensione dei termini per l'emergenza Covid, il mancato rispetto della scadenza finale ha reso impossibile l'esame nel merito della controversia, confermando la rigidità delle norme sull'improcedibilità del ricorso in cassazione.
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Sospensione della prescrizione: il rinvio ferma i tempi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che eccepiva l'estinzione del reato. La decisione chiarisce che la sospensione della prescrizione, causata da rinvii richiesti dalle parti, si applica automaticamente per l'intero periodo di rinvio, posticipando di conseguenza la data di estinzione del reato. La Corte ha sommato i vari periodi di sospensione al termine ordinario, ritenendo il motivo di ricorso manifestamente infondato.
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