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Eventus Damni — Anno 2023

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90 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Eventus Damni

Provvedimenti

Azione revocatoria: la prova del danno e della frode
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una società in liquidazione contro la sentenza che dichiarava inefficace, tramite azione revocatoria, una cessione di ramo d'azienda. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità dei motivi riguardanti il merito della vicenda e la prova della frode, poiché formulati in modo generico e privi dell'indicazione specifica delle norme violate. Tuttavia, ha accolto la doglianza relativa alla liquidazione delle spese legali, rilevando che il giudice d'appello aveva assegnato una somma superiore a quella indicata nella nota spese della parte vincitrice, violando il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Eventus damni e revoca ipoteca nel fallimento
Un istituto bancario ha impugnato il decreto che escludeva la prelazione ipotecaria su un credito ammesso al passivo fallimentare di una società edile. Il Tribunale aveva ritenuto l'ipoteca revocabile su eccezione del curatore, nonostante il potenziale decorso dei termini prescrizionali. La Corte di Cassazione, pur confermando che il curatore può eccepire l'inefficacia del titolo anche se l'azione è prescritta, ha accolto il ricorso della banca. La Suprema Corte ha stabilito che la prova dell'eventus damni non può essere generica, ma richiede una comparazione analitica tra il patrimonio residuo del debitore e l'entità dei debiti preesistenti, onere che spetta interamente alla curatela.
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Azione revocatoria e fondo patrimoniale: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'azione revocatoria promossa da un istituto di credito contro la costituzione di un fondo patrimoniale effettuata da alcuni garanti. I debitori avevano segregato l'intero patrimonio immobiliare nel fondo subito dopo la notifica di un decreto ingiuntivo. La Suprema Corte ha chiarito che, ai fini dell'azione revocatoria ex art. 2901 c.c., non rileva se il debito sia stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia, essendo sufficiente la prova del pregiudizio per il creditore e la consapevolezza dei debitori al momento dell'atto.
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Azione revocatoria: quando la donazione è nulla
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un'azione revocatoria promossa da un istituto di credito contro una donazione immobiliare effettuata da una debitrice al proprio nipote. La ricorrente sosteneva l'insussistenza del credito a causa di una trattativa transattiva non conclusa e la mancanza di prova sulla consapevolezza del terzo beneficiario. La Suprema Corte ha chiarito che, per gli atti a titolo gratuito, non è necessaria la malafede del terzo, essendo sufficiente la consapevolezza del debitore circa il pregiudizio arrecato. Inoltre, la nozione di credito rilevante per l'azione revocatoria è ampia e include anche crediti eventuali o litigiosi, rendendo irrilevante la pendenza di trattative non andate a buon fine.
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Appello inammissibile: requisiti e azione revocatoria
Un creditore ha avviato un'azione revocatoria contro debitori che avevano venduto i loro beni. Il tribunale ha accolto la domanda, ma in appello, l'acquirente ha proposto un gravame generico. La Corte d'Appello e la Cassazione hanno confermato che un appello inammissibile è quello che non critica specificamente le ragioni della sentenza impugnata, ma si limita a riproporre le proprie tesi. La decisione sottolinea come la vendita contestuale di più beni possa essere prova della consapevolezza del danno al creditore.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la Cassazione
Una società finanziaria agisce con successo tramite azione revocatoria contro una coppia che aveva costituito un fondo patrimoniale sui propri beni in concomitanza con l'inadempimento di un contratto di leasing. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, respinge il ricorso della coppia, ribadendo i principi fondamentali dell'azione revocatoria. Viene chiarito che per l'elemento soggettivo è sufficiente la previsione generica del pregiudizio ai creditori (animus nocendi) e che l'azione è esperibile anche se il credito non è immediatamente esigibile. La sentenza affronta anche questioni procedurali, come la competenza territoriale e la posizione del coniuge non debitore, considerato litisconsorte necessario.
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Azione Revocatoria: quando la vendita è a rischio
Una società vendeva diversi terreni. Successivamente, l'Agenzia delle Entrate Riscossione, creditrice della società venditrice, avviava un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita, sostenendo che pregiudicasse la sua capacità di recuperare il credito. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca, chiarendo che un credito tributario sorge dal momento in cui si verificano i presupposti di legge, non dalla notifica della cartella. La Corte ha inoltre ritenuto che la vendita fosse correttamente considerata pregiudizievole per il creditore.
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Azione revocatoria fallimentare e onere della prova
Una società cooperativa ricorre in Cassazione contro la declaratoria di inefficacia dell'acquisto di un immobile. L'operazione era stata conclusa con un imprenditore, poi fallito, che era anche presidente della cooperativa acquirente. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando che nell'azione revocatoria fallimentare spetta al curatore provare il pregiudizio per i creditori (eventus damni). La conoscenza di tale pregiudizio (scientia damni) si valuta in capo al rappresentante legale della società acquirente, la cui consapevolezza si trasferisce all'ente stesso.
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Eccezione data certa: quando il giudice decide d’ufficio
La Corte di Cassazione conferma che la mancanza di data certa di una scrittura privata, come un contratto preliminare, costituisce un'eccezione rilevabile d'ufficio dal giudice. In un caso di azione revocatoria, la Corte ha stabilito che, in assenza di prova della data certa del preliminare, il momento per valutare la consapevolezza del danno ai creditori è quello della stipula del contratto definitivo, rendendo inefficace la vendita immobiliare che pregiudicava le ragioni creditorie.
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Azione Revocatoria: Assegno come Promessa di Pagamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28141/2023, ha rigettato il ricorso di un debitore che aveva trasferito la nuda proprietà del suo unico immobile ai genitori. I creditori avevano agito con un'azione revocatoria. La Corte ha confermato che, ai fini di tale azione, un assegno, anche se invalido come titolo di credito, costituisce una valida promessa di pagamento e quindi una prova sufficiente della ragione di credito. Inoltre, ha ribadito che la frode ai danni dei creditori (participatio fraudis) può essere provata tramite indizi, come lo stretto legame di parentela e la permanenza del debitore nell'immobile.
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