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Evasione

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1212 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Applicazione della recidiva: confermata la pena per evasione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione a carico di un imputato, ribadendo la piena legittimità dell'aggravante contestata. L'imputato aveva impugnato la sentenza d'appello lamentando la mancata esclusione dell'aggravante personale. I giudici di legittimità hanno respinto l'istanza evidenziando la presenza di molteplici precedenti penali a carico dell'uomo, compresa una condanna per undici reati in continuazione. Tale storia giudiziaria dimostra una spiccata pericolosità sociale e una totale insensibilità alla funzione rieducativa della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la corretta applicazione della recidiva, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Esclusione della recidiva negata per chi viola le prescrizioni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per evasione, gravato da numerosi precedenti penali. La difesa lamentava la mancata motivazione espressa dei giudici di merito sull'esclusione della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale. I giudici supremi hanno chiarito che la pericolosità sociale e la reiterata inosservanza delle prescrizioni giustificano l'aggravamento sanzionatorio anche in via implicita. Di conseguenza, il ricorso non merita accoglimento quando la condotta denota una chiara incapacità di rispettare la legge. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, confermando la piena validità della pena e condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la fuga di 500 metri non evita la condanna
Un imputato sottoposto a misura restrittiva si allontana dalla propria abitazione e viene sorpreso dalle forze dell'ordine a circa 500 metri di distanza. La difesa impugna la condanna per il reato di evasione, sostenendo la nullità della notifica del giudizio di appello e invocando la particolare tenuità del fatto a causa di un presunto attacco di panico. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici confermano la piena validità della notifica eseguita presso il domicilio ritualmente eletto e rilevano che il malore psicologico è rimasto indimostrato. Inoltre, la distanza di mezzo chilometro esclude la lieve entità della condotta, confermando in via definitiva la colpevolezza dell'imputato e le sanzioni stabilite.
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Reato di evasione: il ricorso generico costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per un soggetto accusato di reato di evasione con recidiva. Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello limitandosi a contestare la quantificazione della pena inflitta. I giudici hanno respinto l'atto dichiarandolo inammissibile a causa dell'assoluta genericità delle doglianze. Il condannato non ha infatti dimostrato alcuna illegalità nel calcolo sanzionatorio applicato dai magistrati di merito. Di conseguenza, la sentenza di condanna è divenuta definitiva. L'interessato deve ora pagare le spese di lite e versare la somma di tremila euro alla cassa delle ammende per aver promosso un giudizio manifestamente privo di fondamento.
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Reato di evasione: la Cassazione boccia il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato a otto mesi di reclusione per il reato di evasione con l'aggravante della recidiva. Il condannato contestava la responsabilità penale, il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e la mancata prevalenza delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché i motivi presentati erano generici e si limitavano a riproporre le stesse difese già respinte dalla Corte di Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato integralmente la pena detentiva e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato alla pena di un anno di reclusione per il reato di evasione, aggravato dalla recidiva. L'individuo ha proposto ricorso dinanzi ai giudici di legittimità contestando l'applicazione dell'aggravante della recidiva, ma senza proporre argomentazioni nuove o specifiche rispetto a quelle già esaminate e rigettate nei precedenti gradi di giudizio. I giudici supremi hanno rilevato la totale genericità dei motivi di gravame, limitati alla mera riproduzione delle censure di merito. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, confermando in via definitiva la condanna a un anno di reclusione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata la recidiva senza attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. Il soggetto contestava l'applicazione della recidiva, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e il calcolo complessivo della pena. I giudici hanno confermato la decisione dei gradi precedenti. L'imputato aveva violato la misura cautelare poco tempo dopo la sua imposizione ed era stato colto in flagranza con sostanze stupefacenti. Tali elementi, uniti a tre precedenti condanne, dimostrano una spiccata pericolosità sociale che impedisce qualsiasi riduzione di pena. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto l'impugnazione, confermando la pena detentiva e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso respinto e sanzione pecuniaria
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per un imputato responsabile del reato di evasione con recidiva. L'imputato ha impugnato la decisione di merito lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile per genericità, evidenziando che i motivi proposti si limitavano a reiterare argomenti già motivatamente respinti in sede di appello. L'imputato perde definitivamente il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato di evasione: condanna anche per 12 minuti di ritardo
Un cittadino sottoposto a misura cautelare aveva un permesso per uscire dalla propria abitazione fino alle ore 12:00. Durante un controllo, le forze dell'ordine hanno constatato la sua assenza, prolungando la verifica fino alle ore 12:12 senza riscontrare il rientro dell'interessato. Il Tribunale ha condannato l'uomo per il reato di evasione. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo l'assenza di dolo a causa del minimo ritardo registrato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali insieme a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: condanna confermata anche per assenze brevi
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. Le forze dell'ordine hanno accertato la sua assenza durante un controllo ispettivo, cogliendolo mentre rientrava in casa soltanto in un secondo momento. L'uomo ha cercato di giustificare l'accaduto fornendo spiegazioni smentite dalle dichiarazioni della moglie. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione, escludendo le attenuanti generiche e la particolare tenuità del fatto a causa della condotta abituale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato perché privo di motivi specifici e concreti. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge lo stato di necessità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a cinque mesi e dieci giorni di reclusione nei confronti di un imputato ritenuto responsabile per il reato di evasione, aggravato dalla recidiva. L'interessato ha presentato ricorso sostenendo la presenza di uno stato di necessità, anche solo putativo, che avrebbe giustificato il suo allontanamento dalla misura restrittiva. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente la tesi difensiva, rilevando la totale genericità dei motivi di ricorso, i quali si limitavano a riprodurre le medesime censure già analizzate e rigettate dalla Corte di Appello. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dell'imputato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione e recidiva reiterata: confermata la condanna
Un uomo condannato per evasione ha presentato ricorso per contestare il calcolo della pena, il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva reiterata. I giudici di merito avevano accertato che l'imputato si era allontanato dal luogo di detenzione di notte, facendosi sorprendere con altre persone in una piazza di spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione precedente e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il comportamento notturno in un contesto criminale e i precedenti plurimi dimostrano una marcata pericolosità sociale. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Morte dell’imputato: la condanna si cancella in Cassazione
Un soggetto condannato nei gradi di merito per tentata rapina ed evasione ha presentato ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità è sopraggiunta la morte dell'imputato, certificata ufficialmente dagli atti depositati. La Suprema Corte ha preso atto dell'evento e ha dichiarato l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. La morte dell'imputato cancella definitivamente la responsabilità penale e impedisce qualsiasi esecuzione della pena.
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Due evasioni distinte escludono il reato continuato
L'Imputata, condannata per due distinti episodi di evasione dagli arresti domiciliari, ha richiesto il riconoscimento dell'istituto del reato continuato per ottenere una riduzione della pena complessiva. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando l'assenza di una preventiva programmazione unitaria prima della prima fuga. Le due condotte illecite rispondevano infatti a motivazioni eterogenee e occasionali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata, confermando la piena autonomia delle due condanne e disponendo il pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione economica a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione e attenuanti negate in caso di recidiva grave
La Corte di Cassazione ha esaminato la vicenda di un uomo che, sottoposto agli arresti domiciliari per precedenti reati patrimoniali, si è allontanato dall'abitazione per compiere un nuovo furto, fornendo false generalità durante i controlli. L'imputato ha presentato ricorso lamentando il mancato riconoscimento di una pena più mite. La Suprema Corte ha dichiarato l'atto inammissibile. I giudici hanno chiarito che per il reato di evasione e attenuanti generiche non sussistono le condizioni applicative qualora emerga una marcata pericolosità sociale del reo unita alla recidiva. La condotta denota infatti un palese disprezzo delle prescrizioni imposte dall'autorità giudiziaria. L'interessato è stato condannato a sostenere le spese di giudizio e a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata la condanna dopo la confessione
Un soggetto sottoposto a misura restrittiva ha commesso il reato di evasione, ammettendo i fatti durante l'udienza di convalida. Dopo la condanna nei gradi di merito, l'imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando l'applicazione della legge penale, l'eccessività della pena e il mancato prevalere delle attenuanti generiche sulla recidiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e manifestamente infondato, evidenziando che la confessione e la motivazione della corte territoriale escludevano ogni vizio logico. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uscita per farmaci senza prova: scatta il reato di evasione
Un cittadino sottoposto a misura restrittiva presso la propria abitazione si è allontanato senza alcuna autorizzazione giudiziaria. L'uomo ha giustificato l'uscita sostenendo la necessità di recuperare un farmaco sul proprio posto di lavoro. La Corte di merito ha ritenuto non provata tale emergenza e ha confermato la responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato perché basato su motivi generici e ripetitivi. I giudici hanno chiarito che qualsiasi allontanamento non autorizzato e privo di idonea prova configura pienamente il reato di evasione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega gli sconti di pena
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che lo condannava per il reato di evasione. La difesa ha contestato il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche finalizzate a una riduzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici di merito hanno motivato in modo logico ed esauriente il diniego dello sconto di pena, valorizzando la durata consistente e la reiterazione delle violazioni commesse. Di conseguenza, l'Imputato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata condanna e rigetto delle attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. L'imputato lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo argomentazioni già respinte dalla Corte di Appello. I giudici di legittimità hanno ribadito che la decisione sul trattamento sanzionatorio spetta unicamente al giudice di merito. La reiterazione e la durata delle condotte illecite giustificano pienamente il diniego dei benefici sanzionatori. Il ricorrente ha subito la condanna definitiva e il pagamento delle spese, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la notte in discoteca costa la condanna
Un uomo sottoposto a programma di protezione e a prescrizioni restrittive si reca in una discoteca in piena notte. Le forze dell'ordine lo sorprendono durante un controllo casuale nel locale. I giudici condannano l'uomo per il reato di evasione, negando l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e conferma integralmente la condanna con pagamento di sanzione pecuniaria.
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