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Evasione — Anno 2024

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83 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Evasione

Provvedimenti

Evasione domiciliare: ogni allontanamento è reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10774/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato per il reato di evasione domiciliare. La Corte ha ribadito che, nel caso di esecuzione della pena presso il domicilio ai sensi della L. 199/2010, qualsiasi allontanamento, indipendentemente dalla sua durata, configura il reato. Non trova applicazione la norma che esclude la punibilità per assenze inferiori alle dodici ore.
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Attenuanti generiche e collaborazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10757/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. L'imputato richiedeva le attenuanti generiche basandosi sulla sua collaborazione con gli inquirenti in un diverso procedimento per traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che tale collaborazione è irrilevante, in quanto estranea al reato per cui si procedeva, confermando che i motivi per la concessione delle attenuanti devono essere pertinenti al fatto giudicato.
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Evasione e detenzione domiciliare: la durata conta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10714/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione dalla detenzione domiciliare. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la durata dell'allontanamento non autorizzato è irrilevante ai fini della configurabilità del reato. Anche una breve assenza integra il delitto di evasione e detenzione domiciliare, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Liberazione anticipata: evasione nega il beneficio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, confermando che la liberazione anticipata può essere negata per il semestre in cui è avvenuta un'evasione. La Corte ha ritenuto che tale condotta dimostri una non adesione al percorso rieducativo. Inoltre, ha stabilito che il Tribunale di Sorveglianza non può decidere su un periodo non valutato in primo grado, ma deve rimettere gli atti al giudice competente per non ledere i diritti della difesa.
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Attenuanti generiche negate: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La richiesta di concessione delle attenuanti generiche è stata respinta poiché la confessione era tardiva, avvenuta dopo la raccolta di prove schiaccianti, e l'imputato si era reso responsabile del reato di evasione dagli arresti domiciliari durante il procedimento.
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Evasione e stato di necessità: quando non si applica
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per evasione. La difesa basata sullo stato di necessità è stata respinta perché il comportamento dell'imputato, che si è recato prima da un amico e solo in un secondo momento in una clinica, è stato ritenuto incompatibile con l'attualità e l'inevitabilità del pericolo richiesti dalla legge per giustificare il reato. La decisione chiarisce i rigidi requisiti per l'applicazione della scriminante in casi di evasione e stato di necessità.
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Art. 131-bis evasione: Cassazione su inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per evasione. La richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis c.p., è stata respinta. La Corte ha confermato che la prolungata durata dell'allontanamento dagli arresti domiciliari dimostra una 'assoluta insofferenza al regime detentivo', escludendo la lieve entità del reato. Anche la richiesta di attenuanti generiche è stata negata a causa della gravità della condotta e dei precedenti penali del ricorrente.
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Art. 131-bis evasione: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per il reato di evasione. La richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis c.p., è stata respinta. La Corte ha ritenuto che il comportamento dell'imputato, che aveva deviato dal percorso autorizzato e guidava un veicolo senza assicurazione, manifestasse una noncuranza per le regole tale da escludere la scarsa offensività del reato. Di conseguenza, il ricorso è stato giudicato inammissibile e l'imputato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Evasione: il ritardo nel rientro è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. La Corte ribadisce che anche il semplice ritardo nel rientro presso l'abitazione designata per gli arresti domiciliari costituisce allontanamento e, quindi, integra il reato di evasione. Viene inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali e della reiterata condotta dell'imputato.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è riproduttivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per evasione. L'appello è stato giudicato meramente riproduttivo di censure già respinte in secondo grado e ha confermato la valutazione sulla pericolosità sociale dell'imputato, basata su precedenti condanne e modalità della fuga. La decisione sottolinea come il giudizio sulla sanzione spetti al giudice di merito se adeguatamente motivato.
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Ricorso inammissibile: evasione e motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per evasione. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi presentati, che risultavano già adeguatamente valutati o formulati in modo troppo vago, in particolare riguardo la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile evasione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. Il ricorso è stato respinto perché i motivi presentati erano una mera riproduzione di argomenti già esaminati e respinti dalla Corte d'Appello. La decisione si fonda sulla corretta valutazione della recidiva e della persistente pericolosità sociale del soggetto, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione arresti domiciliari: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per evasione dagli arresti domiciliari. Il ricorso è stato giudicato meramente riproduttivo di censure già respinte in appello, dove era stata sottolineata la gravità del fatto, commesso di notte e in presenza di precedenti penali, escludendo così la particolare tenuità del fatto.
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Ricorso inammissibile evasione: i motivi della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per evasione dagli arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla ripetitività degli argomenti difensivi e sulla corretta esclusione della particolare tenuità del fatto, motivata dai precedenti penali dell'imputato e dalle modalità della violazione, avvenuta in un altro comune e in compagnia di terzi. La pronuncia conferma la condanna e aggiunge il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: no all’evasione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo di essersi trattenuto solo nel cortile condominiale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, la cui motivazione non è stata ritenuta illogica, poiché basata sulla prova di un allontanamento effettivo dall'appartamento, circostanza che esclude la particolare tenuità del fatto.
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Art. 131-bis: quando non si applica per evasione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. La richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis del codice penale, è stata respinta. La Corte ha ritenuto che la condotta dell'imputato, recatosi presso l'abitazione di un pluripregiudicato e rientrato solo per l'arrivo delle forze dell'ordine, costituisse una circostanza ostativa alla valutazione di minore offensività del fatto, giustificando così la decisione dei giudici di merito.
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Ricorso inammissibile: quando è mera riproduzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per il reato di evasione. La decisione si fonda sul fatto che i motivi del ricorso erano una semplice ripetizione di censure già valutate e respinte dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha confermato la correttezza del calcolo della pena, che teneva conto della recidiva e della continuazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Evasione: uscire da scuola integra il reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che, pur autorizzato a recarsi a scuola, si era allontanato dall'istituto al di fuori dell'orario previsto. Secondo la Corte, tale comportamento, in assenza di un'ulteriore autorizzazione, integra pienamente la fattispecie del reato di evasione, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Evasione: il dolo generico basta per la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). La Corte ha ribadito che per configurare tale reato è sufficiente il dolo generico, consistente nella consapevolezza di essere sottoposto a una misura restrittiva e nella volontà di violarne le prescrizioni.
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Reato di evasione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione a causa di ripetuti ritardi nel rientro agli arresti domiciliari. I motivi del ricorso sono stati giudicati una mera riproposizione di censure già respinte in appello. La Corte ha confermato che la serialità e la gravità complessiva dei fatti impediscono l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).
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