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Eterodiretta

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Aggettivo che descrive un'attività lavorativa le cui modalità di esecuzione sono decise e dirette da un soggetto esterno (il datore di lavoro), e non dal lavoratore stesso. È una caratteristica chiave del lavoro subordinato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lavoro subordinato: quando il fatto notorio non basta
Una società organizzatrice di eventi è stata sanzionata per il presunto impiego irregolare di undici addetti alla sicurezza. Le corti inferiori hanno confermato la sanzione, ritenendo 'notorio' che tale attività costituisse lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la qualificazione di un rapporto come lavoro subordinato non può basarsi su una presunzione di notorietà, ma richiede una prova concreta dell'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo del datore di lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Orario di lavoro: il tempo per arrivare alla postazione
La Cassazione ha stabilito che l'orario di lavoro include il tempo che il dipendente impiega dall'ingresso in azienda al login sul computer. Questo periodo è considerato a disposizione del datore di lavoro e deve essere retribuito. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di telecomunicazioni, confermando la decisione della Corte d'Appello e sottolineando che le attività preparatorie e necessarie per iniziare la prestazione lavorativa rientrano a pieno titolo nell'orario di lavoro.
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Orario di lavoro effettivo: il tempo per il login vale
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che il tempo impiegato da un lavoratore tra la timbratura del cartellino all'ingresso e il login alla postazione di lavoro deve essere considerato orario di lavoro effettivo e, di conseguenza, retribuito. La Corte ha respinto il ricorso di una grande società di telecomunicazioni, la quale sosteneva che tale periodo non fosse sotto il suo diretto potere di controllo. Secondo i giudici, tutte le attività preparatorie, necessarie e obbligatorie per l'inizio della prestazione, rientrano a pieno titolo nell'orario di lavoro, poiché il dipendente è già a disposizione dell'azienda.
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Tempo di vestizione: quando va pagato? La Cassazione
La Corte di Cassazione esamina un caso relativo al tempo di vestizione dei dipendenti di una società cooperativa. La Corte d'Appello aveva stabilito che il tempo per indossare e togliere la divisa (10 minuti prima e dopo il turno) dovesse essere retribuito, in quanto attività eterodiretta dal datore di lavoro. Tuttavia, prima della decisione finale della Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la Suprema Corte non si è pronunciata nel merito, ma ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, chiudendo il caso e rendendo inefficace la sentenza d'appello.
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Tempo tuta: la Cassazione conferma la retribuzione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il cosiddetto 'tempo tuta', ovvero il tempo impiegato dal personale sanitario per indossare e togliere la divisa, deve essere considerato a tutti gli effetti orario di lavoro e, di conseguenza, retribuito. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria, sostenendo che tale attività, essendo obbligatoria e funzionale alla prestazione lavorativa, rientra nel tempo in cui il lavoratore è a disposizione del datore di lavoro. La decisione si fonda sul principio che conta la concreta esecuzione della prestazione e non le previsioni astratte del contratto collettivo.
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Straordinario festivo: basta l’ok implicito del datore
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio il Ministero per il mancato pagamento di ore di straordinario festivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che per il diritto al compenso non è necessaria un'autorizzazione scritta e formale, ma è sufficiente un consenso implicito del datore di lavoro, desumibile dall'organizzazione del lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Lavoro straordinario: basta il consenso implicito
Un dipendente del Ministero della Cultura ha richiesto il pagamento per lavoro straordinario svolto nei giorni festivi. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione precedente, ha stabilito che per il pagamento dello straordinario non è necessaria un'autorizzazione formale esplicita, ma è sufficiente un'autorizzazione implicita, desumibile dall'organizzazione del lavoro imposta dal datore. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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