La Corte di Cassazione, con la sentenza penale n. 2236/2026, ha rigettato il ricorso di un imputato accusato di concorso in estorsione aggravata e turbativa d'asta. Il caso riguarda le pressioni su un'impresa per farla desistere da una gara d'appalto. La Corte ha stabilito che la 'perdita di chance', ovvero la perdita di una seria possibilità di aggiudicarsi l'appalto, costituisce un danno patrimoniale sufficiente a integrare il reato di estorsione, anche se la possibilità di vittoria della vittima fosse legata a un precedente accordo illecito. Inoltre, ha chiarito che anche una procedura negoziata, se basata su criteri selettivi, configura una 'gara' ai fini del reato di turbativa d'asta.
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