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Estemporaneità

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42 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Continuazione reati: no se il fatto è estemporaneo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati, specificamente tra la partecipazione a un'associazione per il narcotraffico e un tentato omicidio. La Corte ha stabilito che non sussiste un medesimo disegno criminoso quando uno dei reati, in questo caso il tentato omicidio, deriva da un'azione estemporanea e occasionale, non programmata fin dall'inizio, ma scaturita da una lite contingente.
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Continuazione esterna: quando non si applica
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione esterna tra reati commessi in date diverse. La decisione si fonda sulla mancanza di un 'medesimo disegno criminoso', evidenziando come la distanza temporale e la natura estemporanea e occasionale delle condotte impediscano di configurare un piano unitario, confermando così la decisione della Corte d'Appello.
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Continuazione tra reati: quando viene esclusa?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna che chiedeva la continuazione tra reati di rapina e lesioni. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, sottolineando che la natura estemporanea e non programmata di uno dei reati impedisce di riconoscere un unico disegno criminoso, anche in presenza di vicinanza temporale.
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Continuazione tra reati: non basta la vicinanza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per due condanne distinte, una per estorsione e ricettazione e l'altra per rapina. Nonostante la vicinanza temporale e spaziale dei fatti, la Corte ha escluso l'esistenza di un unico disegno criminoso, ritenendo la rapina un atto estemporaneo e non parte di un piano preordinato. La sentenza ribadisce che la contiguità temporale non è di per sé sufficiente a configurare la continuazione tra reati.
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Continuazione tra reati: no se manca il piano unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per diverse condotte illecite. La decisione si fonda sulla mancanza di un disegno criminoso unico, provata dall'ampio intervallo temporale tra i reati e dalla natura estemporanea di alcuni di essi, come l'evasione. Secondo i giudici, questi elementi dimostrano che i crimini non erano stati pianificati in anticipo come parte di un unico progetto, ma erano frutto di decisioni separate e autonome.
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Continuazione tra reati: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20259/2024, ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati diversi, tra cui truffa e indebito utilizzo di carte di credito. La Corte ha stabilito che per applicare l'istituto della continuazione tra reati non è sufficiente la somiglianza dei crimini o la loro vicinanza temporale, ma è indispensabile dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dal primo reato, escludendola in caso di comportamenti estemporanei e non pianificati.
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Continuazione tra reati: no se manca un piano unitario
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati per sei condanne per furto. La Corte ha confermato che la notevole distanza temporale e la natura occasionale dei furti escludono l'esistenza di un disegno criminoso unitario, configurando piuttosto una generica tendenza a delinquere.
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Continuazione tra reati: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso sulla continuazione tra reati. Ha stabilito che per riconoscere un unico disegno criminoso non basta la somiglianza dei reati (rissa e lesioni), ma serve la prova che i reati successivi fossero programmati fin dal primo. Un intervallo di nove mesi e la natura impulsiva dei delitti escludono tale programmazione.
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Volizione unitaria: reati autonomi e non progetto unico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando la decisione di merito che escludeva la sussistenza di una volizione unitaria tra due reati. L'ordinanza sottolinea come l'estemporaneità delle condotte e l'assenza di un progetto criminoso unitario indichino determinazioni autonome a delinquere, riconducibili a un'abitualità criminosa piuttosto che a un unico disegno.
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Continuazione tra reati: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la revoca della sospensione condizionale della pena. La Corte ha ribadito che per configurare la continuazione tra reati è necessaria la prova di un programma criminoso unitario, pre-pianificato sin dal primo reato, e non è sufficiente la mera successione di illeciti, anche se simili. Il ricorso è stato respinto anche perché riproponeva questioni già decise e argomentazioni non pertinenti.
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Continuazione tra reati: no se manca un piano unitario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, sottolineando che reati commessi a distanza di mesi e come reazioni estemporanee a controlli di polizia non possono essere considerati parte di un unico disegno criminoso, elemento essenziale per la concessione del beneficio.
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Reato continuato: la Cassazione esclude l’applicazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato a due sentenze definitive. La prima sentenza riguardava reati contro privati, mentre la seconda concerneva reati contro un pubblico ufficiale, scaturiti da un episodio imprevisto in carcere. La Corte ha stabilito che manca il 'medesimo disegno criminoso' quando i reati successivi nascono da una determinazione estemporanea e non da un piano preordinato, confermando così la decisione del giudice dell'esecuzione.
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Reato continuato: quando si applica? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per due distinte condanne per reati fallimentari. La Corte ha stabilito che, per applicare tale istituto, è necessaria la prova di un'unica e iniziale deliberazione criminosa. Nel caso specifico, i reati sono stati considerati frutto di decisioni estemporanee e opportunistiche, non riconducibili a un piano unitario, distinguendo così il singolo disegno criminoso da una generica inclinazione a delinquere.
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Continuazione reati: no se la violazione è spontanea
Un soggetto, condannato con due sentenze di patteggiamento per violazione della sorveglianza speciale, ha richiesto l'applicazione della continuazione reati in fase esecutiva. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, sottolineando che la natura spontanea e non pianificata della prima violazione, scaturita da un litigio, interrompe il nesso del 'medesimo disegno criminoso' necessario per l'istituto, rendendo giustificato il dissenso del Pubblico Ministero.
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Disegno Criminoso: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27916/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato volto al riconoscimento di un unico disegno criminoso. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la natura estemporanea della condotta successiva e l'offesa a un diverso bene giuridico sono elementi sufficienti per escludere la continuazione del reato, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
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Disegno criminoso: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato volto al riconoscimento di un unico disegno criminoso. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, sottolineando che la natura estemporanea e non pianificata delle condotte delittuose impedisce di configurare un piano unitario, nonostante la similarità delle modalità di esecuzione e lo stato di tossicodipendenza del ricorrente.
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Reato continuato: i limiti del disegno criminoso
La Corte di Cassazione chiarisce i confini del reato continuato. Un individuo, condannato per corruzione elettorale politico-mafiosa, chiedeva l'unificazione della pena con precedenti condanne per associazione mafiosa ed estorsione. La Corte ha negato la continuazione per l'estorsione, anche se commessa verso la stessa vittima del patto elettorale, perché nata da una determinazione successiva e occasionale ('estemporanea') e non da un unico disegno criminoso pianificato sin dall'inizio.
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Continuazione tra reati: no se sono estemporanei
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati di evasione. La Corte ha stabilito che la mera ripetizione di illeciti dello stesso tipo, se commessi in modo estemporaneo e non come parte di un unico programma criminoso preordinato, non è sufficiente per applicare il più favorevole trattamento sanzionatorio previsto dalla disciplina della continuazione tra reati.
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Continuazione tra reati: quando viene negata dalla Corte
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della continuazione tra reati per un imputato. I giudici hanno stabilito che, in assenza di prove di un unico disegno criminoso fin dall'inizio, i delitti devono essere considerati atti estemporanei e separati. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per genericità, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Reato continuato e mafia: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per omicidi e una per associazione di tipo mafioso. La Corte ha stabilito che non può esserci continuazione se i delitti-scopo (omicidi) sono stati commessi prima dell'adesione formale al sodalizio criminale. Inoltre, anche in caso di affiliazione antecedente, la natura estemporanea e occasionale degli omicidi, sorti da circostanze contingenti, esclude l'esistenza di un medesimo disegno criminoso pianificato sin dall'inizio.
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