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Esigibilità Dell'Imposta

19 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il momento a partire dal quale lo Stato può legalmente richiedere il pagamento di un'imposta. Per i contratti pubblici, coincide con il pagamento del corrispettivo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Cash pooling e IVA: la Cassazione annulla sanzioni per autofatturazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **cash pooling e IVA**, rigettando il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. L'Agenzia aveva sanzionato una Holding per aver autofatturato nel 2008 servizi ricevuti nel 2007 da una controllata, sostenendo che i movimenti di cash pooling costituissero un pagamento implicito o un abuso del diritto per eludere limiti alla detrazione IVA. La Corte ha chiarito che il cash pooling non equivale a un pagamento ai fini fiscali. Ha confermato che il pagamento effettivo è avvenuto nel 2008, rendendo l'autofatturazione tempestiva. Ha inoltre escluso l'abuso del diritto, ribadendo il principio di neutralità fiscale.
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Cash pooling e Esigibilità IVA: la Cassazione dà ragione all’Azienda
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato un'Azienda per l'omessa fatturazione tempestiva di servizi ricevuti da una controllata, nonostante il pagamento fosse avvenuto tramite cash pooling. L'Azienda aveva autofatturato le prestazioni solo anni dopo. I giudici di merito avevano annullato le sanzioni, ritenendo che l'Agenzia non avesse provato che i movimenti di cash pooling fossero pagamenti effettivi per i servizi, piuttosto che gestione di tesoreria. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che l'esigibilità IVA per le prestazioni di servizi dipende dal pagamento del corrispettivo. L'Agenzia non ha fornito la prova necessaria, e l'accusa di abuso del diritto è rimasta un'asserzione. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia.
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Rettifica fatture IVA: la correzione non cancella la sanzione
Una società ha emesso diverse fatture senza addebitare l'IVA, ritenendo per errore le operazioni non imponibili. In un secondo momento, la società ha effettuato la rettifica fatture IVA emettendo documenti corretti prima di qualsiasi controllo fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha comunque contestato l'omissione iniziale, applicando le sanzioni per tardiva regolarizzazione e mancato versamento periodico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Erario, stabilendo che la correzione successiva non cancella la violazione sostanziale commessa all'origine. L'emissione di fatture senza IVA altera la liquidazione periodica del tributo e genera un danno immediato all'Erario. La correzione successiva evita solo il recupero dell'imposta già versata, ma non elimina l'obbligo di pagare le sanzioni tributarie.
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Momento impositivo IVA tra esecuzione e pagamento effettivo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'omessa fatturazione per lavori di subappalto eseguiti nel 2011 ma pagati dal committente soltanto nel 2013. I giudici di primo e secondo grado avevano annullato l'avviso di accertamento, sostenendo che l'imposta divenisse esigibile solo al momento dell'incasso effettivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti, accogliendo il ricorso dell'Erario. I giudici hanno chiarito che il momento impositivo IVA coincide con la materiale esecuzione ed ultimazione della prestazione di servizi, in piena conformità con le direttive dell'Unione Europea, rendendo irrilevante la data del successivo pagamento.
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Fatture non incassate e omesso versamento IVA: condanna confermata
Un imprenditore, legale rappresentante di una società operante in appalti pubblici, non ha versato l'imposta sul valore aggiunto per oltre quattro milioni di euro. La difesa ha giustificato l'omesso versamento IVA sostenendo che la società si trovava in grave crisi di liquidità a causa dei ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. L'imprenditore aveva comunque emesso fatture anticipate per ottenere i pagamenti, generando il debito tributario. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale dell'amministratore. I giudici hanno chiarito che l'inadempimento della clientela, anche pubblica, rientra nel normale rischio d'impresa. L'emissione anticipata della fattura rende il tributo immediatamente dovuto allo Stato, a prescindere dall'effettivo incasso. La crisi economica non esclude la colpevolezza penale se l'imprenditore non dimostra di aver fatto tutto il possibile, anche con il proprio patrimonio personale, per onorare il debito fiscale.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: lite IVA sospesa
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società il mancato versamento dell'IVA per prestazioni di servizi relative a fatture non ancora incassate. La società ha sostenuto che l'imposta diventa esigibile solo al momento dell'effettivo pagamento da parte dei clienti. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione all'impresa, ma il Fisco ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. Nel corso del giudizio di legittimità, la società ha depositato una memoria per accedere alla definizione agevolata delle liti pendenti introdotta dalla riforma tributaria. La Suprema Corte ha accolto la richiesta difensiva, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire la formalizzazione della domanda di sospensione e la chiusura della vertenza fiscale.
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Esigibilità differita IVA e società miste: niente sconti
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a una società per tributi non versati. L'impresa ha giustificato il mancato pagamento evidenziando i mancati incassi da una società mista a partecipazione pubblica, invocando l'esigibilità differita IVA e l'esclusione delle sanzioni. I giudici di secondo grado hanno accolto le tesi dell'impresa. La Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito. La Suprema Corte ha chiarito che il differimento del tributo spetta solo per le prestazioni verso enti pubblici in veste autoritativa e non verso società miste regolate dal diritto privato. Inoltre, il mancato incasso commerciale non cancella le sanzioni. L'Amministrazione finanziaria vince il ricorso e il contribuente deve versare imposte, sanzioni e spese legali.
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Detrazione IVA: valida anche senza il pagamento della fattura
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di produzione cinematografica l'indebita detrazione IVA su tre fatture pagate solo parzialmente, oltre ad ammortamenti non spettanti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società sul punto dell'imposta sul valore aggiunto. I giudici hanno stabilito che la detrazione IVA spetta anche se la fattura non è stata ancora pagata, purché l'operazione sia reale e documentata da una fattura regolare. Non è necessario dimostrare l'effettivo pagamento per esercitare questo diritto, salvaguardando così il principio di neutralità fiscale dell'imposta. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Servizio Idrico: Rimborso Mutui è Corrispettivo, scatta l’IVA
Un Comune affida la gestione del servizio idrico a una società. In cambio della concessione in uso delle infrastrutture, il gestore si impegna a rimborsare le rate dei mutui preesistenti su quegli impianti. L'Agenzia delle Entrate ritiene l'operazione soggetta a IVA. La Cassazione le dà ragione, stabilendo che il pagamento delle rate costituisce un corrispettivo per un servizio. Si configura quindi un'operazione economica rilevante ai fini fiscali, per cui il rimborso mutui servizio idrico IVA è dovuto. La natura economica dello scambio prevale sulla forma giuridica, anche in assenza di un passaggio fisico di denaro.
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Esigibilità IVA: Servizi resi nel 2013, fattura nel 2016? Legittimo
Un'azienda ha eseguito servizi nel 2013 ma, a causa del pagamento tardivo da parte del cliente, ha emesso fattura solo nel 2016. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la mancata fatturazione nel 2013, pretendendo l'IVA per quell'anno. La Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio chiave sull'esigibilità IVA prestazioni di servizi: l'imposta diventa dovuta (esigibile) e la fattura va emessa non quando il servizio è completato, ma solo al momento del pagamento del corrispettivo. Pertanto, emettere fattura nel 2016 era corretto. L'Agenzia delle Entrate ha perso il ricorso.
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Esigibilità IVA su acconti: l’Azienda vince contro il Fisco
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sull'esigibilità IVA su acconti. Un'azienda produttrice di calzature aveva ricevuto anticipi nel 2012, ma l'Agenzia delle Entrate pretendeva l'IVA su quelle somme già in quell'anno. I giudici hanno dato ragione all'azienda, stabilendo un principio fondamentale: l'IVA su un acconto diventa esigibile non al momento del pagamento, ma solo quando tutti gli elementi essenziali della futura cessione, in particolare i beni specifici, sono già noti e individuati. Poiché nel 2012 i beni non erano ancora stati definiti, l'imposta era dovuta solo nel 2013, anno di consegna. L'Agenzia delle Entrate ha perso la causa e ha dovuto pagare le spese legali.
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Esigibilità accisa energia: la legge nuova non salva dal passato
Una società energetica ha calcolato le accise basandosi sulle fatture emesse anziché sull'energia immessa in consumo, criterio vigente all'epoca. Nonostante una legge successiva abbia introdotto proprio il criterio della fatturazione, la Cassazione ha dato ragione all'Agenzia Fiscale. La Corte ha stabilito che la corretta esigibilità dell'accisa sull'energia andava determinata secondo la legge in vigore al momento dei fatti. La modifica normativa successiva non ha effetto retroattivo, non cancella l'illecito e non giustifica l'annullamento delle sanzioni, poiché non si tratta di abolizione del reato ma di una semplice successione di leggi.
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Cessione di contratto: il momento decisivo per l’IVA
Una società ha detratto l'IVA relativa a una complessa operazione immobiliare, qualificata come cessione di contratto. L'Agenzia Fiscale ha contestato la detrazione, sostenendo che il terreno oggetto del contratto non fosse edificabile al momento del preliminare originario. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini IVA, il momento rilevante per valutare la natura (edificabile o meno) del terreno è quello della cessione di contratto, non quello del contratto preliminare originario. Poiché al momento della cessione il terreno era edificabile, l'operazione era soggetta a IVA e la detrazione legittima.
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Accise gas naturale: quando si paga l’imposta?
Una società fornitrice di gas naturale ha contestato il momento impositivo per il versamento delle accise, sostenendo la rilevanza del consumo effettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in materia di accise gas naturale, il criterio determinante per l'esigibilità dell'imposta è quello della fatturazione al consumatore finale, come previsto dalla normativa di settore. La decisione chiarisce che il momento in cui l'imposta diventa dovuta è legato all'emissione della fattura e non alla fornitura materiale del gas.
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Cessione del credito IVA: quando è esigibile?
Un consorzio ha ceduto a una società di factoring i propri crediti verso la Pubblica Amministrazione, per i quali l'IVA era in regime di sospensione. L'Agenzia delle Entrate ha richiesto il versamento immediato dell'imposta. La Corte di Cassazione ha confermato che la cessione del credito IVA, nell'ambito di un'operazione di factoring, determina l'immediata esigibilità dell'imposta, poiché il cedente realizza il valore economico del credito al momento della cessione stessa, venendo meno la ragione della sospensione.
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Autofattura servizi: quando scatta l’obbligo IVA?
Una società di assicurazioni in liquidazione è stata sanzionata per non aver emesso un'autofattura per commissioni di coassicurazione. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo che per l'autofattura servizi l'obbligo scatta solo al momento del pagamento del corrispettivo. Senza prova del pagamento, non c'è violazione. La Corte ha anche accolto il ricorso della società contro l'ingiustificata compensazione delle spese legali decisa nel precedente grado di giudizio.
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Aliquota IVA appalti pubblici: quale applicare?
In un complesso caso riguardante un appalto pubblico interrotto da fallimento, la Corte di Cassazione esamina la corretta aliquota IVA da applicare. La controversia nasce dalla richiesta di pagamento per lavori eseguiti prima del fallimento, dove la società creditrice chiedeva l'applicazione della maggiore aliquota IVA vigente al momento del potenziale pagamento, anziché quella in vigore al tempo del contratto. La Corte, nel rigettare il ricorso, ha confermato la decisione della corte d'appello, stabilendo che la richiesta di una maggiore aliquota IVA appalti pubblici non era ammissibile in quanto costituiva una modifica della domanda originaria, i cui limiti erano stati fissati dal decreto ingiuntivo iniziale che già comprendeva l'IVA all'aliquota originaria.
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IVA Appalti Pubblici: la Cassazione chiarisce
In una complessa vicenda legale originata da un contratto pubblico del 1988 e segnata dal fallimento della ditta appaltatrice, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società cessionaria del credito. La Corte ha stabilito due principi fondamentali in materia di IVA Appalti Pubblici: 1) l'aliquota IVA applicabile è quella in vigore al momento dell'esecuzione dei lavori (fatto generatore) e non quella vigente al successivo momento del pagamento; 2) ha negato l'applicazione di tassi di interesse speciali previsti per gli appalti di opere pubbliche, qualificando il rapporto come concessione di costruzione, a cui tali norme non si estendono.
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Fatto generatore IVA: quando fatturare i servizi
Una società di servizi è stata oggetto di un avviso di accertamento per omessa fatturazione IVA. La Corte di Cassazione ha analizzato il caso, stabilendo un principio chiave: per le prestazioni di servizi, il fatto generatore IVA, che fa sorgere l'obbligo di emettere fattura, coincide con l'esecuzione della prestazione stessa e non con il momento del pagamento. Quest'ultimo determina solo l'esigibilità dell'imposta. Di conseguenza, la Corte ha cassato la sentenza impugnata, rinviando la causa al giudice di merito per una nuova valutazione basata su questo fondamentale principio.
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