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Esclusione

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il significato legale di esclusione sociale in Italia è definito dalla Legge n. 328, dell’8 novembre 2000 che ha istituito la Commissione di Indagine sull'Esclusione Sociale - (CIES). Esclusione sociale significa, dal punto di vista normativo, povertà unita ad emarginazione sociale. Ogni anno la commissione presenta una relazione al Governo sullo stato della "esclusione sociale" in Italia, e formula proposte sulle quali entro il 30 giugno il Governo è tenuto e riferire al Parlamento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Particolare tenuità del fatto: quando è negata
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che lamentava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. I giudici hanno stabilito che il superamento rilevante delle soglie di punibilità e le modalità della condotta giustificano il diniego del beneficio. La motivazione della sentenza di appello è stata ritenuta congrua poiché focalizzata sull'assenza di un presupposto decisivo richiesto dalla norma.
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Esclusione socio: quando ha effetto fiscale?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esclusione socio in una società di persone non ha effetto immediato, nemmeno se deliberata in presenza del socio interessato. Secondo l'art. 2287 c.c., l'efficacia dello scioglimento del rapporto sociale decorre solo dopo trenta giorni dalla comunicazione della delibera. Nel caso analizzato, l'Agenzia delle Entrate aveva erroneamente imputato l'intero reddito societario ai soli soci superstiti per l'anno d'imposta 2006, ritenendo che il terzo socio fosse già uscito dalla compagine a metà dicembre. La Suprema Corte ha invece chiarito che, non essendo ancora decorso il termine di legge al 31 dicembre, il socio escluso doveva ancora considerarsi parte della società ai fini dell'imputazione del reddito per trasparenza.
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Principio di cartolarità e IVA in fattura
Un'associazione di categoria ha impugnato cartelle di pagamento relative a IVA dichiarata ma non versata per prestazioni rese ai soci. Sebbene tali operazioni fossero teoricamente fuori campo IVA, l'ente aveva emesso regolari fatture esponendo l'imposta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso applicando il principio di cartolarità: chiunque indichi l'IVA in fattura è obbligato a versarla, indipendentemente dalla reale natura dell'operazione. La presentazione di una dichiarazione integrativa non è stata ritenuta sufficiente a elidere il debito, poiché la scelta di fatturare ha natura negoziale e non era stata seguita dalla procedura di rettifica delle fatture necessaria per eliminare il rischio di indebita detrazione da parte dei destinatari.
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COSAP concessionario autostradale: quando è dovuto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società concessionaria autostradale è tenuta al pagamento del COSAP (Canone per l'Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche) per l'occupazione del soprassuolo comunale con viadotti. La Corte ha chiarito che, ai fini del pagamento, rileva la gestione economica e funzionale dell'infrastruttura, che genera profitto per il concessionario, e non la proprietà formale del bene, che appartiene allo Stato. L'occupazione, in assenza di un titolo concessorio specifico rilasciato dal Comune, è considerata presupposto sufficiente per l'imposizione del canone.
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COSAP autostrade: concessionario paga anche senza atto
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società concessionaria autostradale è tenuta al pagamento del COSAP per l'occupazione del soprassuolo di strade provinciali con cavalcavia. La Corte ha rigettato la tesi della società, secondo cui l'occupazione era da imputare allo Stato (soggetto esente), chiarendo che il soggetto obbligato è colui che gestisce l'opera e ne trae un utile economico, ovvero la concessionaria. L'obbligo di pagamento del COSAP autostrade sussiste anche in assenza di un formale atto di concessione, configurandosi come occupazione di fatto.
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COSAP concessionaria autostradale: quando si paga?
Una società concessionaria autostradale ha contestato il pagamento del canone (COSAP) richiesto da un Comune per i viadotti che sovrastano le strade municipali, sostenendo di essere esente in quanto l'opera è di interesse statale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la COSAP per una concessionaria autostradale è dovuta. La Corte ha chiarito che il soggetto passivo del canone è l'entità che occupa di fatto lo spazio e ne trae un beneficio economico, ovvero la società concessionaria, indipendentemente dalla proprietà statale dell'infrastruttura.
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