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Error In Procedendo — Anno 2024

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679 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Error In Procedendo

Provvedimenti

Danno soci minoranza: quando è risarcibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni soci di maggioranza contro una decisione che confermava il risarcimento del danno soci minoranza. Il danno era stato riconosciuto per la violazione dei doveri di buona fede, che aveva causato la frustrazione delle loro "ragionevoli aspettative". La Corte ha basato la sua decisione su un vizio procedurale: i motivi del ricorso non affrontavano la reale motivazione della sentenza d'appello.
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Fideiussione omnibus: la Cassazione e la nullità
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un garante in una fideiussione omnibus. La Corte ha escluso la qualifica di consumatore, ha respinto l'eccezione ex art. 1956 c.c. per la provata conoscenza delle difficoltà del debitore e ha dichiarato inammissibile la tardiva eccezione di nullità antitrust per mancata prova.
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Responsabilità del commercialista e onere della prova
Una società ha impugnato un avviso di accertamento fiscale, adducendo errori del proprio commercialista. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per escludere la propria responsabilità, il contribuente deve fornire un rigoroso onere della prova, dimostrando non solo la condotta fraudolenta del professionista, ma anche di aver esercitato un'adeguata e costante vigilanza sul suo operato. La sentenza ribadisce che le presunzioni dell'Agenzia delle Entrate, se gravi, precise e concordanti, sono sufficienti a legittimare l'accertamento, specialmente in presenza di comportamenti antieconomici non giustificati.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della commissione tributaria regionale per motivazione apparente. I giudici di secondo grado avevano confermato la decisione di primo grado con una formula generica, senza affrontare le specifiche critiche sollevate dall'Agenzia delle Entrate riguardo la deducibilità di una sopravvenienza passiva. La Corte ha stabilito che una motivazione è nulla quando non rende percepibile il ragionamento seguito, violando il requisito del 'minimo costituzionale', e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Accertamento d’ufficio e costi: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che in caso di accertamento d'ufficio per omessa dichiarazione, l'Amministrazione Finanziaria deve sempre calcolare i costi, anche in via induttiva, per non tassare il reddito lordo. Ha inoltre rigettato il motivo sulla nullità della notifica, ritenendola sanata dall'impugnazione del contribuente.
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Responsabilità banca: Cassazione su recesso dal fido
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società edile contro un istituto bancario, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso verteva sulla presunta responsabilità della banca per aver indotto la società a denunciare lo smarrimento di alcuni titoli e aver poi revocato gli affidamenti. La Cassazione ha dichiarato i motivi del ricorso inammissibili per ragioni procedurali, tra cui la mancata autosufficienza e la genericità delle censure, senza entrare nel merito della questione sulla responsabilità della banca.
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Ricorso inammissibile: onere della prova e autosufficienza
Un'infermiera ha fatto ricorso per ottenere i buoni pasto per i turni notturni. La sua richiesta è stata respinta in appello per prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo successivo ricorso inammissibile perché non ha adeguatamente provato l'interruzione della prescrizione, violando il principio di autosufficienza del ricorso stesso. La sentenza sottolinea che chi fa valere un'eccezione deve fornirne prova specifica nell'atto di ricorso.
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Autosufficienza del ricorso: Cassazione inammissibile
Un operatore sanitario ha fatto ricorso per ottenere i buoni pasto per i turni notturni. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per prescrizione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la violazione del principio di autosufficienza del ricorso: il ricorrente non aveva trascritto il contenuto essenziale dei documenti che provavano l'interruzione della prescrizione, impedendo alla Corte di valutare il motivo.
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Onere probatorio accertamento catastale: la Cassazione
Una società energetica ha impugnato la rettifica della rendita catastale di un impianto eolico, ritenuta eccessiva. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'onere probatorio nell'accertamento catastale grava sull'Amministrazione finanziaria, non potendo la prova derivare dalla semplice insufficienza delle difese del contribuente. Inoltre, ha stabilito che i giudici d'appello hanno errato nel non ammettere e valutare i nuovi documenti prodotti dalla società, cassando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Amministratore di fatto: responsabilità e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni tributarie a carico di un contribuente, riconosciuto quale amministratore di fatto e socio occulto di un complesso schema fraudolento basato su società "cartiere". La sentenza stabilisce che il principio di responsabilità esclusiva della persona giuridica non si applica quando questa è una mera "fictio", utilizzata come schermo per commettere illeciti a vantaggio personale dell'amministratore di fatto. In questi casi, la responsabilità per le sanzioni ricade direttamente sulla persona fisica che ha ideato e gestito la frode.
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Abitazione principale IMU: la prova della dimora abituale
Un contribuente si è visto negare l'esenzione fiscale sull'immobile di proprietà, nonostante la residenza anagrafica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21178/2024, ha rigettato il ricorso, stabilendo che per definire un'abitazione principale IMU non è sufficiente la sola registrazione anagrafica. È onere del contribuente dimostrare di avere anche la propria 'dimora abituale', ovvero il centro effettivo dei propri interessi e della propria vita, presso quell'immobile.
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Iscrizione ipotecaria: l’obbligo di preavviso
Un contribuente contesta un'iscrizione ipotecaria per mancato preavviso e vizi di notifica delle cartelle sottostanti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che l'iscrizione ipotecaria è nulla se non preceduta da una comunicazione che conceda al debitore 30 giorni per pagare o presentare osservazioni. La Corte annulla anche parte della sentenza di merito per 'motivazione apparente' sulla prova delle notifiche, rinviando il caso a un nuovo giudizio.
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Impugnazione ratio decidendi: l’errore che costa caro
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori per la stabilizzazione del rapporto di lavoro. L'errore fatale è stato non contestare specificamente ogni 'ratio decidendi' della sentenza di primo grado, rendendo la decisione su un punto cruciale definitiva. Questa ordinanza sottolinea l'importanza di una corretta tecnica di impugnazione ratio decidendi in appello.
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Amministratore di fatto: sanzioni e società cartiera
Un imprenditore, identificato come l'amministratore di fatto di una 'società cartiera' coinvolta in una frode fiscale, è stato sanzionato personalmente. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che quando una società è un mero schermo per il vantaggio personale, la responsabilità per le sanzioni ricade direttamente sull'individuo che la controlla, superando la regola generale che imputa la responsabilità all'ente.
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Responsabilità Geometra: l’errore non esclude il compenso
Un geometra ammette un errore di progettazione ma richiede comunque il pagamento del suo compenso. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21027/2024, chiarisce un principio fondamentale sulla responsabilità professionale geometra: assumersi la responsabilità per i danni derivanti da un errore non implica una rinuncia automatica al proprio onorario. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato il compenso, distinguendo nettamente l'obbligo risarcitorio dal diritto alla retribuzione per l'opera svolta.
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Responsabilità consulente fiscale: prova e limiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un consulente fiscale, confermando l'annullamento delle sanzioni a suo carico. La sentenza stabilisce che per affermare la responsabilità del consulente fiscale per una frode commessa da un suo cliente, l'amministrazione finanziaria deve fornire prove concrete della sua partecipazione attiva e consapevole. La mera conoscenza dell'attività illecita o il semplice ruolo di consulente non sono sufficienti. La valutazione sulla mancanza di prove, compiuta dai giudici di merito, è stata ritenuta insindacabile in sede di legittimità.
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Licenziamento collettivo: obblighi in caso di chiusura
La Corte di Cassazione ha statuito su un caso di licenziamento collettivo derivante dalla chiusura di una scuola materna. L'ordinanza chiarisce che, in caso di cessazione totale dell'attività, la comunicazione iniziale ai sindacati non deve specificare tutte le possibili misure alternative ai licenziamenti. È sufficiente esporre chiaramente le ragioni della chiusura che impediscono la prosecuzione dell'attività, ribadendo che la scelta imprenditoriale non è sindacabile nel merito dal giudice.
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Assegno ad personam: quali voci sono incluse?
Ex dipendenti di un ente soppresso chiedono di includere nel loro assegno ad personam il TEP e i premi di polizze assicurative. La Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che tali voci non hanno natura fissa e continuativa, requisito essenziale per l'inclusione.
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Acquiescenza tacita: riassumere la causa non è rinuncia
Un condominio si oppone a una decisione di incompetenza territoriale. Nel frattempo, per prudenza, riassume la causa davanti al nuovo giudice. La Corte d'Appello considera questo atto come acquiescenza tacita, dichiarando inammissibile l'appello. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che la riassunzione è un atto cautelativo e non una rinuncia a impugnare. La riassunzione della causa non implica acquiescenza tacita.
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Lavoro in nero: la prova testimoniale non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20804/2024, ha respinto il ricorso di un datore di lavoro sanzionato per l'impiego di due lavoratrici in nero. Il caso verteva sulla valutazione delle testimonianze delle dipendenti, ritenute dalla Corte d'Appello "stereotipate e poco circostanziate" e quindi inidonee a superare la presunzione legale sulla durata del rapporto di lavoro irregolare. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione dell'attendibilità delle prove è un compito esclusivo del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione non è palesemente illogica o apparente.
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