La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10796/2024, ha stabilito che una cittadina straniera, pur possedendo beni di lusso in Italia, non può essere considerata soggetta a tassazione nel nostro Paese se la sua residenza fiscale non è provata. Il caso riguardava un accertamento sintetico basato su auto e immobili, annullato dai giudici di merito poiché la contribuente aveva dimostrato di avere il centro dei propri interessi vitali all'estero per l'anno d'imposta in questione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che la prova della residenza fiscale è un presupposto essenziale per l'imposizione.
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