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Erga Omnes

146 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La locuzione latina erga omnes, tradotta letteralmente, significa nei confronti di tutti. Nel linguaggio giuridico, si usa dire che ha efficacia erga omnes una norma applicabile ad intere categorie di persone. Il significato risulta quindi essere l'opposto del detto inter partes, cioè avente efficacia solo per le parti (di un giudizio, di un contratto, ecc.). In particolare, l'espressione di contratti erga omnes fu usata nel diritto del lavoro italiano per i contratti di lavoro che sulla base dei decreti Vigorelli trovavano applicazione nei confronti di tutti i datori di lavoro e di tutti i lavoratori, anche non iscritti ai sindacati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Querela di falso su documenti bancari: quando la firma non basta
Un Lavoratore fu condannato a restituire un finanziamento alla Banca. Egli contestò la validità delle firme su alcuni documenti bancari, proponendo una querela di falso. La Corte d'Appello confermò la condanna, ritenendo provato il finanziamento e l'utilizzo del denaro da parte del Lavoratore. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore. Ha ribadito che la querela di falso su documenti bancari è ammissibile anche per scritture private non disconosciute, ma ha ritenuto che nel caso specifico la prova del finanziamento fosse già acquisita. Il Lavoratore deve ora sostenere le spese legali.
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Graduatorie ad Esaurimento: Diploma Magistrale e Inserimento Conteso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una docente con diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002. La docente chiedeva l'inserimento nelle **graduatorie ad esaurimento** (GAE) per il triennio 2014/2017, ma non aveva presentato domanda tempestivamente nel 2007/2008. I giudici di merito avevano respinto le sue richieste, sostenendo che il diploma non era sufficiente per l'inserimento senza un'abilitazione specifica e che le GAE erano liste chiuse. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso sulla giurisdizione e ha rimesso gli altri motivi, relativi al merito della controversia sull'abilitazione e l'inserimento nelle **graduatorie ad esaurimento**, alla Sezione Lavoro per una decisione più approfondita.
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Violazione di Brevetto in Gara: Confermato il risarcimento danni
Un'Azienda deteneva un brevetto per un sistema di puntellamento. Il Ministero della Difesa bandì una gara d'appalto per l'acquisto di kit simili, senza menzionare il brevetto. Un Consorzio, vincitore provvisorio, offrì un prodotto simile. L'Azienda brevettata contestò la violazione di brevetto. Il Ministero annullò la gara in autotutela. Il Tribunale e la Corte d'Appello condannarono il Consorzio a risarcire l'Azienda per il mancato guadagno. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Consorzio, confermando la condanna. Ha ribadito che la pubblicità del brevetto implica una presunzione di conoscenza della privativa, superabile solo dimostrando l'uso di ogni diligenza per evitare la violazione di brevetto. La liquidazione equitativa del danno è legittima in questi casi.
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Ricorso inammissibile per carenza di interesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da alcuni lavoratori contro il Ministero dell'Istruzione, relativi a questioni di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento. Il giudice di secondo grado aveva già rilevato un abuso dello strumento processuale da parte dei lavoratori, che avevano duplicato i giudizi. La Cassazione ha dichiarato estinto il processo per alcuni ricorrenti che avevano rinunciato validamente. Per gli altri, il ricorso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse nel ricorso, poiché la loro rinuncia non era stata notificata correttamente. Le spese legali sono state compensate.
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Fallimento in estensione: il socio non contesta l’insolvenza
Un socio illimitatamente responsabile è stato dichiarato fallito a seguito di un procedimento di fallimento in estensione legato alla crisi della propria società di persone. Il socio ha impugnato la decisione sostenendo che la società non si trovasse in stato di insolvenza e lamentando la violazione dei propri diritti di difesa per mancata convocazione iniziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del socio. I giudici hanno stabilito che, una volta divenuta definitiva la sentenza che dichiara il fallimento della società, l'accertamento dell'insolvenza fa stato verso tutti. Il socio dichiarato fallito per estensione non può più contestare i presupposti del fallimento societario, ma può solo dimostrare la propria eventuale estraneità alla compagine sociale.
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Vincoli urbanistici nel preliminare: nessun vizio occulto
Un promissario acquirente stipula un compromesso per l'acquisto di un terreno con fabbricato, versando caparra e acconti per la sanatoria edilizia. Successivamente, l'acquirente rifiuta il rogito e cita il venditore chiedendo il doppio della caparra e i danni. L'attore sostiene che il bene sia gravato da vincoli di esproprio e destinato a verde pubblico e parcheggio, circostanze asseritamente taciute. La Cassazione respinge integralmente il ricorso. La Suprema Corte chiarisce che i vincoli urbanistici nel preliminare derivanti dal piano regolatore comunale hanno valore normativo generale e si presumono conosciuti da chiunque. Non costituendo vizi occulti o oneri non apparenti, la loro presenza non giustifica il recesso del compratore.
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Recesso contratto preliminare: vincolo urbanistico e caparra trattenuta
Un Acquirente ha stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un terreno, versando una caparra confirmatoria. Successivamente, ha scoperto un vincolo di inedificabilità sul terreno e ha esercitato il recesso dal contratto, chiedendo il doppio della caparra. Il Venditore ha contestato, sostenendo che il vincolo era noto e che l'Acquirente non aveva avviato le procedure per ottenere il permesso di costruire, come previsto dal contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente. Ha stabilito che il diritto di recesso era condizionato all'impossibilità di ottenere il permesso dopo aver tentato di richiederlo. Poiché l'Acquirente non aveva attivato tale procedura, il suo recesso è stato ritenuto illegittimo. Il Venditore ha potuto trattenere la caparra.
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Giudicato Tributario: Sentenza Favorevole Estesa ai Posti Auto Condominiali
Una Contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione per l'imposta di registro su posti auto condominiali. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato l'accertamento, ritenendo la sentenza civile che riconosceva la proprietà dei posti auto un trasferimento oneroso. La Contribuente ha invocato sentenze favorevoli ottenute da altri condomini per lo stesso avviso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che il giudicato tributario favorevole ottenuto da un condebitore solidale può estendersi agli altri, purché venga espressamente invocato. La Cassazione ha annullato l'avviso, limitando la pretesa fiscale dell'Agenzia delle Entrate.
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Tariffe Sanitarie: ASL Contro Pagamento Prestazioni, Chi Vince?
Una Pubblica Amministrazione (L'ASL) ha contestato un decreto ingiuntivo per il pagamento prestazioni sanitarie fornite da una Clinica Privata. L'ASL sosteneva che le fatture fossero errate o già saldate e discuteva l'applicazione delle tariffe. La questione centrale riguardava se si dovessero applicare le tariffe regionali, annullate da un giudice amministrativo, o quelle nazionali. La Corte d'Appello ha stabilito che le tariffe nazionali si applicavano a tutte le strutture, riconoscendo il diritto della Clinica a maggiori pagamenti. La Cassazione ha rigettato il ricorso principale dell'ASL, confermando l'applicazione delle tariffe nazionali per il pagamento prestazioni sanitarie e il credito della Clinica. Ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale della Clinica.
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Indennizzo Disservizio Telefonico: La Cassazione e le Regole AGCOM
Un Commerciante ha subito l'attivazione non richiesta di linee telefoniche e la successiva sospensione ingiustificata del servizio principale da parte di un Operatore Telefonico. Il Commerciante ha chiesto il risarcimento dei danni e un indennizzo per disservizio telefonico. I giudici di merito avevano rigettato gran parte delle richieste, sostenendo che le delibere AGCOM non fossero immediatamente vincolanti e che il reclamo non fosse provato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le delibere AGCOM, se di natura regolamentare e attuative, hanno efficacia erga omnes e il giudice deve applicarle d'ufficio. Ha inoltre chiarito che la mancata contestazione del reclamo da parte dell'Operatore Telefonico rende il fatto provato. La sentenza è stata cassata e rinviata per una nuova valutazione.
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IMU Leasing Risolto: Chi Paga? La Cassazione Chiarisce il Soggetto Passivo
Il Comune ha richiesto il pagamento dell'IMU a una Società di Leasing per un immobile il cui contratto di locazione finanziaria era stato risolto. L'utilizzatore continuava a detenere l'immobile. La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto l'utilizzatore come soggetto passivo IMU. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che, in caso di risoluzione del contratto di leasing, il soggetto passivo IMU torna ad essere il locatore (la Società di Leasing), anche se l'utilizzatore non ha ancora riconsegnato materialmente il bene. La Corte ha accolto il ricorso del Comune, ribaltando la decisione precedente.
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IMU leasing risolto: chi paga tra concedente e utilizzatore?
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della soggettività passiva IMU in caso di contratto di leasing risolto. Una Società Concedente aveva ricevuto un avviso di accertamento IMU per immobili il cui contratto di leasing era stato risolto per inadempimento dell'Utilizzatore, ma i beni non erano ancora stati materialmente riconsegnati. La Società Concedente contestava la propria responsabilità. La Cassazione ha stabilito che, con la risoluzione del contratto di leasing, la soggettività passiva IMU torna in capo alla Società Concedente, indipendentemente dalla materiale riconsegna del bene. Il vincolo contrattuale, non la detenzione fisica, determina la titolarità dei diritti rilevanti ai fini impositivi. Il ricorso della Società Concedente è stato rigettato.
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IMU leasing risolto: chi paga tra locatore e utilizzatore?
Una società finanziaria (il Locatore) ha ricevuto un avviso di accertamento IMU per il 2013 da un Comune. Gli immobili erano stati oggetto di un contratto di leasing risolto, ma l'utilizzatore manteneva ancora la detenzione. La società ha contestato l'accertamento, sostenendo di non essere il soggetto passivo IMU. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che, in caso di IMU leasing risolto, il soggetto passivo torna ad essere il locatore, anche se l'utilizzatore detiene ancora materialmente il bene. Rileva il vincolo contrattuale che legittima la detenzione qualificata, non la detenzione materiale.
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Vincolo Urbanistico: Chi Vince tra Venditore e Acquirente?
Un Promissario Acquirente ha citato in giudizio il Promittente Venditore per la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. L'Acquirente lamentava che il Venditore avesse taciuto l'esistenza di un vincolo urbanistico sull'immobile, chiedendo il risarcimento e il doppio della caparra. Il Venditore, invece, sosteneva che il vincolo fosse di natura pubblica e quindi conosciuto o conoscibile dall'Acquirente, accusandolo di inadempimento. I giudici di merito hanno dato ragione al Venditore, ritenendo il vincolo urbanistico di conoscenza presunta. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, rigettando il ricorso dell'Acquirente e stabilendo che il Venditore poteva legittimamente trattenere la caparra.
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Diritto all’Assunzione: Accordi Sindacali non garantiscono l’impiego
Un Lavoratore, ex dipendente di un'Azienda Aerea, collocato in CIGS e poi in mobilità, ha chiesto in giudizio il suo diritto all'assunzione presso la nuova Azienda Aerea, basandosi su accordi sindacali. I giudici di merito hanno respinto la sua domanda, ritenendo che gli accordi non identificassero in modo specifico i beneficiari e non avessero efficacia erga omnes (verso tutti). La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che gli accordi sindacali in questione erano di natura obbligatoria tra le parti stipulanti e non attribuivano un diritto all'assunzione diretto e automatico ai singoli lavoratori. Il ricorso del Lavoratore è stato quindi rigettato.
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Validità contratti collettivi: il giudicato tutela la retribuzione
Un gruppo di Lavoratori, esperti linguistici di un'Università, ha contestato la riduzione della propria retribuzione. L'Università aveva applicato un Contratto Collettivo Integrativo (CCI) del 2014 con presunto effetto retroattivo, sostenendo la nullità del precedente CCI del 2006 per mancanza di copertura finanziaria. I Lavoratori avevano già ottenuto decreti ingiuntivi definitivi per mensilità precedenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Lavoratori. Ha stabilito che il giudicato formatosi sulla validità contratti collettivi del 2006 si estende ai periodi successivi. Questo impedisce all'Università di contestare nuovamente la validità di quel contratto. La sentenza d'Appello che aveva dato ragione all'Università è stata annullata. La causa tornerà in Appello per una nuova decisione, che dovrà tenere conto della validità accertata del CCI 2006.
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Perdita di Chance: La Cassazione tutela lo sviluppo professionale
Un Lavoratore, ricercatore presso un Ente, ha partecipato a un concorso per la progressione di carriera. Non è stato inserito nella graduatoria finale perché era andato in pensione prima della chiusura della procedura, che si era protratta ingiustificatamente. Il bando prevedeva l'inserimento solo per il personale in servizio. Il Lavoratore ha lamentato la violazione dell'Art. 64 del CCNL, che imponeva all'Ente di attivare procedure concorsuali per lo sviluppo professionale in tempi certi. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, ritenendo l'articolo una norma programmatica e non un diritto individuale. La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che l'Art. 64 del CCNL, letto con l'Art. 40 del D.Lgs. 165/2001 e i principi di correttezza, imponeva all'Ente di offrire una seria "perdita di chance di sviluppo professionale". La Corte d'Appello dovrà ora verificare la concreta possibilità del Lavoratore di ottenere la promozione.
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Soggetto passivo IMU leasing: paga il locatore?
Una società concedente di leasing finanziario ha impugnato gli avvisi di accertamento comunali relativi all'imposta municipale per gli anni 2012 e 2013. L'ente creditore pretendeva il pagamento dell'imposta dalla società proprietaria a seguito della cessazione del contratto di locazione. La società proprietaria sosteneva invece di non dover pagare nulla, poiché l'utilizzatore inadempiente non le aveva ancora restituito materialmente il fabbricato. La Suprema Corte ha chiarito chi sia l'effettivo soggetto passivo IMU leasing dopo lo scioglimento contrattuale. I giudici hanno stabilito che l'obbligo fiscale torna subito a carico della società di leasing dal momento della cessazione o risoluzione del contratto, anche in assenza di riconsegna materiale del bene. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la piena legittimità delle richieste di pagamento del Comune.
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La casa privata è dipendenza aziendale nel rito del lavoro
Un giornalista, impiegato come corrispondente locale, ha fatto causa alla società editrice per ottenere la qualifica di redattore ordinario e contestare il licenziamento. Ha avviato la causa presso il Tribunale di Enna, città in cui lavorava da casa. L'azienda ha contestato la competenza del giudice, sostenendo che la propria sede legale fosse a Palermo e che l'abitazione del dipendente non potesse considerarsi una sede aziendale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che l'abitazione del giornalista, utilizzata stabilmente per raccogliere notizie e ricevere direttive, costituisce una vera e propria dipendenza aziendale nel rito del lavoro. Di conseguenza, il Tribunale di Enna è pienamente competente a decidere sulla causa.
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Tetto di spesa sanitario: clinica privata perde contro la ASL
Una casa di cura privata ha richiesto il pagamento di prestazioni sanitarie erogate per conto del servizio pubblico. L'Azienda Sanitaria si è opposta, eccependo il superamento del tetto di spesa sanitario fissato dalla Regione. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda della struttura, ritenendo provato il superamento del limite economico tramite note regionali, nonostante l'inutilizzabilità di altri documenti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della casa di cura. I giudici hanno chiarito che l'annullamento di una delibera regionale da parte del TAR non produce effetti automatici a favore di chi non ha proposto il ricorso, trattandosi di un atto plurimo con effetti scindibili per ciascun destinatario. Di conseguenza, la struttura sanitaria privata perde la causa e non ha diritto alle somme pretese oltre il limite stabilito.
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