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Equa Riparazione — Anno 2022

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207 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Equa Riparazione

Provvedimenti

Ingiusta detenzione: negato l’indennizzo, la Cassazione decide
Un cittadino, ingiustamente arrestato per traffico di stupefacenti e poi assolto con formula piena, si è visto negare l'indennizzo per ingiusta detenzione dalla Corte d'Appello. Il giudice di merito riteneva che l'uomo avesse una colpa grave per aver prestato il telefono a soggetti criminali e usato un linguaggio ambiguo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che la semplice frequentazione di soggetti criminali non basta a negare la riparazione. È necessario dimostrare che il richiedente fosse pienamente consapevole delle attività illecite altrui. Inoltre, il giudice deve valutare il comportamento collaborativo tenuto dall'indagato dopo l'arresto. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova decisione.
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Ingiusta detenzione: assolto ma senza risarcimento se tace
Il Cittadino viene arrestato per traffico di stupefacenti e successivamente assolto con formula definitiva per non aver commesso il fatto a causa di un errore di persona. Presenta quindi domanda per ottenere l'indennizzo da ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione rigetta la richiesta confermando il diniego della Corte d'Appello. I giudici rilevano una colpa grave nella condotta del Cittadino, il quale ha mantenuto un atteggiamento totalmente passivo durante la custodia cautelare. Egli non ha impugnato il provvedimento restrittivo al Tribunale del Riesame, non ha richiesto accertamenti fonici e ha fornito false dichiarazioni sulla propria residenza anagrafica, coincidente con la base del traffico illecito. Tale inerzia ha concorso a mantenere in vita la misura cautelare.
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Equa riparazione legge Pinto: indennizzo anche per cause minime
Un lavoratore ha richiesto l'equa riparazione legge Pinto per l'eccessiva durata di una causa di lavoro durata oltre sette anni per recuperare 600 euro di stipendi arretrati. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo che il danno non fosse stato dimostrato e che il valore della causa fosse irrisorio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che il danno morale causato dalla lentezza della giustizia si presume sempre, senza che il cittadino debba dimostrarlo. Inoltre, il valore modesto della causa non cancella il diritto all'indennizzo, ma può solo limitarne l'importo massimo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Equa riparazione: spese legali calcolate solo sul disputatum
Un cittadino ha richiesto l'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo. Il magistrato ha liquidato l'indennizzo e 250 euro per le spese della fase iniziale. La Corte d'Appello ha respinto l'opposizione sulle spese. La Corte di Cassazione ha chiarito che per la prima fase si applicano le tariffe dei procedimenti monitori. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul calcolo delle spese della fase di opposizione: il valore della causa deve basarsi sul disputatum, ossia sull'importo effettivamente contestato (le sole spese di primo grado), e non sull'intero valore della domanda originaria. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Equa riparazione: processo di 19 anni ma risarcimento ridotto
Un gruppo di cittadini ha richiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata di un processo iniziato nel 1999 davanti al TAR e conclusosi solo nel 2018 davanti al Consiglio di Stato. La Corte d'Appello ha riconosciuto il ritardo di quasi quattordici anni, liquidando a ciascuno 2.500 euro. I cittadini hanno fatto ricorso in Cassazione, ritenendo l'indennizzo irrisorio e contestando il calcolo del moltiplicatore annuo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la determinazione della somma spetta al giudice di merito. La riduzione del moltiplicatore era giustificata dal numero elevato di parti e dal limite del valore della causa originaria, come previsto dalla legge. Di conseguenza, i cittadini perdono il ricorso e non ottengono alcun aumento dell'indennizzo già stabilito.
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Liquidazione delle spese giudiziali: la trattazione va pagata
Il Cittadino ha promosso un giudizio per ottenere un equo indennizzo a causa dell'irragionevole durata di un processo. La Corte d'Appello ha accolto la domanda ma ha omesso di liquidare al difensore il compenso per la fase istruttoria e di trattazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Cittadino, stabilendo che la liquidazione delle spese giudiziali deve sempre comprendere il compenso per la fase di trattazione, in quanto ineludibile. La Suprema Corte ha quindi annullato il decreto impugnato, rinviando la causa alla Corte d'Appello per ricalcolare correttamente le spettanze del difensore.
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Liquidazione dei compensi professionali: la svolta in Cassazione
Un cittadino ha ottenuto un equo indennizzo per la durata irragionevole di un processo. Tuttavia, la Corte d'Appello ha liquidato le spese legali in misura eccessivamente bassa, applicando le tariffe per i decreti ingiuntivi anziché quelle per i giudizi collegiali d'appello. Inoltre, il giudice non ha sommato gli interessi al capitale per individuare lo scaglione di valore corretto. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per la liquidazione dei compensi professionali occorre sommare gli interessi scaduti prima della domanda al capitale e applicare i parametri del giudizio collegiale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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