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1060 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Concordato in appello: i limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver definito la pena tramite un concordato in appello per reati di droga, ha tentato di sollevare questioni di merito. La Corte ha ribadito che l'accordo procedurale implica la rinuncia a tutti i motivi di impugnazione non concordati, inclusa la richiesta di proscioglimento.
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Impugnazione sequestro: inammissibili i motivi nuovi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo per reati tributari. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sull'impugnazione del sequestro: i motivi di ricorso non presentati in sede di riesame non possono essere sollevati per la prima volta davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorso è stato respinto poiché una delle censure era nuova, mentre l'altra, relativa alla sussistenza del reato, è stata ritenuta infondata alla luce dei gravi indizi di colpevolezza.
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Misura cautelare: quando la Cassazione la conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo condannato per associazione di stampo mafioso che chiedeva la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere. La Corte ha stabilito che, per reati di tale gravità, il tempo trascorso dalla commissione dei fatti non è un elemento sufficiente a giustificare un'attenuazione della misura. È necessario presentare fatti nuovi e concreti, non argomenti già valutati in precedenza, per ottenere una revisione della misura cautelare.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17649/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver ottenuto una rideterminazione della pena tramite 'patteggiamento in appello' (art. 599-bis c.p.p.), contestava la mancata motivazione su possibili cause di proscioglimento. La Corte ha ribadito che l'accordo sulla pena implica la rinuncia agli altri motivi di appello, limitando la cognizione del giudice e precludendo un successivo ricorso in Cassazione su tali punti.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati che avevano precedentemente accettato un concordato in appello. La Corte ribadisce che, aderendo a tale procedura, si rinuncia ai motivi di impugnazione originari, limitando la possibilità di ricorrere in Cassazione ai soli vizi relativi alla formazione dell'accordo stesso e non più a questioni di merito sulla responsabilità o sulla pena.
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Concordato in Appello: Limiti al Ricorso per Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso dopo un concordato in appello. Se l'imputato rinuncia a specifici motivi, non può riproporli in Cassazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, a seguito dell'accordo, non è possibile contestare la valutazione di merito del giudice o il mancato proscioglimento per motivi a cui si è rinunciato.
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Patteggiamento in appello: limiti del ricorso Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso dopo un patteggiamento in appello. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per guida senza patente, sia perché proposto personalmente (vietato dalla legge), sia perché, in caso di accordo sulla pena in appello, il giudice non è tenuto a motivare sul mancato proscioglimento per le cause previste dall'art. 129 c.p.p. La rinuncia ai motivi di appello, infatti, delimita l'oggetto della decisione alla sola rideterminazione della pena concordata.
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Tempo silente: custodia cautelare e reati di mafia
La Corte di Cassazione ha stabilito che il 'tempo silente', ovvero il lungo periodo trascorso in custodia cautelare, non è di per sé sufficiente a giustificare la revoca o la sostituzione della misura per un imputato di associazione mafiosa. La presunzione di pericolosità per tali reati richiede prove concrete di rescissione dei legami con il sodalizio criminale per essere superata, e il solo decorso del tempo in carcere non costituisce un 'fatto nuovo' idoneo a tal fine.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Un imputato, dopo una condanna per estorsione, stipula un "concordato in appello" rinunciando a tutti i motivi tranne quello sulla pena. Ottenuta una riduzione, ricorre in Cassazione lamentando che la Corte d'Appello non abbia verificato la presenza di cause di non punibilità. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: la rinuncia ai motivi d'appello rende la sentenza definitiva su quei punti, limitando il potere del giudice ai soli aspetti non rinunciati e precludendo ulteriori contestazioni.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (cd. concordato in appello) per rapina e lesioni, hanno tentato di contestare la loro responsabilità in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che l'adesione al concordato in appello comporta una rinuncia a contestare il merito della colpevolezza, limitando l'impugnabilità a vizi procedurali dell'accordo stesso.
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Patteggiamento in appello: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati dopo un accordo sulla pena in secondo grado, noto come patteggiamento in appello. La Corte chiarisce che, una volta raggiunto l'accordo, non è possibile contestare né la misura della pena concordata, né la mancata motivazione del giudice sulle cause di proscioglimento. L'adesione al patteggiamento implica una rinuncia ai relativi motivi di appello, limitando la possibilità di un successivo ricorso.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso dopo un concordato in appello. In una vicenda di traffico di stupefacenti, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato la pena in secondo grado, chiedeva il proscioglimento. Si stabilisce che l'accordo implica la rinuncia ad altri motivi. Inammissibile anche il ricorso del coimputato sull'aggravante dell'ingente quantità, ritenuta attribuibile anche per semplice colpa o errore colposo.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso Cassazione
Un imputato, dopo aver concordato la pena in appello per rapina aggravata tramite l'istituto del patteggiamento in appello, ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in furto aggravato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia ai motivi di impugnazione relativi alla responsabilità penale, creando una preclusione processuale che impedisce di riesaminare nel merito la qualificazione giuridica del fatto.
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Concordato in appello: limiti del ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso basato sul vizio di omessa motivazione avverso una sentenza di "concordato in appello". La Corte ribadisce che, con l'accordo sulla pena in secondo grado, l'imputato rinuncia ai motivi di appello, limitando drasticamente le possibilità di un successivo ricorso per cassazione. La decisione chiarisce che il giudice d'appello non è tenuto a motivare sul mancato proscioglimento quando ratifica un accordo ex art. 599-bis c.p.p.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver definito la pena tramite un concordato in appello, contestava la motivazione su un'aggravante. La Corte ha ribadito che il ricorso post-concordato è limitato a vizi nella formazione della volontà o nel consenso, e non può rimettere in discussione elementi, come le aggravanti, che sono state oggetto di rinuncia e parte integrante del calcolo della pena pattuita.
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Triangolazione comunitaria: la Cassazione decide
La Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda ortofrutticola, confermando un avviso di accertamento. I giudici hanno chiarito che per la triangolazione comunitaria ai fini IVA conta la destinazione finale dei beni, non la consegna fisica in Italia. Rigettati anche i motivi su contraddittorio preventivo e valutazione delle prove.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi nuovi
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da due imputati condannati per appropriazione indebita. L'inammissibilità del ricorso in Cassazione è stata motivata dal fatto che i ricorrenti hanno presentato motivi basati su una rilettura dei fatti, non consentita in sede di legittimità, su una errata interpretazione della prescrizione e, infine, su una questione non sollevata nel precedente grado di giudizio, risultando quindi un motivo nuovo e tardivo.
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Pena concordata: niente motivazione sul proscioglimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver accettato una pena concordata in appello, lamentava la mancata motivazione sul proscioglimento. Secondo la Corte, la rinuncia ai motivi di appello limita la cognizione del giudice, esonerandolo dal motivare su punti non più oggetto del contendere.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso Cassazione
Un soggetto, condannato per spaccio di stupefacenti, ha ottenuto una riduzione della pena tramite un patteggiamento in appello. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la rinuncia ai motivi di appello, elemento essenziale dell'accordo, preclude la possibilità di contestarli in una fase successiva, limitando la cognizione del giudice ai soli punti concordati.
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Notifica fallimento: quando è valida l’irreperibilità?
Una società in liquidazione ricorre in Cassazione contro la propria dichiarazione di fallimento, lamentando vizi nella notifica dell'istanza. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, confermando che la procedura di notifica fallimento, perfezionata con deposito presso la casa comunale a seguito di irreperibilità del debitore presso la sede legale, è pienamente valida. La Corte sottolinea che l'appello offre al debitore la possibilità di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa.
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