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Eccezione In Senso Lato

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154 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Data certa: Rilevabilità d’Ufficio nel Processo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 609/2024, ha stabilito che la mancanza di data certa su documenti prodotti dal contribuente, come contratti a dimostrazione di compensi inferiori, è un'eccezione rilevabile d'ufficio dal giudice. Questo perché incide sull'opponibilità del documento all'amministrazione finanziaria e, quindi, sulla sua efficacia probatoria. Il ricorso di un consulente fiscale contro un avviso di accertamento è stato rigettato proprio su questo principio.
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Interruzione prescrizione: il giudice decide d’ufficio
La Corte di Cassazione chiarisce che l'interruzione prescrizione di un diritto, come quello al trasferimento di un immobile, è un'eccezione rilevabile d'ufficio dal giudice. Se dagli atti emergono prove del riconoscimento del diritto da parte del debitore, il giudice deve considerarle, anche se la parte interessata non ha formalmente sollevato una controeccezione. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva ignorato le prove testimoniali in tal senso, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Contratto autonomo di garanzia: quando è inammissibile
Una società immobiliare, garante per un finanziamento, si è opposta al pagamento richiesto da un istituto di credito. La Corte di Cassazione ha analizzato il caso, qualificando l'accordo come un contratto autonomo di garanzia. Il ricorso della società, basato sulla presunta nullità del contratto per violazione di norme antitrust, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che tale eccezione, non essendo stata sollevata nei gradi di merito e non supportata da prove ritualmente acquisite, non poteva essere esaminata per la prima volta in sede di legittimità.
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Copertura finanziaria: i limiti del giudice d’appello
Una dipendente pubblica si vede negare una promozione ottenuta tramite selezione. La Corte d'Appello dichiara nulla la procedura per mancanza di copertura finanziaria, basandosi su documenti prodotti solo in secondo grado. La Cassazione annulla la decisione, chiarendo che, sebbene la mancanza di copertura finanziaria sia causa di nullità rilevabile d'ufficio, il giudice deve fondare la sua decisione solo su prove tempestivamente e ritualmente acquisite nel processo, rispettando le preclusioni processuali.
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Copertura finanziaria: la sua assenza annulla tutto
Un dipendente pubblico si vede negare una progressione di carriera vinta tramite selezione. L'ente pubblico eccepisce la nullità della procedura per mancanza di copertura finanziaria. La Corte di Cassazione conferma che l'assenza di fondi è un vizio insanabile, che determina la nullità dell'intera procedura e che può essere rilevato dal giudice in qualsiasi stato e grado del processo, anche d'ufficio, purché i fatti a fondamento risultino già dagli atti di causa.
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Copertura finanziaria: nullità atti P.A. sempre rilevabile
Una dipendente pubblica ottiene una progressione di carriera, ma l'ente locale non la formalizza. In appello, il Comune eccepisce per la prima volta la nullità della procedura per mancanza di copertura finanziaria. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31517/2024, ha stabilito che tale nullità è talmente grave da poter essere rilevata d'ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo, purché i fatti a supporto siano già agli atti. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che si era rifiutata di esaminare l'eccezione.
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Impugnazione ratio decidendi: quando il ricorso è nullo
Un fideiussore contestava la validità di una garanzia basata su schemi anticoncorrenziali. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non ha specificamente contestato una delle ragioni autonome (ratio decidendi) della sentenza precedente, che si basava sulla mancata produzione di prove. La Cassazione, confermando la decisione, ribadisce l'importanza di una corretta impugnazione ratio decidendi per evitare la nullità del ricorso.
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Prescrizione e dolo: quando si sospende il termine?
Un soggetto, titolare di un diritto di prelazione su quote societarie, ha agito per il risarcimento dei danni scoprendo solo dopo molti anni la vendita delle quote in violazione del suo diritto. I tribunali, inclusa la Cassazione, hanno respinto la domanda perché prescritta. La Corte ha stabilito che per sospendere la prescrizione e dolo del debitore non basta la semplice omissione di comunicazione della vendita, ma è necessario un comportamento fraudolento finalizzato a nascondere il debito, che in questo caso non è stato provato.
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Eccezione in senso lato: quando è tempestiva?
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra eccezione in senso lato e stretto. In un caso tra un istituto di credito e un ente comunale, la Corte ha stabilito che un'eccezione basata sul mancato avveramento di una condizione contrattuale è un'eccezione in senso lato. Pertanto, è considerata tempestiva se i fatti su cui si fonda sono introdotti nel processo prima delle preclusioni istruttorie, anche se non formalizzata nell'atto di opposizione iniziale. L'appello della banca è stato respinto.
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Omessa notifica atto presupposto: quando rilevarla
Una società impugnava una cartella di pagamento, sollevando solo in udienza la questione della omessa notifica degli atti presupposti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14455/2025, ha confermato l'inammissibilità del motivo tardivo, chiarendo che tale vizio non costituisce un'eccezione rilevabile d'ufficio dal giudice, ma una vera e propria domanda che il contribuente deve formulare esplicitamente nel ricorso introduttivo.
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Usucapione immobile: la tolleranza esclude il possesso
Una donna ha rivendicato l'usucapione di un immobile costruito con il defunto marito, ma intestato ai figli di lui. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando la domanda. La sua permanenza nell'immobile è stata considerata detenzione per tolleranza, non possesso, poiché non ha dimostrato un'interversione del possesso, ovvero un atto che manifestasse la volontà di possedere come proprietaria. La sentenza sottolinea che la valutazione dei fatti, come le ristrutturazioni o i rapporti familiari, spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in Cassazione se la motivazione è logica. Il punto chiave è la necessità di provare un cambiamento da semplice utilizzo a comportamento da proprietario per ottenere l'usucapione immobile.
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Eccezione di pagamento: quando è proponibile in appello
Una società committente, condannata a pagare le retribuzioni ai dipendenti di un'appaltatrice fallita, aveva proposto in appello un'eccezione di pagamento parziale effettuato da un ente terzo. La Corte d'Appello l'aveva rigettata come inammissibile. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'eccezione di pagamento è un'eccezione in senso lato, rilevabile anche d'ufficio e proponibile in appello se i fatti emergono dagli atti di causa, cassando la sentenza con rinvio.
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Prescrizione cartelle pagamento: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12509/2025, ha rigettato il ricorso di un contribuente, confermando che la prescrizione delle cartelle di pagamento per tributi erariali come IVA e imposta di registro è decennale e non quinquennale. La Corte ha inoltre chiarito che l'eccezione di interruzione della prescrizione può essere sollevata dall'Amministrazione finanziaria anche per la prima volta in appello, configurandosi come mera difesa.
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Distanze tra costruzioni: Cassazione su scala e muro
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una controversia immobiliare riguardante il rispetto delle distanze tra costruzioni. Il caso verteva sull'illegittimità di una scala esterna e di una sopraelevazione. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale, che contestava l'ordine di arretramento della scala, sia quello incidentale, relativo alla sopraelevazione su un muro ritenuto comune. L'ordinanza chiarisce che anche le strutture accessorie come le scale rientrano nel calcolo delle distanze e che il permesso edilizio non sana eventuali violazioni delle norme civilistiche.
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Prescrizione provvigione mediatore: quando inizia?
Un'analisi della Corte di Cassazione sul dies a quo per la prescrizione della provvigione del mediatore. La Corte ha stabilito che, in presenza di un accordo specifico, il termine annuale di prescrizione decorre non dalla conclusione dell'affare, ma dal momento pattuito tra le parti, come l'accettazione della proposta d'acquisto. La sentenza sottolinea l'importanza delle clausole contrattuali e dei corretti oneri processuali in appello per contestare le decisioni del primo grado, anche su questioni rilevabili d'ufficio come l'interruzione della prescrizione.
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Notifica avviso di mora: quando sana gli atti pregressi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la mancata impugnazione di un avviso di mora preclude al contribuente la possibilità di contestare in futuro la validità degli atti presupposti, come la cartella di pagamento. La notifica dell'avviso di mora, anche se successiva, ha l'effetto di interrompere la prescrizione e di sanare eventuali vizi di notifica precedenti. La Corte ha inoltre chiarito che la prova dell'interruzione della prescrizione può essere introdotta anche in appello, trattandosi di un'eccezione rilevabile d'ufficio.
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Interruzione prescrizione: eccezione in senso lato
Una società, dopo aver versato contributi inferiori al dovuto per un errore, inviava una comunicazione correttiva saldando la differenza. L'ente previdenziale richiedeva le sanzioni, ma la società eccepiva la prescrizione. La Cassazione ha stabilito che l'interruzione della prescrizione, derivante dall'invio della comunicazione correttiva (riconoscimento del debito), è un'eccezione in senso lato e può essere sollevata per la prima volta in appello, purché i fatti siano già agli atti.
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Principio di non contestazione: la specificità è d’oro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda che invocava il principio di non contestazione per un presunto pagamento parziale a un ex dipendente. La Corte ha stabilito che l'allegazione del pagamento era troppo generica e priva di dettagli specifici, rendendo inapplicabile il principio. Di conseguenza, la condanna al pagamento dell'intera somma dovuta, con la possibilità di detrarre gli importi già versati solo in fase di esecuzione, è stata confermata.
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Nullità fideiussione ABI: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di due garanti che sostenevano la nullità delle loro fideiussioni per conformità a uno schema ABI anticoncorrenziale. La decisione non si basa sul merito della questione, ma su un vizio procedurale: i ricorrenti non avevano introdotto correttamente nel processo i fatti e i documenti necessari a provare la loro tesi. La Corte ha ribadito che, anche se la nullità può essere rilevata d'ufficio, i fatti su cui si fonda devono emergere dagli atti di causa, onere che i garanti non hanno soddisfatto.
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Prove nuove in appello: no a nuovi documenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 416/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prove nuove in appello. Un garante aveva ottenuto in secondo grado la dichiarazione di nullità di una fideiussione per violazione della normativa antitrust, producendo per la prima volta in appello un provvedimento della Banca d'Italia. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che il divieto di ammettere nuovi mezzi di prova in appello, sancito dall'art. 345 c.p.c., è inderogabile. Anche se la nullità è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado, i fatti su cui si fonda devono essere stati provati nel rispetto delle preclusioni processuali del primo grado. Non è consentito introdurre nuovi documenti in appello per dimostrare una nullità non eccepita in precedenza.
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