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Eccepire

54 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nel linguaggio giuridico, significa sollevare una contestazione formale contro un atto, un'affermazione o una richiesta della controparte o del giudice, per farne valere l'invalidità o l'infondatezza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Diritto di difesa del detenuto: l’onere di eccepire la nullità
L'Amministrazione penitenziaria aveva applicato sanzioni disciplinari a un Detenuto. Il Tribunale di Sorveglianza aveva annullato tali sanzioni, confermando una precedente decisione del Magistrato di Sorveglianza, per violazione del diritto di difesa del detenuto (contestazione dell'addebito e convocazione avvenute lo stesso giorno). Il Ministero della Giustizia ha proposto ricorso. La Cassazione ha stabilito che, sebbene sia necessario un tempo adeguato per la difesa, la nullità procedurale deve essere eccepita dal Detenuto all'inizio dell'udienza disciplinare. Poiché il Detenuto non aveva sollevato tale eccezione, la Corte ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza.
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Nullità processuale penale: Quando un vizio formale non salva la condanna
Un condannato per reati di droga ha impugnato la sentenza, sostenendo una nullità processuale penale. La sua difesa lamentava di aver ricevuto le conclusioni del Procuratore Generale senza l'allegato PDF, in un processo svolto per iscritto (cartolare). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che la mancata comunicazione delle conclusioni costituisce una nullità che deve essere eccepita (contestata) tempestivamente, prima o subito dopo l'atto viziato. Poiché il condannato ha sollevato l'obiezione solo in Cassazione e non in appello, il suo ricorso è stato respinto.
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Nullità a regime intermedio: quando il ritardo cancella il diritto
L'Amministratore di una società fallita riceve una condanna per reati di bancarotta. Nel fare ricorso, lamenta che durante il processo d'appello, svoltosi in forma scritta per l'emergenza sanitaria, la cancelleria non gli ha comunicato le conclusioni del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione chiarisce che questa omissione costituisce una nullità a regime intermedio. Tuttavia, tale vizio deve essere contestato immediatamente nel primo atto utile successivo, ossia con la presentazione delle proprie memorie scritte prima dell'udienza. Poiché l'imputato ha sollevato la questione solo in Cassazione, l'eccezione è tardiva. Di conseguenza, la Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando la condanna e ponendo a carico dell'imputato le spese processuali.
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Notifica al domicilio eletto: valido l’atto consegnato al portiere
L'Imputato, condannato per furto in abitazione, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando l'omessa notifica del decreto di fissazione dell'udienza. Secondo la difesa, la notifica via PEC al difensore non era sufficiente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la notifica al domicilio eletto era stata regolarmente eseguita tramite consegna al portiere dello stabile con successivo invio della raccomandata di conferma. Non essendoci alcuna prova della mancata ricezione, la procedura è valida. Di conseguenza, l'eventuale vizio formale avrebbe dovuto essere contestato tempestivamente dalla difesa. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Mancata traduzione atti: condanna valida se non contesti subito
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata traduzione atti all'imputato straniero non rende automaticamente nulla la condanna. Un imputato straniero, condannato per furto, aveva ricevuto la citazione a giudizio in italiano direttamente a mani proprie. Non avendo contestato subito la mancanza di traduzione, ha perso il diritto di farlo in un secondo momento. Secondo i giudici, questo tipo di errore procedurale è una 'nullità intermedia' che si sana se non viene eccepita tempestivamente. Di conseguenza, la richiesta di annullare la condanna definitiva è stata respinta, confermando la pena.
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Nullità interrogatorio: valido se non si contesta l’avvocato assente
La Cassazione ha stabilito che la mancata notifica dell'avviso di interrogatorio a uno dei due avvocati difensori non causa la nullità dell'interrogatorio se l'indagato e l'altro legale presente non sollevano immediatamente l'eccezione. Questo tipo di vizio, definito 'a regime intermedio', si considera sanato (cioè 'guarito') dalla mancata contestazione. L'indagato e il difensore presente, notando l'assenza del secondo avvocato, avevano l'onere di attivarsi per verificare la regolarità delle notifiche e segnalare il problema al giudice. Non facendolo, hanno perso il diritto di lamentare la violazione in un secondo momento. Di conseguenza, l'atto è stato ritenuto pienamente valido.
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Sostituzione difensore d’ufficio: condanna valida senza eccezione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato che lamentava l'illegittima sostituzione del suo difensore d'ufficio durante il processo. Secondo la difesa, questo vizio avrebbe dovuto annullare la condanna. La Corte ha però respinto il ricorso, stabilendo un principio importante sulla Sostituzione difensore d'ufficio: questa irregolarità genera una 'nullità intermedia', non assoluta. Tale nullità si considera 'sanata' (cioè guarita) se il nuovo avvocato presente non la contesta immediatamente. Poiché nel caso specifico non c'è stata una tempestiva eccezione e non è stato dimostrato alcun danno concreto per la difesa, la condanna è stata confermata. L'imputato ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Prescrizione credito d’imposta: Fisco vince ma la Cassazione frena
Un istituto di credito chiedeva il rimborso di un'imposta versata nel 1990, presentando la domanda solo nel 2009. L'Agenzia delle Entrate negava il rimborso, sostenendo la prescrizione del credito d'imposta. La questione legale verteva sulla possibilità per l'Agenzia di sollevare tale eccezione, alla luce di una norma speciale che sembrava limitarla. La Corte di Cassazione, pur ritenendo fondata la tesi dell'Agenzia sulla prescrizione, ha deciso di sospendere il giudizio. La Corte attende una pronuncia delle Sezioni Unite su un caso identico per garantire un'interpretazione uniforme della legge, lasciando di fatto la controversia in sospeso.
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Notifica all’ex avvocato: l’eccezione di nullità è tardiva
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un imputato il cui nuovo avvocato non aveva ricevuto la notifica delle conclusioni del Pubblico Ministero, inviate per errore al precedente difensore. Il legale ha sollevato il problema solo con il ricorso finale in Cassazione. La Corte ha stabilito che si trattava di una eccezione di nullità tardiva. L'avvocato avrebbe dovuto contestare l'errore procedurale nel primo atto utile a sua disposizione, cioè al momento del deposito delle proprie conclusioni scritte. Non facendolo tempestivamente, ha perso il diritto di far valere la nullità. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e la condanna confermata.
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Notifica tardiva e condanna valida: la sanatoria della nullità
Un uomo, condannato per detenzione di cocaina a fini di spaccio, presenta ricorso in Cassazione. Sostiene che la notifica del decreto di citazione per il processo d'appello è avvenuta in ritardo, violando i termini di legge e il suo diritto di difesa. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla sanatoria della nullità processuale. Poiché il suo avvocato, pur presente in udienza, non ha immediatamente contestato il ritardo della notifica, il vizio procedurale si è considerato 'sanato', cioè guarito. La mancata obiezione tempestiva ha reso la condanna definitiva. L'imputato ha quindi perso la causa.
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Indebito previdenziale: prescrizione vince, richiesta INPS annullata
Una lavoratrice agricola riceve una richiesta di restituzione dell'indennità di disoccupazione percepita anni prima. La lavoratrice si oppone sostenendo la prescrizione dell'indebito previdenziale, cioè il fatto che l'Ente avesse agito troppo tardi. La Corte d'Appello le dà torto, applicando erroneamente il termine di decadenza, molto più breve, previsto per impugnare la cancellazione dagli elenchi agricoli. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che la lavoratrice non contestava la cancellazione, ma solo la tardività della richiesta di restituzione. Pertanto, si applica il termine di prescrizione. La Cassazione accoglie il ricorso della lavoratrice, annullando la sentenza precedente e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Contestazione tardiva recidiva: errore del PM, condanna valida
La Cassazione affronta il caso di una condanna per furto aggravato. L'accusa aveva sollevato l'aggravante della recidiva dopo che l'imputato era già stato ammesso al giudizio abbreviato. L'imputato ha sostenuto che questa contestazione tardiva della recidiva rendesse nulla la condanna. La Corte ha respinto il ricorso. Ha chiarito che, sebbene la contestazione tardiva costituisca un'irregolarità (una nullità), la difesa avrebbe dovuto eccepirla immediatamente nei gradi di giudizio precedenti. Non avendolo fatto, ha perso il diritto di lamentarsene. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Termini processuali: la nullità va eccepita subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30011/2023, ha stabilito che la mancata concessione dei termini processuali ex art. 183 c.p.c. costituisce una nullità sanabile. Pertanto, deve essere eccepita dalla parte interessata nella sua prima difesa utile. In caso contrario, il vizio si sana e non può essere fatto valere successivamente. Il caso riguardava un'opposizione a decreto ingiuntivo per debiti bancari, ritenuta dilatoria e sanzionata per lite temeraria. La Corte ha sottolineato che il mancato rispetto dei termini processuali non può essere usato come strategia per ritardare il giudizio.
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Nullità della notifica: quando è sanata la nullità?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso basato sulla nullità della notifica. La Corte chiarisce che una notifica meramente irregolare, a differenza di una omessa, deve essere eccepita tempestivamente nel giudizio in cui si verifica, altrimenti la nullità si considera sanata. La mancata contestazione porta alla conferma della condanna e al pagamento delle spese processuali.
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Traduzione atti giudiziari: nullità della sentenza
Un imputato straniero, che non comprende la lingua italiana, ricorre in Cassazione lamentando la mancata traduzione degli atti giudiziari, incluse le sentenze. La Corte Suprema stabilisce che l'omessa traduzione della sentenza d'appello integra una nullità che, se eccepita tempestivamente, porta all'annullamento del documento con rinvio per la sola traduzione, garantendo il diritto di difesa.
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Risarcimento coobbligato in solido: limiti e giudicato
Un lavoratore, dopo aver ottenuto un risarcimento per demansionamento dalla propria azienda, ha agito in giudizio contro i dirigenti, coobbligati in solido. La Corte di Cassazione ha rigettato la sua domanda, stabilendo che il risarcimento coobbligato in solido, una volta ottenuto da uno dei debitori, estingue l'obbligazione. Gli altri co-debitori possono eccepire il precedente giudicato favorevole per evitare una nuova condanna per lo stesso danno.
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Imputazione generica: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La contestazione di una imputazione generica, sollevata per la prima volta in sede di legittimità, è stata ritenuta tardiva, poiché tale eccezione deve essere presentata all'inizio del processo di primo grado. La sentenza chiarisce i limiti temporali e procedurali per sollevare questioni di nullità dell'atto di accusa.
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Termine a comparire: notifica tardiva e nullità
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per notifica tardiva dell'udienza di appello. La violazione del termine a comparire costituisce una nullità intermedia che deve essere eccepita prima della sentenza di secondo grado, altrimenti si sana. L'imputata, pur informata in ritardo, non ha chiesto di presenziare.
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Incompetenza per materia: i termini per eccepirla
Una controversia nata da un mancato contratto di locazione arriva in Cassazione per una questione procedurale cruciale: il termine per eccepire l'incompetenza per materia. L'ordinanza stabilisce che tale eccezione, anche se rilevabile d'ufficio, non può essere sollevata dopo la prima udienza di trattazione, pena la violazione delle preclusioni processuali. La Corte ha cassato la sentenza che aveva dichiarato tardivamente l'incompetenza, sottolineando l'importanza del rispetto delle scadenze procedurali.
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Ricorso inammissibile: eccezioni tardive e motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato. Le motivazioni si basano sulla tardività dell'eccezione di mancata conoscenza della lingua italiana, sollevata solo in appello, e sulla genericità del secondo motivo, che non contestava puntualmente la sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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