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Eccedentarietà

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Situazione in cui in un determinato ufficio o reparto aziendale sono presenti più lavoratori rispetto a quelli effettivamente necessari per coprire le esigenze organiche.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Trasferimento del lavoratore: legittimo il recesso
Un dipendente ottiene giudizialmente la conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. L'azienda dispone il ripristino formale del rapporto, ma accerta l'esubero di personale nella sede originaria secondo gli accordi sindacali vigenti. La società dispone quindi il trasferimento del lavoratore presso la sede non eccedentaria più vicina. Il dipendente rifiuta la nuova destinazione e non si presenta in servizio, ritenendo illegittimo l'ordine datoriale. L'azienda procede con il licenziamento per assenza ingiustificata. La Corte di Cassazione conferma la piena legittimità del recesso datoriale e del mutamento di sede. Il lavoratore perde definitivamente il posto e deve restituire all'azienda oltre 152.000 euro percepiti in precedenza.
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Trasferimento del lavoratore: conta il rientro, non la sentenza
Una dipendente, dopo aver ottenuto la conversione del contratto a tempo determinato in tempo indeterminato, veniva assegnata a una sede diversa da quella originaria a causa di una riorganizzazione aziendale. L'Azienda giustificava il trasferimento del lavoratore per l'assenza di posti disponibili. La Corte d'Appello dichiarava illegittimo il trasferimento, ritenendo che la verifica dei posti disponibili dovesse avvenire al momento della sentenza di riammissione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la verifica dell'eccedenza di personale deve riferirsi al momento dell'effettiva riammissione in servizio e non a quello della pronuncia giudiziale. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Trasferimento illegittimo del lavoratore: azienda perde, vince lei
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto la conversione del suo contratto a tempo indeterminato, viene trasferita dall'azienda in un'altra sede. L'azienda giustifica la decisione con un'eccedenza di personale. La Cassazione ha confermato la sentenza di merito, dichiarando il trasferimento illegittimo del lavoratore. Il motivo è che l'azienda non ha fornito prove concrete e specifiche delle ragioni organizzative dichiarate. Non basta citare un accordo sindacale o affermare genericamente un surplus di personale; servono dati oggettivi che l'azienda non ha prodotto. Di conseguenza, la lavoratrice vince la causa e ha diritto a tornare nella sua sede originaria.
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Mobilità interaziendale: incarichi senza concorso
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'assegnazione di un incarico di direzione di struttura complessa tramite mobilità interaziendale diretta, escludendo la necessità di una procedura comparativa. Il caso nasce dall'impugnazione di una delibera di un'Azienda Sanitaria che aveva revocato un avviso pubblico per conferire l'incarico a un dirigente proveniente da un'altra ASL in fase di ristrutturazione. La Corte ha stabilito che, in presenza di piani di rientro e necessità di prevenire esuberi, la mobilità interaziendale rappresenta uno strumento prioritario di efficienza gestionale che prevale sulle ordinarie modalità di reclutamento.
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Onere prova trasferimento: accordo sindacale non esonera
Un lavoratore, riammesso in servizio dopo l'annullamento di un contratto a termine, veniva trasferito in un'altra regione in base a un accordo sindacale. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accordo collettivo non è sufficiente a giustificare il trasferimento e non esonera il datore di lavoro dall'onere della prova trasferimento, ovvero dal dimostrare le concrete e specifiche ragioni tecniche, organizzative e produttive richieste dalla legge. La sentenza d'appello, che aveva validato il trasferimento basandosi solo sull'accordo, è stata annullata con rinvio.
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