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Doppia Sottoscrizione

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La firma separata e specifica che la legge (art. 1341 c.c.) richiede per le clausole vessatorie contenute in moduli o formulari, al fine di garantire che la parte che le subisce ne abbia compreso il contenuto e le abbia accettate consapevolmente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rinnovo automatico contratto universitario: validità
La Corte d'Appello ha confermato l'obbligo di pagamento delle rette arretrate per una studentessa che non aveva esercitato il recesso formale. Il rinnovo automatico contratto universitario è stato giudicato legittimo poiché le clausole erano state specificamente firmate e il termine per la disdetta era congruo rispetto alla normativa del Codice del Consumo.
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Clausole vessatorie: firma unica non è sufficiente
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo per un contratto di servizi, sostenendo la nullità delle clausole vessatorie per mancanza di doppia firma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che una singola sottoscrizione, anche se posta sotto l'elenco delle clausole, non è sufficiente per la loro specifica approvazione scritta. La Corte ha ribadito che è necessaria una sottoscrizione autonoma e distinta per la validità di tali clausole.
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Clausola arbitrato estero: quando non serve la firma
Un'impresa italiana ha citato in giudizio un fornitore estero per la mancata consegna di merce, nonostante il pagamento di un cospicuo acconto. Il fornitore ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice italiano in virtù di una clausola arbitrato estero contenuta nel contratto, che rimandava ogni controversia alla Camera di Commercio di Londra. La Corte d'Appello di Firenze ha confermato la decisione di primo grado, stabilendo che, avendo le parti scelto di regolare il contratto secondo le norme della Camera di Commercio Internazionale di Londra, la validità della clausola arbitrato estero deve essere valutata secondo tale normativa e non secondo la legge italiana, rendendo così inapplicabile il requisito della doppia sottoscrizione previsto dall'art. 1341 c.c.
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Interessi di mora: quando la clausola è valida?
Una società di factoring ha agito contro un'Azienda Sanitaria Locale per il pagamento degli interessi di mora dovuti a una casa di cura per ritardati pagamenti, in deroga a una clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la clausola, pur derogando alla normativa sugli interessi di mora, non era da considerarsi 'gravemente iniqua' e quindi nulla. La decisione si è basata sulla specifica negoziazione tra le parti, evidenziata dalla doppia sottoscrizione, e sulla natura del servizio sanitario, escludendo che lo scopo fosse quello di procurare liquidità al debitore a spese del creditore.
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Clausola foro esclusivo: quando è valida?
Un imprenditore contesta la validità di una clausola foro esclusivo in un contratto di fornitura energetica. La Cassazione respinge il ricorso, affermando che la clausola è valida se specificamente approvata con doppia sottoscrizione, anche se contenuta in un documento separato. Viene inoltre negata la qualifica di 'consumatore' all'imprenditore che utilizza l'energia per la sua attività commerciale.
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Clausole vessatorie: recesso e moduli standard
Una società di certificazione ha perso in Cassazione la causa contro un cliente che aveva esercitato il recesso anticipato. La Corte ha confermato che le clausole vessatorie nel contratto, predisposto unilateralmente dalla società, erano inefficaci perché non specificamente approvate per iscritto. Tali clausole imponevano una durata fissa e il pagamento totale anche in caso di recesso, limitando i diritti del cliente.
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Clausola di esclusiva: valida senza doppia firma?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola di esclusiva in un contratto di mediazione immobiliare, sebbene potenzialmente vessatoria, è valida anche senza una specifica doppia sottoscrizione qualora sia stata oggetto di una trattativa individuale tra le parti. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva ignorato la prova testimoniale su tale trattativa, rinviando il caso per un nuovo esame del fatto decisivo.
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Eccezione di incompetenza: tutti i fori alternativi
Una professionista ottiene un decreto ingiuntivo contro la propria compagnia assicurativa, la quale solleva un'eccezione di incompetenza territoriale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della professionista, stabilendo che l'eccezione è inammissibile. La Corte chiarisce che la parte che eccepisce l'incompetenza deve contestare la sussistenza di tutti i fori alternativi previsti dalla legge, non solo quello della propria sede. La mancata contestazione completa rende l'eccezione tamquam non esset, radicando la competenza presso il giudice adito.
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Foro del consumatore: la clausola contrattuale vince
La Corte di Cassazione chiarisce che il consumatore-attore non può derogare al foro competente se questo è stato specificamente pattuito nel contratto e coincide con la sua residenza. L'ordinanza analizza il caso di due risparmiatori che avevano citato in giudizio una banca presso un tribunale diverso da quello previsto contrattualmente. La Corte ha stabilito che la clausola che elegge il foro del consumatore è vincolante, in quanto non vessatoria e frutto di un accordo tra le parti, confermando la competenza del tribunale della residenza dei consumatori.
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