La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per estorsione tentata e consumata a carico di un soggetto, respingendo la tesi difensiva fondata sul vizio parziale di mente. Nonostante una perizia avesse accertato una ridotta capacità di intendere e volere per pregressi problemi psichiatrici, i giudici hanno evidenziato che le condotte estorsive scaturivano da una precisa pianificazione reiterata nel tempo. La psicosi, peraltro stabilizzata al momento dei fatti, non ha cancellato la lucidità e la piena consapevolezza delittuosa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione alla Cassa delle ammende.
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