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Domanda Tardiva Di Ammissione Al Passivo

7 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Domanda tardiva di ammissione al passivo: la Cassazione frena le proroghe
Una Lavoratrice ha presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo per un credito di indennità di mancato preavviso contro il Fallimento della sua ex Azienda. Il Tribunale ha respinto la richiesta, poiché presentata oltre il termine di dodici mesi dall'esecutorietà dello stato passivo. La Lavoratrice ha sostenuto che il termine dovesse essere automaticamente prorogato a diciotto mesi, data la complessità della procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la proroga del termine per le domande tardive non è automatica, ma richiede una decisione esplicita del Tribunale nella sentenza di fallimento, anche se l'udienza di verifica del passivo è fissata oltre i 120 giorni.
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Domanda tardiva al fallimento: la Cassazione nega l’estensione automatica
Una Lavoratrice ha presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo fallimentare per un credito da indennità di mancato preavviso. Il Tribunale ha respinto la richiesta perché presentata oltre il termine di dodici mesi dall'esecutorietà dello stato passivo. La Lavoratrice ha sostenuto che il termine per la domanda tardiva di ammissione al passivo dovesse essere esteso a diciotto mesi, dato che l'udienza di verifica del passivo era stata fissata oltre 120 giorni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la proroga del termine non è automatica e richiede una decisione discrezionale del tribunale, non desumibile dalla sola fissazione dell'udienza oltre i 120 giorni. La decisione conferma la rigidità dei termini processuali.
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Domanda tardiva di ammissione al passivo: esclusa proroga tacita
Il Lavoratore ha proposto una domanda tardiva di ammissione al passivo per ottenere l'indennità di mancato preavviso dopo il licenziamento da parte del Fallimento. La richiesta è stata depositata oltre il termine di un anno dal deposito dello stato passivo. Il Lavoratore sosteneva che il leggero ritardo nella fissazione dell'adunanza dei creditori avesse comportato una proroga implicita a diciotto mesi del termine per la domanda tardiva di ammissione al passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la proroga del termine per la domanda tardiva di ammissione al passivo a diciotto mesi non può mai essere implicita. Essa deve essere disposta espressamente e con motivazione dal tribunale nella sentenza dichiarativa di fallimento, valutando la particolare complessità della procedura. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Domanda tardiva al passivo: 60 giorni anche per crediti nuovi
Una società affittuaria di un ramo d'azienda paga i debiti verso i dipendenti della società concedente, finita in liquidazione giudiziale. Successivamente, presenta una domanda tardiva di ammissione al passivo per recuperare le somme. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il termine di 60 giorni per le domande tardive, previsto dal nuovo Codice della Crisi, si applica anche ai crediti sorti durante la procedura. Il termine decorre dal momento in cui il credito sorge. La domanda, presentata oltre questo limite, è stata quindi dichiarata inammissibile.
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Domanda tardiva al passivo: credito perso nonostante la causa
Una creditrice presenta una domanda tardiva di ammissione al passivo per recuperare un immobile e un credito da un'azienda fallita. La richiesta viene depositata oltre il termine di un anno, e la creditrice sostiene che il ritardo non sia a lei imputabile. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio chiaro: la conoscenza del fallimento, avvenuta tramite la comunicazione del curatore e l'interruzione di una causa precedente, fa scattare la responsabilità del creditore. Il termine per la domanda tardiva di ammissione al passivo è perentorio e il ritardo, in questo caso, è stato considerato colpevole, con conseguente perdita del diritto.
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Domanda tardiva: banca divisa, credito perso nella confisca
Una banca, creditrice nell'ambito di una procedura di prevenzione antimafia, presenta una domanda di ammissione al passivo solo per il 50% del suo credito, che viene accolta. Successivamente, agendo come rappresentante di altri finanziatori, deposita una seconda istanza per la restante metà del credito. La Cassazione ha respinto il ricorso della banca, confermando che la seconda richiesta costituisce una autonoma e distinta **domanda tardiva di ammissione al passivo**. Poiché presentata oltre i termini e senza una valida giustificazione per il ritardo, è stata correttamente dichiarata inammissibile. La valutazione positiva sulla prima domanda non si estende automaticamente alla seconda, che riguarda creditori diversi.
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Domanda tardiva: immobile abusivo, credito negato agli acquirenti
La Cassazione ha respinto la domanda tardiva di ammissione al passivo presentata da due acquirenti di un immobile con abusi edilizi. Gli acquirenti, pur essendo a conoscenza dei problemi prima dell'acquisto grazie a una perizia tecnica, avevano chiesto un ingente risarcimento alla cooperativa venditrice, nel frattempo finita in liquidazione. I giudici hanno stabilito che la conoscenza pregressa dei vizi rende il ritardo nella presentazione della domanda una colpa degli acquirenti. Non si può invocare una 'causa non imputabile' quando il problema era noto fin dall'inizio. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento è stata definitivamente respinta.
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