LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Domanda Risarcitoria

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto con cui una parte chiede al giudice di condannare la controparte al pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento per un danno subito.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Cessione di ramo d’azienda: risarcimento o retribuzione?
Alcuni dipendenti hanno impugnato la cessione di ramo d'azienda effettuata dalla loro società originaria a un'altra impresa, ottenendo la dichiarazione giudiziale di inefficacia del trasferimento. Successivamente, hanno richiesto alla società cedente il pagamento delle differenze economiche e dei benefit persi durante il periodo di lavoro presso la società cessionaria. La Corte d'Appello ha respinto la domanda qualificandola come puramente retributiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che, a seguito di un'illegittima cessione di ramo d'azienda, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno per le minori retribuzioni percepite, a condizione che abbia messo in mora il datore di lavoro originario offrendo le proprie prestazioni. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Danni immobile locato: onere della prova del locatore
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di danni a un immobile locato, il locatore non ha diritto al risarcimento per la mancata rilocazione se non dimostra il tempo effettivo necessario per le riparazioni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di una proprietaria che, a seguito di modifiche abusive all'impianto elettrico da parte dell'ex inquilina, chiedeva il risarcimento per non aver potuto affittare nuovamente l'immobile. La decisione sottolinea che l'inerzia del locatore nell'eseguire i lavori non può essere addebitata al precedente conduttore.
Continua »
Giudicato interno: quando è errato sul danno morale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato la formazione di un giudicato interno su una richiesta di risarcimento per danno non patrimoniale. Il caso riguardava un imprenditore che aveva citato in giudizio un Comune per i danni subiti a causa della locazione di una cava risultata inquinata. La Suprema Corte ha stabilito che la Corte d'Appello aveva sbagliato a 'parcellizzare' le voci di danno non patrimoniale e a non considerare l'appello sufficientemente specifico. Inoltre, ha ritenuto fondato il motivo relativo all'errata dichiarazione di inammissibilità della domanda risarcitoria della società, basata su un titolo extracontrattuale.
Continua »
Onere della prova: risarcimento e appalto di servizi
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che negava il risarcimento a una società di servizi tributari per il mancato pagamento di una commissione. La causa è stata persa per il mancato assolvimento dell'onere della prova: la società non ha dimostrato che il suo operato avesse generato maggiori entrate per l'ente comunale. L'appello è stato inoltre dichiarato inammissibile per la genericità dei motivi e per aver tentato di rimettere in discussione l'accertamento dei fatti.
Continua »
Domanda risarcitoria: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della domanda risarcitoria. In una causa tra vicini per servitù illegittime e sconfinamenti, la Corte ha stabilito che una richiesta di risarcimento generica, formulata nell'atto introduttivo, può legittimamente includere anche i danni per sconfinamento quantificati successivamente tramite CTU, senza violare il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contestava specificamente le motivazioni della sentenza d'appello.
Continua »
Domanda risarcitoria: an e quantum nel processo civile
Un professionista, curatore fallimentare, veniva diffamato da un vice direttore di banca. Nonostante l'accertamento del carattere diffamatorio della condotta, la domanda risarcitoria è stata respinta per mancata prova del danno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decisione, chiarendo la relazione tra la richiesta di condanna generica (an debeatur) e quella specifica (quantum debeatur), e ribadendo che l'onere di provare il danno subito spetta sempre al danneggiato.
Continua »
Domanda risarcitoria: quando il giudicato la blocca?
Una società ha intentato una seconda causa per ottenere un risarcimento danni (interessi passivi e spese condominiali) maturati dopo un primo processo già concluso con una sentenza definitiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato la nuova domanda risarcitoria inammissibile, affermando che tutti i danni derivanti da un singolo illecito devono essere richiesti in un unico giudizio. Il precedente giudicato copre non solo le pretese avanzate, ma anche quelle che si sarebbero potute avanzare, impedendo così la frammentazione delle azioni legali.
Continua »
Domanda risarcitoria: quando è tempestiva in giudizio
Un creditore agisce contro una società per un'operazione ritenuta lesiva dei suoi diritti su quote pignorate. I giudici di merito dichiarano tardiva la sua domanda risarcitoria. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che la domanda risarcitoria non è nuova, e quindi è tempestiva, se i fatti costitutivi della richiesta erano già stati esposti nell'atto di citazione iniziale, anche se la pretesa non era stata formalmente quantificata. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Valutazione delle prove: Cassazione e non contestazione
Una proprietaria chiedeva la rimozione di piante e il risarcimento danni ai vicini. Dopo una prima vittoria, la Corte d'Appello negava il risarcimento per insufficienza di prove. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, sottolineando che la valutazione delle prove deve essere complessiva e non frammentaria. Il giudice non può ignorare fatti non contestati dalla controparte, come l'avvenuta rimozione spontanea delle piante, né sminuire singole prove senza considerarle nel loro insieme.
Continua »
Clausola simul stabunt: quando c’è risarcimento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessazione dalla carica di amministratore, dovuta all'applicazione della clausola simul stabunt, simul cadent, non equivale a una revoca e non dà automaticamente diritto a un risarcimento. Due consiglieri di un organo di sorveglianza, decaduti a seguito della revoca di altri membri, avevano chiesto un indennizzo. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che il risarcimento spetta solo se si prova un uso abusivo della clausola, finalizzato a estromettere ingiustamente specifici consiglieri, prova che in questo caso non è stata fornita.
Continua »
Risarcimento danni immobile: la prova del danno concreto
Un acquirente ha scoperto difetti acustici in un immobile che è stato successivamente venduto all'asta. Ha citato in giudizio la compagnia assicuratrice per ottenere un indennizzo. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di risarcimento danni immobile, confermando che l'attore non è riuscito a dimostrare una perdita finanziaria concreta derivante dal difetto. Il solo costo della riparazione non costituisce una prova sufficiente del danno quando l'immobile è stato alienato.
Continua »