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Domanda Riconvenzionale

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1729 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Competenza fideiussione antitrust: la Cassazione decide
Un garante si oppone a un decreto ingiuntivo eccependo la nullità della garanzia per violazione delle norme antitrust. La Cassazione, risolvendo un conflitto, stabilisce che la competenza sulla fideiussione antitrust spetta al giudice ordinario che ha emesso il decreto, e non alla sezione specializzata impresa, quando la nullità è sollevata solo come eccezione difensiva e non con una domanda autonoma.
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Servitù di passaggio: quando il fondo non è continuo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28329/2024, ha stabilito che non è possibile costituire un'unica servitù di passaggio coattivo per più fondi appartenenti allo stesso proprietario se questi non sono continui a causa di significativi dislivelli. Nel caso specifico, la Corte ha confermato la decisione di merito che limitava la servitù ai soli terreni a valle, in quanto effettivamente interclusi, escludendo quelli a monte che, pur essendo della stessa proprietà, erano separati da un dislivello di diversi metri e risultavano accessibili tramite un altro percorso.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per motivazione apparente. Il caso riguarda l'acquisto di una società, in cui l'acquirente contestava l'eccessiva onerosità di un contratto legale preesistente e la mancata consegna di documentazione. La Corte ha stabilito che il giudice d'appello non aveva adeguatamente giustificato perché un contratto simile, stipulato pochi mesi dopo, non potesse essere usato come termine di paragone. Inoltre, ha chiarito che il danno da inadempimento contrattuale per aver pattuito un prezzo superiore al valore reale del bene sussiste indipendentemente dal fatto che il prezzo sia stato già interamente pagato.
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Clausola compromissoria: rinuncia tacita e giudicato
Un'impresa edile otteneva un decreto ingiuntivo contro un committente, il quale si opponeva eccependo l'esistenza di una clausola compromissoria. L'impresa sosteneva che il committente avesse rinunciato a tale clausola non opponendosi a un precedente decreto ingiuntivo basato sullo stesso contratto. La Corte di Cassazione ha chiarito che la mancata opposizione a un primo provvedimento non costituisce una rinuncia tacita e definitiva alla clausola compromissoria per future controversie, confermando quindi la competenza del collegio arbitrale.
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Litisconsorzio necessario condominio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza per violazione del principio del litisconsorzio necessario condominio. La causa, nata per accertare se alcune unità immobiliari facessero parte di un condominio o fossero solo gravate da una servitù di passaggio, non aveva coinvolto tutti i proprietari. La Suprema Corte ha stabilito che le azioni legali che incidono sui diritti di proprietà delle parti comuni richiedono la partecipazione obbligatoria di tutti i condomini, pena la nullità dell'intero giudizio, rimettendo la causa al giudice di primo grado.
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Inadempimento grave e vincolo non dichiarato
La Cassazione conferma la risoluzione di un preliminare di vendita per inadempimento grave del venditore. La mancata dichiarazione di un vincolo culturale sull'immobile è stata ritenuta una violazione fondamentale degli obblighi contrattuali, giustificando la decisione della Corte d'Appello.
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Servitù coattiva: litisconsorzio necessario esteso
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che, in una causa per la costituzione di una servitù coattiva, è indispensabile la partecipazione di tutti i titolari di diritti reali sul fondo servente, incluso il titolare del diritto di superficie. La Corte ha chiarito che la presenza di una domanda, anche se subordinata, volta a costituire un nuovo diritto reale, impone un litisconsorzio necessario. L'omessa integrazione del contraddittorio verso uno dei titolari di diritti reali comporta la nullità dell'intero procedimento, indipendentemente dall'esito finale del giudizio.
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Rinuncia al ricorso: l’estinzione del giudizio
Un lungo contenzioso tra due società, iniziato con una richiesta di risarcimento per abuso di dipendenza economica, si conclude davanti alla Corte di Cassazione. A seguito della rinuncia al ricorso da parte della società ricorrente e dell'accettazione della controparte, la Corte dichiara l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla disputa legale e compensando le spese tra le parti.
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Interpretazione contratto: la condotta post-stipula
Una controversia tra due società, originata da una scissione, verteva su un presunto credito rinunciato tramite un accordo. La Corte di Appello aveva considerato la rinuncia come definitiva. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che per una corretta interpretazione del contratto, è fondamentale considerare anche il comportamento successivo delle parti (in questo caso, i rimborsi parziali effettuati), che la Corte d'Appello aveva erroneamente ignorato.
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Domanda riconvenzionale: la competenza del Tribunale
La Corte di Cassazione stabilisce che, in una causa per la liquidazione di compensi professionali di un avvocato, la competenza è della Corte d'Appello. Tuttavia, se il cliente presenta una domanda riconvenzionale per altre questioni, questa deve essere trattata separatamente dal Tribunale. La Corte ha quindi affermato la necessità di separare i procedimenti, rimettendo la causa riconvenzionale al giudice di primo grado.
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Soccombenza reciproca: la guida alla ripartizione
Una promissaria acquirente ha citato in giudizio i promittenti venditori per inadempimento di un contratto preliminare. I venditori hanno risposto con una domanda riconvenzionale. Dopo due gradi di giudizio, la Corte d'Appello ha confermato la risoluzione del contratto per colpa dell'acquirente ma, riducendo il risarcimento ai venditori, li ha condannati a restituire parte della caparra. I venditori hanno impugnato in Cassazione la sola ripartizione delle spese basata sulla soccombenza reciproca. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando l'ampia discrezionalità del giudice di merito nel ripartire le spese processuali quando entrambe le parti risultano parzialmente sconfitte.
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Contratto preliminare immobile abusivo: è valido?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30935/2025, ha stabilito che un contratto preliminare immobile abusivo è pienamente valido ed efficace tra le parti, anche se l'immobile presenta irregolarità edilizie. La Corte ha chiarito che la mancata concessione della sanatoria non rende il contratto inefficace, a meno che non sia stata esplicitamente pattuita come condizione sospensiva. La normativa sull'urbanistica, che impone la menzione dei titoli edilizi, si applica solo agli atti di trasferimento definitivi e non ai contratti preliminari, che hanno solo effetti obbligatori. Di conseguenza, la richiesta dei venditori di dichiarare l'inefficacia del contratto è stata respinta.
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Scritture contabili: la prova in giudizio tra imprese
Una società si oppone a un decreto ingiuntivo, ma la sua domanda riconvenzionale viene respinta per compensazione con un controcredito della fornitrice. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che le scritture contabili, unite ad altri elementi, possono costituire prova valida del credito. Inoltre, ha chiarito che il disconoscimento di una fattura in copia deve essere specifico e non generico.
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Contratto atipico: uso spazio e servizi culturali
Una sentenza della Corte d'Appello analizza un rapporto contrattuale per l'uso di uno spazio per eventi, qualificandolo come contratto atipico e non come semplice locazione. Il gestore dello spazio aveva smesso di pagare il canone, sostenendo di vantare un credito per i servizi culturali resi. La Corte ha respinto la sua tesi per mancanza di prove su un obbligo di pagamento, confermando la risoluzione del contratto per inadempimento e aumentando l'importo dovuto dal gestore.
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Usucapione del coerede: quando è possibile?
La Corte di Cassazione conferma che l'usucapione del coerede è possibile se il possesso sul bene comune è esclusivo e incompatibile con i diritti degli altri eredi. Nel caso di specie, aver concesso a un familiare di avviare un'attività commerciale sull'immobile è stato ritenuto un atto idoneo a dimostrare tale possesso esclusivo. La Corte ha anche chiarito che una precedente sentenza che negava l'usucapione a un'altra persona non impedisce al coerede di far valere il proprio diritto.
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Ricorso inammissibile: i requisiti secondo la Cassazione
Una società del settore benessere ha presentato ricorso contro una decisione che confermava la sussistenza di lavoro subordinato non dichiarato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, poiché la parte ricorrente non aveva adeguatamente riportato negli atti i documenti e le domande processuali su cui si basavano le sue censure. La Corte ha ribadito che l'interpretazione delle domande processuali da parte dei giudici di merito non è sindacabile in sede di legittimità.
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Domanda riconvenzionale: l’interesse dell’ente
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente impositore ha sempre interesse a proporre una domanda riconvenzionale per ottenere una sentenza di condanna, anche se è già in possesso di un'ingiunzione fiscale esecutiva. Il caso riguardava un istituto di credito che si opponeva a un'ingiunzione per penalità. La Corte ha chiarito che la sentenza giudiziale offre una tutela maggiore, trasformando la pretesa in un giudicato e consentendo l'iscrizione di un'ipoteca giudiziale, strumento distinto e ulteriore rispetto a quello derivante dal titolo amministrativo.
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Quietanza di pagamento: valore di confessione legale
In un caso di compravendita di quote societarie, la Corte d'Appello di Genova ha parzialmente riformato una sentenza di primo grado. La Corte ha riconosciuto un pagamento parziale di 5.000 euro basandosi su una quietanza di pagamento firmata dal creditore, attribuendole il valore di confessione stragiudiziale. Ha invece respinto la richiesta di riduzione del prezzo per vizi non dichiarati, data la presenza di una clausola contrattuale di esclusione della garanzia e la conoscenza della situazione finanziaria da parte dell'acquirente.
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Onere della prova in appalto: la decisione della Corte
Una società edile si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento di servizi di ponteggiatura, contestando gli importi e avanzando una domanda riconvenzionale per il mancato smontaggio. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, chiarendo che in assenza di un accordo scritto sul prezzo, questo può essere determinato tramite perizia tecnica basata sulle tariffe correnti. La sentenza sottolinea il rigoroso onere della prova a carico di chi contesta un credito e di chi avanza una domanda riconvenzionale.
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Sospensione processo: quando è illegittima?
Un consorzio garante, surrogatosi nei diritti di una banca, otteneva un decreto ingiuntivo contro una società debitrice e i suoi fideiussori. Questi ultimi si opponevano, eccependo la nullità della fideiussione per violazione di norme antitrust. Il tribunale di primo grado, dichiarata la propria incompetenza sulla questione antitrust a favore del Tribunale delle Imprese, disponeva la sospensione del processo principale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la sospensione processo era illegittima nei confronti della società debitrice, poiché la validità della fideiussione non influisce sull'obbligazione principale, non sussistendo quindi un rapporto di pregiudizialità.
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