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Domanda Reiterata

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una nuova richiesta di protezione internazionale presentata da una persona che ne aveva già fatta una in precedenza, la quale è stata respinta o dichiarata inammissibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Convalida del trattenimento: notifica errata e rinvio
Il Giudice di Pace convalida il trattenimento presso il Centro di Permanenza per il Rimpatrio di un cittadino straniero, la cui seconda domanda reiterata di protezione internazionale è stata dichiarata inammissibile. L'autorità giudiziaria accerta il pericolo di fuga dovuto alla mancanza di passaporto e alla contrarietà al rimpatrio. Il ricorrente impugna la convalida del trattenimento davanti alla Corte di Cassazione, ma notifica l'atto all'Avvocatura Distrettuale anziché all'Avvocatura Generale dello Stato. La Suprema Corte dichiara nulla la notifica del ricorso e ordina la sua rinnovazione entro un termine perentorio, fissando una nuova udienza.
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Domanda di protezione reiterata: i limiti del ricorso
Un cittadino straniero ha presentato una domanda di protezione reiterata invocando il timore di persecuzioni nel Paese di origine per il proprio orientamento sessuale e chiedendo il permesso umanitario per integrazione sociale. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, rilevando che la vicenda personale era già stata giudicata non credibile nella prima istanza e che mancavano prove attuali sull'effettivo inserimento lavorativo o abitativo in Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del richiedente: l'atto non affrontava la reale motivazione del diniego e non indicava in modo specifico i documenti comprovanti l'integrazione, violando il principio di autosufficienza.
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Domanda di protezione internazionale contro espulsione dello straniero
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino straniero contro un provvedimento di espulsione. Il nodo centrale riguarda la validità della domanda di protezione internazionale come ostacolo all'espulsione dello straniero. Il ricorrente aveva manifestato la volontà di chiedere asilo prima che la domanda venisse formalizzata in Questura. La Suprema Corte ha ritenuto la questione di massima importanza e ha deciso di non decidere subito in camera di consiglio, ma di rimettere il caso alla pubblica udienza per stabilire se la semplice manifestazione di volontà, anche se non ancora formalizzata o se contenuta in una domanda reiterata, sia sufficiente a bloccare l'espulsione.
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Ordine di allontanamento e protezione: la Cassazione prende tempo
Un cittadino straniero ha impugnato l'ordine di allontanamento emesso dalla Questura dopo il rigetto della proroga del suo trattenimento. Il Giudice di pace aveva dichiarato inammissibile il ricorso. Lo straniero sostiene che la sua nuova richiesta di protezione internazionale debba considerarsi come prima domanda, garantendogli il diritto di soggiornare in Italia. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione legata all'applicazione del Regolamento Dublino e la pendenza di rinvii pregiudiziali davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha deciso di non decidere subito. Con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per consentire un esame più approfondito e la formulazione delle conclusioni del Pubblico Ministero.
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Divieto di espulsione dello straniero: prevale la vita familiare
Lo Straniero ha impugnato il decreto di espulsione emesso nei suoi confronti, invocando il divieto di espulsione dello straniero per motivi di integrazione sociale e familiare in Italia. Il Giudice di Pace ha respinto il ricorso ritenendo che la domanda reiterata di protezione internazionale non sospendesse l'espulsione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dello Straniero, stabilendo che il giudice di merito ha completamente omesso di valutare le prove sull'integrazione familiare e lavorativa prodotte dal ricorrente (come il contratto di locazione e l'estratto conto INPS). Questa totale mancanza di motivazione costituisce un vizio grave. La causa è stata quindi rinviata al Giudice di Pace per una nuova e corretta valutazione della situazione personale del richiedente.
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Espulsione e domanda di protezione reiterata: Lavoro non basta
Un cittadino straniero, colpito da un provvedimento di espulsione, presenta una seconda domanda di protezione internazionale per bloccarlo, dopo che la prima era già stata respinta. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave in materia di espulsione e domanda di protezione reiterata: la seconda richiesta non sospende l'efficacia del decreto di espulsione. Avere un lavoro e un alloggio, pur essendo elementi di integrazione, non sono sufficienti a invalidare l'ordine di allontanamento, poiché la valutazione sulla protezione era già stata fatta in via definitiva. L'appello del cittadino è stato quindi respinto e l'espulsione confermata.
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Domanda di protezione reiterata: la Cassazione nega la seconda chance
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino nigeriano contro il diniego della sua seconda richiesta di protezione. La decisione si fonda su un principio chiaro: una **domanda di protezione reiterata** non può essere accolta se non si presentano elementi di prova nuovi e significativi rispetto alla prima, già respinta. Il richiedente si era limitato a lamentare una mancata valutazione di un documento ('affidavit') e della situazione del suo paese, senza però specificarne il contenuto decisivo. La Corte ha stabilito che non si può chiedere ai giudici di rivalutare all'infinito gli stessi fatti. L'esito è la conferma del diniego e la condanna del ricorrente a pagare un'ulteriore somma a titolo di contributo unificato.
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Procedura accelerata: quando si applica il termine breve
Un cittadino ha impugnato il rigetto della sua richiesta di protezione internazionale, considerata una domanda reiterata. Il tribunale di primo grado ha dichiarato l'appello tardivo, applicando un termine di 15 giorni. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che il termine breve è applicabile solo se viene formalmente e preventivamente avviata una "procedura accelerata" da parte della Commissione competente, cosa non avvenuta nel caso di specie. Di conseguenza, si doveva applicare il termine ordinario di 30 giorni.
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Espulsione e protezione internazionale: la Cassazione
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione sostenendo che la sua domanda reiterata di protezione internazionale dovesse sospenderne l'efficacia. Il Giudice di Pace ha rigettato il ricorso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il successivo ricorso inammissibile perché basato su questioni di fatto non sollevate correttamente nel precedente grado di giudizio, evidenziando l'importanza delle corrette procedure in materia di espulsione e protezione internazionale.
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Protezione speciale: sì alla domanda reiterata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23027/2023, ha stabilito che una domanda di protezione internazionale reiterata è ammissibile anche se fondata esclusivamente su nuovi elementi relativi alla protezione speciale. Il caso riguardava un cittadino straniero la cui seconda richiesta, basata su problemi di salute e integrazione sociale, era stata dichiarata inammissibile dal Tribunale. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, affermando che il giudice deve esaminare nel merito il diritto soggettivo alla protezione, non potendosi limitare a una valutazione di legittimità dell'atto amministrativo che ha negato la richiesta.
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Domanda reiterata protezione: no diritto a restare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 11529/2024, ha stabilito che la rinuncia all'impugnazione di una decisione di inammissibilità rende tale decisione definitiva. Di conseguenza, una successiva domanda reiterata di protezione internazionale non conferisce al richiedente il diritto di rimanere sul territorio nazionale, legittimando il provvedimento di espulsione. Il caso riguardava un cittadino straniero che, dopo aver visto la sua prima domanda reiterata dichiarata inammissibile e aver rinunciato al relativo ricorso, ne aveva presentata una seconda.
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Domanda reiterata: stop all’espulsione, dice la Corte
La Corte di Cassazione ha annullato un'espulsione, stabilendo che il giudice di merito ha errato nel non considerare una domanda reiterata di protezione internazionale. La presentazione di tale domanda, anche se successiva a un primo diniego, sospende l'efficacia del provvedimento di allontanamento fino alla decisione, imponendo al giudice una valutazione completa dei fatti. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Protezione internazionale: basta la PEC per fermare l’espulsione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice manifestazione di volontà di richiedere la protezione internazionale, anche se espressa tramite una PEC inviata dall'avvocato, è sufficiente a sospendere l'efficacia di un decreto di espulsione. Il caso riguardava un cittadino straniero che, dopo aver tentato più volte di formalizzare una domanda di asilo reiterata, si era visto notificare un provvedimento di allontanamento. La Corte ha cassato la decisione del Giudice di Pace, che non aveva considerato la richiesta inviata via PEC come un fatto decisivo, ribadendo che il diritto a rimanere sul territorio sussiste fino alla decisione sulla richiesta.
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Convalida trattenimento: competenza del Giudice di Pace
Uno straniero ha impugnato l'ordinanza di convalida del suo trattenimento emessa dal Giudice di Pace, sostenendone l'incompetenza a favore del Tribunale in quanto richiedente asilo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul fatto che la richiesta di protezione internazionale era una seconda domanda reiterata, già dichiarata inammissibile prima della convalida. Tale circostanza, secondo la Corte, non è sufficiente a modificare il titolo del trattenimento e, di conseguenza, la competenza per la convalida trattenimento resta del Giudice di Pace.
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