Un uomo, condannato per detenzione di cocaina a fini di spaccio (76 dosi), presenta ricorso alla Corte di Cassazione lamentando una presunta prova evidente della sua innocenza. La Suprema Corte, però, ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. I giudici hanno stabilito che l'atto di appello era vago e non conteneva critiche specifiche e concrete contro la sentenza di condanna, già confermata in due gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma di 3.000 euro.
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