Una società impugnava il classamento catastale di un suo immobile, modificato dall'Agenzia delle Entrate da laboratorio artigianale (C/3) a opificio industriale (D/7). La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello che confermava l'atto dell'Agenzia, ritenendola viziata da 'motivazione apparente'. I giudici di merito si erano limitati a giustificare il nuovo classamento catastale sulla base delle dimensioni dell'immobile, senza analizzare gli altri elementi cruciali come la struttura, la destinazione funzionale e le prove fornite dal contribuente. La Suprema Corte ha ribadito che una motivazione meramente assertiva, che non si confronta con le specifiche censure della parte, viola il 'minimo costituzionale' e comporta la nullità della sentenza.
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