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Divieto Di Dimora

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78 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Pena sospesa e perdita di efficacia della misura cautelare
Il Tribunale del Riesame applicava all'Imputato la misura del divieto di dimora per presunti reati di caporalato. L'Imputato proponeva ricorso per Cassazione. Nel frattempo, il Giudice dell'Udienza Preliminare condannava l'Imputato con rito abbreviato a un anno e sei mesi di reclusione, concedendo però il beneficio della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno stabilito che la condanna con pena sospesa comporta l'immediata perdita di efficacia della misura cautelare, sia essa custodiale o meno. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato la formale perdita di efficacia della misura cautelare applicata all'Imputato, condannandolo tuttavia al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria per l'inammissibilità del ricorso.
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Trattamento sanzionatorio: no sconti a chi spaccia sotto divieto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava il trattamento sanzionatorio, stabilito in misura superiore al minimo edittale. I giudici di legittimità hanno chiarito che la determinazione della pena spetta al giudice di merito ed è insindacabile se adeguatamente motivata. Nel caso specifico, la sanzione più elevata è giustificata dal fatto che l'uomo, al momento del reato, violava già la misura cautelare del divieto di dimora applicata per una precedente rapina. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione di sigilli: il divieto di dimora per la custode
Una donna, indagata per il reato di violazione di sigilli, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Roma che le imponeva il divieto di dimora nella via in cui si trova l'immobile sequestrato. Nonostante fosse custode del fabbricato, l'indagata ha ripetutamente ignorato i sigilli dell'autorità, completando persino i lavori di costruzione dell'edificio abusivo, nel frattempo acquisito dal Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno evidenziato che il pericolo di reiterazione del reato è concreto e attuale, data la totale indifferenza dell'indagata verso i provvedimenti giudiziari. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Divieto di dimora per pesca di frodo: la Cassazione non fa sconti
Il Tribunale del Riesame ha applicato la misura del divieto di dimora nella Regione Campania nei confronti di un pescatore di frodo. L'uomo, già sottoposto all'obbligo di firma, era stato sorpreso a raccogliere ricci di mare in una zona protetta. La difesa ha impugnato il provvedimento sostenendo che la raccolta di ricci escludesse la dedizione al più grave prelievo di datteri di mare e che le sue condizioni di salute richiedessero cure in loco. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il divieto di dimora è giustificato dal concreto pericolo di recidiva, desunto dalla condotta attuale. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare il merito dei fatti o l'adeguatezza della misura se la motivazione del giudice di merito è logica e priva di vizi macroscopici.
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Ufficio off-limits: legittimo il divieto di dimora nel luogo di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del divieto di dimora nel luogo di lavoro per un sindacalista accusato di truffa. L'uomo sosteneva che la misura fosse un pretesto per impedirgli l'attività sindacale. I giudici hanno invece stabilito che, se esiste un concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato, è possibile vietare l'accesso a una specifica zona, anche se questa coincide con la sede lavorativa. La necessità di prevenire nuovi crimini, legati proprio all'abuso del ruolo ricoperto in quel luogo, prevale sul diritto del singolo a recarsi al lavoro. L'indagato ha quindi perso il ricorso e la misura restrittiva è rimasta in vigore.
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Divieto di dimora sproporzionato: bandito da Napoli e provincia
Un imprenditore, accusato di estorsione e illecita concorrenza nel settore dei trasporti marittimi, era stato sottoposto a una misura cautelare. Il Tribunale aveva imposto il divieto di risiedere nell'intera provincia di Napoli. La Corte di Cassazione ha ritenuto questo divieto di dimora sproporzionato. La misura doveva solo impedirgli l'accesso ai porti, ma estenderla a territori interni non collegati all'attività portuale è stato giudicato un sacrificio eccessivo della libertà personale. Di conseguenza, la Corte ha annullato parzialmente l'ordinanza, ordinando al Tribunale di ridefinire un'area più ristretta e adeguata.
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Viola il divieto ma ha i biglietti: no all’aggravamento misura cautelare
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'aggravamento della misura cautelare non è automatico in caso di violazione. Un imputato, soggetto a divieto di dimora, è stato trovato nella città proibita ma con biglietti del treno pronti per partire. I giudici di merito avevano disposto il carcere, ma la Cassazione ha annullato la decisione. Ha chiarito che il giudice deve sempre valutare le circostanze specifiche della trasgressione, come l'intenzione di allontanarsi, prima di applicare una misura più grave. La semplice violazione non basta per giustificare automaticamente il passaggio a una custodia in carcere, che deve rimanere una scelta proporzionata e basata su una valutazione concreta della pericolosità.
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Domanda cautelare: Giudice più severo del PM? La Cassazione decide
Un uomo, condannato per associazione mafiosa, si vede imporre l'obbligo di firma giornaliero. L'uomo fa ricorso sostenendo che il giudice sia stato più severo del Pubblico Ministero, che in via subordinata aveva chiesto solo quattro firme a settimana. La Cassazione respinge il ricorso, chiarendo il **principio della domanda cautelare**: il giudice, pur non potendo applicare una misura più grave di quella richiesta in via principale (in questo caso, il divieto di dimora), ha piena autonomia nel definire le modalità di una misura meno grave. Pertanto, la firma giornaliera è legittima perché sempre meno afflittiva del divieto di dimora, che era la richiesta principale dell'accusa.
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Senza precedenti ma pericoloso: legittimo il divieto di dimora
Un uomo, gravemente indiziato di furto in abitazione e trovato con arnesi da scasso, riceve un divieto di dimora. Egli ricorre in Cassazione, sostenendo di essere incensurato e che la misura fosse sproporzionata. La Corte Suprema respinge il ricorso. Stabilisce che il **pericolo di reiterazione del reato** non richiede la certezza di future occasioni criminali, ma una valutazione prognostica. Il possesso di strumenti specifici e i legami con altri soggetti nel territorio sono elementi sufficienti a giustificare la misura cautelare, ritenuta idonea a interrompere i contatti con l'ambiente criminale. L'assenza di precedenti penali non è, da sola, sufficiente a escludere tale rischio.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: il Caso Finisce Senza Sentenza
Un uomo, indagato per traffico di materiale radioattivo, impugna in Cassazione la misura del divieto di dimora. Successivamente, i suoi avvocati presentano una rinuncia al ricorso per cassazione, motivata da una modifica della misura stessa che ha fatto venir meno l'interesse ad una decisione. La Corte Suprema, prendendo atto della volontà dell'indagato di non proseguire, dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza non entra nel merito della vicenda, ma si limita a chiudere il procedimento di impugnazione a causa della rinuncia, confermando l'importanza della volontà della parte nel proseguire un giudizio.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Appello Annullato e Niente Spese
Un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per reati ambientali, ottiene dal Tribunale del Riesame la sostituzione della misura con il più mite divieto di dimora. L'indagato aveva già presentato ricorso in Cassazione contro gli arresti domiciliari. A seguito della decisione più favorevole, la sua difesa ha presentato una rinuncia al ricorso per 'sopraggiunta carenza di interesse'. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiudendo definitivamente la questione senza esaminare il merito delle richieste originarie. La vicenda evidenzia come un cambiamento favorevole durante il processo possa rendere superfluo un appello.
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Sistema Corruttivo: Pericolo di Reiterazione del Reato Vince sul Tempo
Un professionista, coinvolto in un sistema corruttivo per favorire pratiche edilizie, si è visto applicare una misura cautelare. Nonostante i fatti fossero risalenti nel tempo, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo ancora esistente il pericolo di reiterazione del reato. Secondo i giudici, la natura strutturata e duratura del sistema criminale rendeva il rischio di nuove condotte illecite concreto e attuale. L'apporto del professionista era stato determinante per il consolidamento del potere illecito sul territorio, giustificando così il mantenimento della misura restrittiva. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Premeditazione e divieto di dimora: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare del divieto di dimora per un gruppo di persone accusate di una violenta aggressione di gruppo. Il cuore della vicenda riguarda la sussistenza della Premeditazione, desunta dalle modalità dell'azione, dall'uso di armi improprie come spranghe e bastoni, e dal movente legato al controllo del territorio. Gli indagati avevano aggredito le vittime presso un esercizio commerciale per ritorsione. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, ritenendo che il Tribunale del Riesame avesse motivato correttamente la pericolosità sociale dei soggetti e l'adeguatezza della misura restrittiva applicata, escludendo la possibilità di una rivalutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Esigenze cautelari: quando la gravità non basta
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva imposto l'obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria a un imputato condannato per associazione mafiosa. La Suprema Corte ha rilevato che il giudice di merito non aveva adeguatamente motivato la sussistenza di esigenze cautelari concrete e attuali, limitandosi a richiamare la gravità dei fatti contestati. La decisione sottolinea come il decorso del tempo e la corretta osservanza di precedenti prescrizioni siano elementi fondamentali che devono essere valutati per giustificare il mantenimento di una misura restrittiva.
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Interesse ad Impugnare: Ricorso Inutile se la Misura è Revocata
Una persona sottoposta alla misura del divieto di dimora nel Comune di Roma presenta ricorso in Cassazione. Tuttavia, nelle more del giudizio, il reato per cui si procedeva viene dichiarato estinto e la misura cautelare revocata. La Suprema Corte dichiara quindi il ricorso inammissibile per carenza di interesse ad impugnare. Viene sancito il principio secondo cui l'ammissibilità di un'impugnazione richiede un interesse pratico, concreto e attuale a rimuovere un pregiudizio. Poiché la misura era già stata revocata e non era detentiva (escludendo future richieste di riparazione per ingiusta detenzione), l'interesse della ricorrente era venuto meno.
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Divieto di dimora per stalking: la confessione non basta a revocarlo
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di divieto di dimora per stalking a carico di un uomo. L'indagato aveva chiesto la revoca della misura, sostenendo che la sua confessione e il tempo trascorso senza violazioni dimostrassero una minore pericolosità. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: una confessione non basta, specialmente se appare come un tentativo di auto-giustificazione e non come un segno di reale pentimento. Per attenuare una misura cautelare come il divieto di dimora per stalking, non è sufficiente il solo passare del tempo, ma servono elementi concreti che dimostrino un effettivo cambiamento e una riduzione del rischio di commettere nuovi reati.
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Divieto di dimora per sfruttamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura del divieto di dimora nei confronti di un'imprenditrice accusata di sfruttamento del lavoro. Nonostante il sequestro dell'attività, i giudici hanno ravvisato un concreto pericolo di reiterazione del reato, basato sulla gestione di fatto tramite prestanome e sulle condizioni degradanti imposte ai lavoratori.
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Divieto di Dimora: Cassazione annulla misura cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che applicava il divieto di dimora a un pubblico ufficiale indagato per reati contro la pubblica amministrazione. La Corte ha ritenuto la misura sproporzionata e non giustificata dalle attuali esigenze cautelari, valorizzando il trasferimento dell'indagato ad altre mansioni e il tempo trascorso dai fatti contestati. Secondo la Corte, una misura interdittiva sarebbe stata più adeguata.
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Retrodatazione misure cautelari: la decisione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio di retrodatazione misure cautelari non si applica se la sequenza di provvedimenti non custodiali (come divieto e obbligo di dimora) viene interrotta da una misura qualitativamente diversa e più grave, come gli arresti domiciliari. Tale interruzione fa decorrere un nuovo termine di durata dal momento della notifica della nuova misura, impedendo di sommare i periodi ai fini del calcolo del termine massimo di fase.
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Esigenze cautelari: il giudicato in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato a cui era stata applicata la custodia in carcere per spaccio, in sostituzione del divieto di dimora. La Corte ha stabilito che le esigenze cautelari, se non contestate nel procedimento di appello promosso dal PM, non possono essere messe in discussione per la prima volta in Cassazione, per effetto del 'giudicato cautelare'. Inoltre, ha ritenuto la custodia in carcere una misura proporzionata al rischio di reiterazione del reato, data l'inadeguatezza del divieto di dimora e la mancata dimostrazione di un domicilio idoneo per gli arresti domiciliari.
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