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Disturbo Quiete Pubblica

10 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Disturbo quiete pubblica: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gestore di un locale, condannato per il reato di disturbo della quiete pubblica a causa della musica ad alto volume. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a riproporre questioni di merito già valutate e decise correttamente dalla Corte d'Appello, senza evidenziare vizi di legittimità. La Suprema Corte ha ribadito che le testimonianze dei residenti sono sufficienti a provare il disturbo, anche se le forze dell'ordine, al loro arrivo, hanno constatato un volume più basso.
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Disturbo quiete pubblica: la responsabilità del manager
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per disturbo quiete pubblica a carico del legale rappresentante di una società che organizzava eventi rumorosi. La sentenza stabilisce che il manager è responsabile per 'colpa in vigilando', anche se gli eventi erano materialmente gestiti da terzi. L'ordinanza dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo i limiti all'appellabilità delle sentenze che comminano la sola pena dell'ammenda.
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Disturbo quiete pubblica: locale notturno condannato
Il gestore di un locale notturno è stato condannato per il reato di disturbo della quiete pubblica a causa di rumori molesti protrattisi per anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la condanna. La sentenza chiarisce che il gestore è responsabile non solo dei rumori prodotti dall'attività, ma anche degli schiamazzi dei clienti, quando questi superano la normale tollerabilità e ledono la tranquillità pubblica. La gravità e la persistenza della condotta hanno escluso l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Disturbo quiete pubblica: condanna anche senza perizia
La Corte di Cassazione conferma la condanna al risarcimento danni per il titolare di un pub per disturbo della quiete pubblica, nonostante una precedente assoluzione in primo grado. La Corte chiarisce che per configurare il reato non è necessaria una perizia fonometrica, essendo sufficiente la testimonianza della persona offesa. Inoltre, il reato sussiste se il rumore ha la potenzialità di disturbare un numero indefinito di persone, come i clienti di un residence adiacente, anche se solo una persona ha sporto querela.
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Disturbo quiete pubblica: la condanna è legittima
La Cassazione ha confermato la condanna dei gestori di un locale per disturbo quiete pubblica e violazione delle norme di sicurezza (sovraffollamento). La Corte ha stabilito che per provare il reato non sono indispensabili misurazioni fonometriche contestuali al fatto, essendo sufficiente dimostrare l'idoneità dell'attività a disturbare. Anche il conteggio manuale delle persone da parte delle forze dell'ordine è stato ritenuto una prova valida. La responsabilità penale, inoltre, ricade non solo sul titolare della licenza ma anche su chi agisce come gestore di fatto dell'evento.
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Disturbo quiete pubblica: condanna senza perizia
Un condomino è stato condannato per il reato di disturbo della quiete pubblica a causa di musica alta e rumori molesti durante le ore notturne. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, affermando che per la condanna non è necessaria una perizia fonometrica. Sono sufficienti le deposizioni testimoniali dei vicini e delle forze dell'ordine, se dimostrano che i rumori avevano l'idoneità a disturbare un numero indeterminato di persone, a prescindere da quanti si siano effettivamente lamentati.
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Disturbo quiete pubblica: Sequestro discoteca legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro preventivo degli impianti audio di una discoteca per il reato di disturbo quiete pubblica. Il gestore aveva impugnato il provvedimento sostenendo che il rumore disturbasse solo pochi residenti e che l'attività fosse stagionale e quindi non vi fosse un pericolo attuale. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che per integrare il reato è sufficiente l'idoneità del rumore a disturbare un numero indeterminato di persone, anche se localizzate in un'area ristretta. Inoltre, il pericolo di reiterazione del reato (periculum in mora) sussiste anche per attività stagionali, data la prevedibile riapertura.
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Disturbo quiete pubblica: quando il rumore è reato
La Corte di Cassazione chiarisce la differenza tra illecito amministrativo e reato per emissioni rumorose. Un aerogeneratore produceva un rumore intollerabile, superando notevolmente i limiti di legge. Il Tribunale del Riesame aveva annullato il sequestro, derubricando il fatto a mero illecito amministrativo. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che un superamento così marcato e con una vasta capacità di diffusione del rumore integra il reato di disturbo quiete pubblica previsto dall'art. 659, comma 1, del codice penale, in quanto l'attività eccede le normali modalità di esercizio e turba la quiete pubblica.
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Disturbo quiete pubblica: reato anche con pochi vicini
La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di disturbo della quiete pubblica, previsto dall'art. 659 del Codice Penale, si configura anche quando le emissioni sonore hanno l'idoneità a molestare un gruppo indeterminato di persone, pur se numericamente ridotto e raccolto in un'area territoriale circoscritta. La Corte ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva negato il sequestro di una discoteca, ritenendo erroneamente che il disturbo a un numero limitato di residenti in una zona a bassa densità abitativa costituisse un mero illecito amministrativo o una questione tra privati.
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Disturbo quiete pubblica: annullata condanna per querela
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per il reato di disturbo quiete pubblica a carico del gestore di un bar. La decisione si fonda sulla modifica normativa introdotta dal D.Lgs. 150/2022 (Riforma Cartabia), che ha reso il reato procedibile a querela di parte. Poiché la legge più favorevole si applica retroattivamente e nel caso di specie mancava la querela, la Corte ha dichiarato l'improcedibilità dell'azione penale.
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