LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Distrazione Delle Spese — Anno 2022

Pagina 7 di 8

155 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Distrazione Delle Spese

Provvedimenti

Assegno vitalizio vittime del terrorismo: sì anche se decedute
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dei familiari di una vittima del terrorismo a ricevere lo speciale assegno vitalizio vittime del terrorismo, rigettando il ricorso del Ministero dell'Interno. Il Ministero sosteneva che il beneficio economico, introdotto a partire dal 2014, spettasse solo se la vittima fosse ancora in vita a tale data. I giudici hanno invece chiarito che la legge non impone questo requisito. L'assegno spetta direttamente al coniuge e ai figli della vittima che abbia riportato un'invalidità pari o superiore al 50%, indipendentemente dal fatto che la vittima sia deceduta prima dell'entrata in vigore della norma. La data del 1° gennaio 2014 rappresenta unicamente il momento a partire dal quale decorre il pagamento della prestazione economica, senza alcuna violazione del principio di irretroattività.
Continua »
Minimi tariffari avvocati: no ai tagli sotto la soglia di legge
Il Cittadino ha ottenuto un equo indennizzo per l'irragionevole durata di una causa di responsabilità sanitaria. Tuttavia, la Corte d'appello ha liquidato le spese legali spettanti ai difensori in misura inferiore rispetto ai minimi tariffari avvocati previsti dalla legge per lo scaglione di riferimento. Il Cittadino ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice, pur potendo ridurre i compensi nei limiti consentiti dalla legge, non può mai scendere al di sotto della soglia minima inderogabile. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello per una nuova e corretta quantificazione delle spese legali.
Continua »
Indennità di disoccupazione agricola: sì ai minimi, giù le spese
Una lavoratrice agricola ha richiesto il ricalcolo dell'indennità di disoccupazione agricola per il 2007, sostenendo che la base di calcolo dovesse essere la retribuzione minimale prevista dai contratti collettivi e non il salario effettivo inferiore erogato dall'azienda. L'Istituto Previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione contestando sia questo criterio sia l'ammontare delle spese legali liquidate, ritenute superiori al valore della causa. La Corte di Cassazione ha confermato che l'indennità di disoccupazione agricola va calcolata sui minimali dei contratti collettivi nazionali leader. Tuttavia, ha accolto il ricorso sulle spese di lite: per legge, nei giudizi previdenziali, le spese non possono superare il valore della prestazione richiesta. La sentenza è stata quindi cassata solo sul punto delle spese, ridotte a favore della lavoratrice.
Continua »
Distrazione delle spese: la Cassazione corregge il proprio errore
I Ricorrenti, in qualità di eredi e parti private, hanno richiesto la correzione di un errore materiale contenuto in una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. La Corte aveva infatti omesso di inserire nel dispositivo la formula relativa alla distrazione delle spese in favore del loro avvocato difensore, nonostante quest'ultimo ne avesse fatto esplicita richiesta. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, disponendo l'integrazione del testo originario con l'indicazione della distrazione delle spese a beneficio del legale. Non sono state liquidate ulteriori spese per questo procedimento di correzione.
Continua »
Distrazione delle spese: la Cassazione corregge la propria svista
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino per la correzione di un errore materiale contenuto in una precedente ordinanza. Il giudice, pur avendo liquidato le spese di lite a favore del cittadino, aveva omesso di disporre la distrazione delle spese a favore del suo avvocato, dichiaratosi antistatario. La Suprema Corte ha chiarito che l'omessa pronuncia sulla distrazione non richiede un'impugnazione ordinaria, ma pu essere risolta rapidamente tramite la procedura di correzione degli errori materiali. Di conseguenza, la Corte ha disposto la correzione del dispositivo originario, inserendo l'ordine di pagamento diretto al difensore.
Continua »
Filtro in appello: l’errore che costa caro al debitore
Il Debitore si è opposto al rilascio di un immobile intimato da una Cooperativa. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione e la Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione tramite il cosiddetto filtro in appello, ritenendo che non vi fossero ragionevoli probabilità di accoglimento. Il Debitore ha quindi proposto ricorso in Cassazione impugnando direttamente l'ordinanza d'appello per motivi di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ordinanza che applica il filtro in appello non può essere impugnata in Cassazione per contestare il merito della vicenda, ma solo per rari vizi procedurali propri. Per contestare il merito, il ricorrente avrebbe dovuto impugnare la sentenza di primo grado. Il Debitore è stato condannato a pagare le spese processuali.
Continua »
Responsabilità processuale aggravata: condanna per chi fa cause perse
Il Lavoratore autonomo (un avvocato) ha citato in giudizio Il Consulente per ottenere il risarcimento dei danni all'onore a causa di espressioni ritenute offensive contenute in una PEC privata. I giudici di merito hanno qualificato la vicenda come un semplice alterco composto, escludendo qualsiasi lesione della reputazione e condannando Il Lavoratore per responsabilità processuale aggravata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'avvio di una causa risarcitoria infondata e priva di prove, specie se promossa da un professionista del diritto, integra la colpa grave. Il ricorrente è stato condannato a risarcire la controparte per i disagi subiti a causa della lite temeraria.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: l’azienda si arrende e paga
Un assistente di volo ottiene in appello la dichiarazione di illegittimità del proprio licenziamento e la reintegrazione nel posto di lavoro. Le società datrici di lavoro propongono ricorso in Cassazione per contestare la decisione. Successivamente, prima dell'udienza, le medesime società notificano la formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo per rinuncia. Nonostante la mancata accettazione della rinuncia da parte del lavoratore, la Corte condanna le società rinuncianti al pagamento delle spese di giudizio in favore del difensore del lavoratore, confermando che la rinuncia determina il passaggio in giudicato della sentenza di appello. Il lavoratore vince definitivamente, mantenendo il diritto alla reintegrazione e al risarcimento.
Continua »
Licenziamento collettivo: l’azienda rinuncia ma paga le spese
Una compagnia aerea ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava illegittimo il licenziamento collettivo di una assistente di volo, disponendone la reintegrazione. Successivamente, l'azienda ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando la definitività della decisione precedente a favore della lavoratrice. Nonostante la rinuncia, la Suprema Corte ha condannato la società al pagamento delle spese processuali in favore della dipendente, stabilendo che la rinuncia non cancella l'obbligo di rimborsare i costi legali sostenuti dalla controparte per difendersi.
Continua »
Distrazione delle spese: la Cassazione rimedia alla svista
Una società in liquidazione, difesa dal proprio legale, ha richiesto alla Corte di Cassazione la correzione di un errore materiale contenuto in una precedente ordinanza. La Corte aveva condannato l'ente di riscossione a pagare le spese di giudizio, ma aveva omesso di disporre la distrazione delle spese in favore del difensore, che si era dichiarato anticipatario. La Cassazione ha accolto la richiesta, stabilendo che in caso di omessa pronuncia sull'istanza di distrazione delle spese proposta dal difensore, il rimedio corretto è il procedimento di correzione degli errori materiali e non i normali mezzi di impugnazione. Di conseguenza, il dispositivo è stato corretto aggiungendo l'ordine di pagamento diretto al professionista.
Continua »
Correzione errore materiale: recuperate le spese dell’avvocato
Una società ha richiesto la correzione errore materiale di un'ordinanza della Corte di Cassazione che aveva omesso di disporre la distrazione delle spese processuali in favore del proprio avvocato, nonostante la liquidazione fosse avvenuta. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, confermando che l'omessa indicazione della distrazione costituisce un errore materiale emendabile con la procedura semplificata. Di conseguenza, la Corte ha disposto l'integrazione del dispositivo originario, aggiungendo la dicitura di distrazione delle spese a favore del difensore della società. Non sono state liquidate ulteriori spese per questo procedimento, data la sua natura puramente amministrativa.
Continua »
Distrazione delle spese: la Cassazione rimedia alla sua stessa svista
Un avvocato ha chiesto alla Corte di Cassazione di correggere una precedente ordinanza. Il giudice, pur avendo condannato la società sconfitta al pagamento delle spese di giudizio, aveva omesso di disporre la distrazione delle spese in favore dello stesso difensore, che si era dichiarato antistatario. La Suprema Corte ha accolto il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in caso di mancata pronuncia sull'istanza di distrazione delle spese, il difensore deve utilizzare la procedura di correzione dell'errore materiale e non i normali mezzi di impugnazione. Di conseguenza, la Corte ha integrato la precedente decisione, disponendo il pagamento diretto delle spese legali a favore del professionista.
Continua »
Mansioni superiori: sì alle differenze anche senza firma esterna
Una lavoratrice ha chiesto il riconoscimento delle differenze retributive per aver svolto mansioni superiori corrispondenti alla categoria C (livello C1), pur essendo inquadrata nella categoria B. L'Ente previdenziale datore di lavoro si è opposto, sostenendo che la dipendente non avesse la firma esterna e non svolgesse tutte le fasi produttive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente, confermando che per configurare le mansioni superiori nell'Area C è sufficiente gestire l'intero processo di una pratica (dall'istruttoria alla liquidazione) rispondendo direttamente al dirigente, senza che sia necessaria una responsabilità verso l'esterno. La lavoratrice vince definitivamente la causa e ha diritto alle differenze retributive.
Continua »
Correzione di errore materiale: il contrasto che ferma la Corte
Un avvocato ha chiesto la correzione di errore materiale di un'ordinanza della Cassazione che aveva liquidato le spese di giudizio a favore della sua cliente anziché direttamente a lui, difensore antistatario. La Corte ha avviato la procedura d'ufficio, sollevando la parte dagli oneri di notifica. Tuttavia, da una verifica dei registri telematici è emerso che l'errore potrebbe essere già stato corretto con un precedente provvedimento. Per evitare una duplicazione inutile, la Suprema Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo, ordinando alla cancelleria di acquisire copia autentica della precedente ordinanza correttiva per verificare se sia cessata la materia del contendere.
Continua »
Spese di lite: se il giudice dimentica di decidere paga chi perde
Il Giudice di Pace accoglieva l'opposizione di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione, poiché coniugato con una cittadina italiana. Tuttavia, il giudice ometteva del tutto di decidere sulle spese di lite. Il cittadino proponeva ricorso in Cassazione denunciando tale omissione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omessa statuizione sulle spese di lite viola il diritto costituzionale a una tutela giurisdizionale effettiva. Di conseguenza, decidendo nel merito, la Corte ha condannato la Prefettura al pagamento delle spese di entrambi i gradi di giudizio in favore del difensore del ricorrente.
Continua »
Contributo di solidarietà sulle pensioni: stop ai tagli
Un professionista in pensione ha contestato la trattenuta operata sulla sua pensione dalla Cassa di previdenza a titolo di contributo di solidarietà sulle pensioni tra il 2009 e il 2013. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimo il prelievo, ordinando la restituzione delle somme. La Cassa ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo la legittimità della misura per garantire l'equilibrio di bilancio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che le casse previdenziali privatizzate non possono imporre autonomamente un contributo di solidarietà sulle pensioni già liquidate. Tale prelievo costituisce una prestazione patrimoniale imposta che, per l'articolo 23 della Costituzione, può essere istituita solo con legge dello Stato. Il pensionato vince definitivamente e ha diritto al rimborso.
Continua »
Liquidazione delle spese giudiziali: stop ai tagli sotto i minimi
Il Contribuente ha impugnato una cartella esattoriale per contributi previdenziali prescritti. La Corte d'Appello ha accolto la domanda ma ha liquidato le spese legali del primo grado sotto i minimi di legge. Il Contribuente ha fatto ricorso in Cassazione contestando la violazione dei parametri professionali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso sul punto, ribadendo che la liquidazione delle spese giudiziali non può scendere sotto i minimi previsti dal D.M. n. 55/2014 senza una specifica e valida motivazione. Di conseguenza, la Cassazione ha rideterminato i compensi del primo grado innalzandoli a quattromila euro, confermando invece la legittimità della parziale compensazione delle spese dovuta all'incertezza giurisprudenziale sull'interesse ad agire.
Continua »
Distrazione delle spese: la Cassazione corregge la dimenticanza
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due avvocati che lamentavano l'omessa pronuncia sulla loro richiesta di distrazione delle spese nella sentenza precedente. I legali, difensori di una società vincitrice in un giudizio contro un privato, avevano chiesto che il pagamento delle spese di lite fosse disposto direttamente a loro favore. La Suprema Corte ha chiarito che, in caso di mancata decisione su tale istanza, il rimedio corretto non è l'impugnazione ordinaria, bensì la procedura di correzione di errore materiale. Di conseguenza, la Corte ha integrato il dispositivo della sentenza precedente, inserendo la formula della distrazione delle spese in favore dei difensori richiedenti.
Continua »
Distrazione delle spese: la Cassazione corregge la propria svista
Il caso nasce dall'omissione della Corte di Cassazione che, in una precedente ordinanza favorevole a una società in liquidazione, aveva dimenticato di disporre la distrazione delle spese in favore del difensore, nonostante la sua espressa richiesta come antistatario. Le liquidatrici della società hanno quindi richiesto la correzione dell'errore. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omessa pronuncia sulla distrazione delle spese non richiede un'impugnazione ordinaria, ma va risolta con il più rapido procedimento di correzione degli errori materiali. Di conseguenza, il dispositivo è stato corretto inserendo il diritto del difensore a ricevere direttamente il pagamento delle spese legali dall'ente impositore.
Continua »
Difensore antistatario: restituisce le spese ma non le paga
Un avvocato, operando come difensore antistatario, riceve il pagamento delle spese legali dopo una sentenza favorevole di primo grado. Successivamente, la decisione viene ribaltata in appello. Il Tribunale condanna l'avvocato non solo a restituire le somme riscosse, ma anche a pagare le spese del giudizio di appello in solido con la sua assistita. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso del legale. I giudici stabiliscono che, sebbene il difensore antistatario debba restituire quanto percepito in base alla sentenza annullata, egli non può essere condannato a pagare le spese del secondo grado di giudizio. L'avvocato, infatti, non è parte del processo e non assume la qualità di soggetto soccombente rispetto alla disputa principale. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla la condanna alle spese d'appello a carico del professionista.
Continua »