LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Discrezionalità

530 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In diritto si parla di discrezionalità quando la norma disciplina solo alcuni aspetti del comportamento del destinatario, lasciandogli quindi un margine di scelta tra più possibilità di comportamento ugualmente lecite. Il caso più significativo di discrezionalità si ha quando la norma stabilisce il fine che deve essere conseguito ma non disciplina o disciplina solo in parte i modi per conseguirlo, lasciando così al destinatario un margine di scelta al riguardo. L'attività discrezionale, così disciplinata, si contrappone, da un lato, all'attività vincolata, disciplinata sotto tutti gli aspetti dalla norma, senza lasciare alcun margine di scelta al destinatario, e, dall'altro, all'attività libera nel fine, in relazione alla quale la norma non stabilisce un fine da conseguire ma, al più, dei limiti riguardo ai mezzi che possono essere impiegati. L'attività libera nel fine è tipica del diritto privato, mentre i casi di attività discrezionale e vincolata si rinvengono tipicamente nel diritto pubblico. Oltre alle attività possono essere qualificati come discrezionali, vincolati o liberi nel fine i poteri esercitati nel loro ambito e gli atti giuridici attraverso i quali si esercitano. Si suole parlare di attuazione della norma in relazione all'attività discrezionale, di applicazione della norma in relazione all'attività vincolata e di osservanza della (eventuale) norma in relazione all'attività libera nel fine.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Sfoglia per anno

Provvedimenti

Retribuzione di risultato: il giudice non può sostituirsi all’Amministrazione
Un Dirigente pubblico ha chiesto all'Amministrazione la sua Retribuzione di risultato. I giudici di merito hanno riconosciuto il suo diritto al compenso, ritenendo illegittima la valutazione dell'Amministrazione che non aveva seguito le regole previste. L'Amministrazione ha contestato questa decisione, sostenendo che il giudice non poteva sostituirsi alla sua valutazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione. Ha stabilito che il giudice può verificare se l'Amministrazione ha rispettato le procedure, ma non può sostituirsi ad essa per valutare direttamente la performance del Dirigente e assegnare la Retribuzione di risultato. La sentenza è stata annullata e la causa rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
Continua »
Sanzioni Voluntary Disclosure: Cassazione contro buona fede in Svizzera
Un Contribuente ha aderito alla "Voluntary Disclosure" per regolarizzare capitali detenuti all'estero, ma la sua dichiarazione è risultata infedele. L'Agenzia ha applicato la sanzione minima del 180%. La Commissione Tributaria Regionale ha ridotto le sanzioni Voluntary Disclosure, ritenendo il Contribuente in buona fede. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che la legge non lascia margini di discrezionalità per ridurre le sanzioni al di sotto del minimo previsto per la dichiarazione infedele in questi casi, anche in presenza di buona fede.
Continua »
Sospensione del procedimento disciplinare: quando è valida
L'Amministrazione pubblica aveva inflitto a un Docente la sanzione della sospensione per sei mesi dal servizio per aver falsificato una proposta di assunzione. Il procedimento era stato sospeso in attesa del processo penale e poi riaperto mediante un richiamo al primo atto di contestazione. La Corte d'Appello aveva annullato la sanzione ritenendo illegittima la sospensione del procedimento disciplinare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione, stabilendo che la sospensione del procedimento disciplinare resta una scelta discrezionale e che il semplice richiamo alle contestazioni originarie dopo la parentesi penale non invalida il procedimento né fa decorrere i termini di decadenza. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Ricalcolo sanzioni tributarie: chiarezza sui criteri o nullità
Un Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per sanzioni tributarie relative a violazioni fiscali. Le sanzioni erano state oggetto di un precedente ordine di ricalcolo da parte del giudice tributario. Il Contribuente ha contestato che l'Agenzia delle Entrate non avesse indicato i precisi criteri per il ricalcolo sanzioni tributarie, specialmente per i periodi in cui l'Amministrazione manteneva un margine di discrezionalità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che l'Agenzia deve sempre specificare i criteri di determinazione delle sanzioni, pena la nullità dell'atto. La sentenza impugnata è stata cassata e la causa rinviata per una nuova valutazione.
Continua »
Trasferimento personale pubblico: la Cassazione chiarisce la discrezionalità
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di trasferimento personale pubblico da una Stazione Sperimentale soppressa alla Camera di Commercio. I lavoratori sostenevano un trasferimento automatico, come inizialmente riconosciuto dal Tribunale. La Corte d'Appello, invece, aveva ritenuto che la legge concedesse discrezionalità all'ente ricevente, permettendo l'utilizzo di diverse forme organizzative, come una Fondazione, in base a un decreto interministeriale attuativo. La Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori, confermando che la normativa non prevedeva un trasferimento ope legis (per legge) diretto e automatico alla Camera di Commercio, ma consentiva all'ente di destinazione di scegliere le modalità organizzative più idonee per la razionalizzazione e la competitività, come specificato dal decreto interministeriale.
Continua »
Revoca Affidamento in Prova: Comportamento Oppositivo e Motivazione Illogica
Un Lavoratore, beneficiario dell'affidamento in prova al servizio sociale, ha manifestato un comportamento non collaborativo e ha violato le prescrizioni. Nonostante ciò, il Tribunale di Sorveglianza aveva deciso di non procedere alla revoca dell'affidamento in prova, limitandosi a modificare le modalità dell'attività. Il Procuratore Generale ha impugnato questa decisione. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, ritenendo la motivazione del Tribunale illogica. Non era stato adeguatamente spiegato perché il comportamento 'oppositivo' del Lavoratore non giustificasse la revoca dell'affidamento in prova. Il caso tornerà al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Mancato riconoscimento attenuanti: Cassazione conferma la condanna
Un imputato, condannato per reati contro il patrimonio (furto e rapina/estorsione), ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava il mancato riconoscimento attenuanti, in particolare quella del risarcimento del danno, e la determinazione della pena. La Corte d'Appello aveva già confermato la condanna, ritenendo insufficiente il risarcimento offerto. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione delle attenuanti e della pena rientra nella discrezionalità dei giudici di merito. Il mancato riconoscimento attenuanti non ha violato la legge, e la motivazione era logica. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Revoca Affidamento in Prova: Comportamento Inadeguato, Beneficio Negato
La Corte di Cassazione ha confermato la `revoca affidamento in prova` per un Condannato. Il Tribunale di Sorveglianza aveva revocato la misura alternativa a causa di ripetute violazioni delle prescrizioni, tra cui rientri tardivi a casa, una denuncia per aggressione e disturbi in esercizi commerciali. Il Condannato ha presentato ricorso, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il comportamento del Condannato fosse incompatibile con il percorso di risocializzazione, giustificando la revoca della misura e l'esclusione da altre misure alternative come la detenzione domiciliare.
Continua »
Inammissibilità Ricorso Penale: Evasione Nega Misure Alternative
Un Lavoratore ha presentato un ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che gli negava le misure alternative alla detenzione. Il Tribunale aveva motivato il rifiuto con una precedente condotta di evasione del Lavoratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, stabilendo che le ragioni addotte dal Lavoratore non potevano essere esaminate in sede di legittimità, poiché contestavano la discrezionalità della magistratura di sorveglianza. La competenza per le misure alternative spetta al Magistrato di Sorveglianza. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Revoca affidamento in prova: Violenza Stronca la Riscocializzazione
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'affidamento in prova al servizio sociale per un condannato. L'uomo, durante il periodo di prova, aveva aggredito violentemente una persona con un coltello, causando gravi lesioni. Il Tribunale di Sorveglianza aveva revocato la misura con effetto retroattivo (ex tunc), ritenendo il comportamento incompatibile con il percorso rieducativo. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, ribadendo che la revoca dell'affidamento in prova è una decisione discrezionale del giudice, basata sulla valutazione della compatibilità del comportamento del soggetto con gli obiettivi di risocializzazione.
Continua »
Condanna per Spaccio: La Dosimetria della Pena tra Discrezione e Legge
Un imputato è stato condannato per spaccio di stupefacenti e ha contestato l'entità della pena, ritenendola eccessiva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la dosimetria della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Questo potere è limitato solo da un ragionamento arbitrario o illogico. Nel caso specifico, la pena era vicina al minimo edittale e giustificata dalla quantità e tipo di droga, oltre che dalle modalità di occultamento.
Continua »
Misure alternative alla detenzione: quando il ricorso è inammissibile
Un individuo ha chiesto di accedere alle Misure alternative alla detenzione, ma il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta, motivando la decisione con una radicata devianza, l'inidoneità del domicilio e l'assenza di un percorso critico. L'individuo ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che esso mirava a contestare la discrezionalità del giudice di sorveglianza, aspetto non sindacabile in sede di legittimità. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Revoca Affidamento in Prova: Patente Falsa Costa la Libertà
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'affidamento in prova al servizio sociale per un condannato. Questi era stato sorpreso alla guida con una patente contraffatta, un reato già commesso in passato. Il Tribunale di Sorveglianza aveva ritenuto il fatto di notevole gravità, incompatibile con il percorso di reinserimento. La Suprema Corte ha ribadito che la revoca non dipende solo dalla violazione, ma dalla valutazione del giudice sulla sua incompatibilità con la prosecuzione della misura alternativa. Il ricorso del condannato è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Graduazione della pena: ricorso respinto e sanzione confermata
Un uomo ha subito una condanna per il reato di tentato furto aggravato. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando una sanzione eccessiva e una carenza di motivazione sulla quantificazione decisa dai giudici territoriali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che la graduazione della pena spetta esclusivamente alla discrezionalità del giudice di merito. La sentenza impugnata presentava una giustificazione logica e aderente ai criteri legali. Inoltre, quando il magistrato stabilisce una sanzione al di sotto della media edittale, non ha l'obbligo di fornire una motivazione analitica e dettagliata per ogni singolo punto. Il ricorrente ha subito anche la condanna al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Revoca messa alla prova: inadempimento e discrezionalità del giudice
Un Giudice ha revocato la messa alla prova di un Lavoratore, imputato per reati, perché non aveva completato le ore di lavoro di pubblica utilità previste. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo di aver quasi completato le ore e di aver mantenuto un buon comportamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la revoca messa alla prova è obbligatoria se si verificano le condizioni di inadempimento, e il giudice ha discrezionalità solo nel verificare tali presupposti. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Sospensione condizionale della pena: l’omissione che annulla la sentenza
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione e porto illegali di una pistola. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, ma ha omesso di pronunciarsi sulla richiesta di sospensione condizionale della pena. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza d'Appello limitatamente alla questione della sospensione condizionale della pena. Ha rinviato il caso a una diversa sezione della Corte d'Appello di Torino. Questa dovrà valutare se concedere il beneficio, colmando così la precedente mancanza di motivazione. La decisione sottolinea l'obbligo del giudice di esaminare sempre tale richiesta.
Continua »
Pene sostitutive negate al recidivo: confermata la pena
L'imputato propone ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che rifiuta l'applicazione delle pene sostitutive. L'uomo sostiene che il giudice abbia violato la legge e mancato di motivare il diniego. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la concessione delle pene sostitutive rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. Tale decisione si basa sulla gravità del reato e sulla personalità del reo. Nel caso specifico, l'imputato ha quattro precedenti condanne per reati contro il patrimonio e ha compiuto una trasferta con numerosi strumenti da scasso. Questa condotta dimostra un elevato disvalore del fatto. Il giudizio appare motivato e non sovvertibile in Cassazione. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Determinazione della pena: la Cassazione boccia il ricorso
I Ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'Appello lamentando errori nella quantificazione della sanzione, nell'applicazione della recidiva e nel calcolo del vincolo della continuazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi per manifesta infondatezza e genericità. La Suprema Corte ha ricordato che la determinazione della pena e il bilanciamento delle circostanze rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito. Senza dimostrare un arbitrio o una palese illogicità nelle motivazioni del provvedimento impugnato, non è possibile chiedere una nuova valutazione in sede di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Marchio di forma di fatto: tutela ed emulazione vietata
Una nota casa di moda ha contestato la commercializzazione di calzature femminili da parte di un produttore concorrente. I prodotti replicavano la forma, le borchie e le combinazioni cromatiche del modello originale. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza della tutela per il marchio di forma di fatto e l'illecito di imitazione servile. Gli elementi decorativi e la costante promozione pubblicitaria hanno conferito al prodotto un'elevata capacità identificativa presso il pubblico. La Suprema Corte ha dichiarato legittimi il divieto di vendita e l'ordine di pubblicazione della sentenza. Il ricorso del produttore concorrente è stato integralmente rigettato con la condanna al pagamento delle spese di lite.
Continua »
Inammissibilità del ricorso: verdetto confermato e sanzione
L'Imputato, condannato per il reato di rapina, ha presentato impugnazione contestando la ricostruzione dei fatti e la misura della pena stabilita dai giudici di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché i motivi proposti richiedevano una nuova valutazione delle prove, compito riservato esclusivamente ai giudici di merito. Inoltre, i giudici di legittimità hanno ribadito che la determinazione della pena e la concessione delle attenuanti rientrano nel potere discrezionale del giudice, purché la decisione sia motivata in modo logico. L'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per la colpa nella presentazione di un ricorso non ammissibile.
Continua »