La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi del Procuratore Generale e dell'Imputata contro la sentenza d'appello che, in sede di rinvio, aveva rideterminato la pena per il reato di omicidio preterintenzionale a nove anni e quattro mesi di reclusione. L'Imputata contestava la misura della pena, ritenendola eccessiva, mentre il Procuratore lamentava un'errata applicazione dei limiti di pena. La Suprema Corte ha stabilito che la quantificazione della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché sia supportata da una motivazione logica e coerente. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che la nomina tardiva di un nuovo difensore non dà diritto a un rinvio dell'udienza. Di conseguenza, la condanna inflitta all'Imputata è diventata definitiva.
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