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Diritto Di Regresso

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38 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Diritto di Regresso Negato: Paga i Debiti ma Perde in Tribunale
Un'azienda affittuaria si accolla i debiti verso i lavoratori di un'altra società, che poi fallisce. Dopo aver pagato, l'azienda chiede di essere rimborsata dal fallimento, ma la sua richiesta viene respinta. La Cassazione chiarisce un punto fondamentale: il semplice accordo di accollo del debito non è sufficiente per esercitare il diritto di regresso. Questo diritto sorge solo con l'effettivo pagamento e deve essere provato. L'azienda ha perso perché ha fondato la sua pretesa solo sull'accordo, senza dimostrare di aver già pagato i debiti prima di insinuarsi nel passivo fallimentare. La Corte ha stabilito che l'operazione non era una donazione, ma un atto inserito in un più ampio piano di salvataggio aziendale.
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Diritto di regresso del garante nel concordato
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della validità del diritto di regresso esercitato dal cessionario di un garante all'interno di un concordato preventivo. Il caso riguardava un soggetto che, avendo acquistato il credito di regresso da un fideiussore che aveva pagato parzialmente le banche, chiedeva l'ammissione al passivo della società debitrice. La Suprema Corte ha confermato che, sebbene l'art. 61 l.fall. richieda l'integrale soddisfacimento del creditore principale per l'esercizio del regresso, tale condizione era stata soddisfatta nel corso della procedura prima dell'avvio dell'azione giudiziaria, rendendo legittima la pretesa del cessionario.
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Diritto di regresso e accordi tra coeredi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso riguardante il diritto di regresso tra sorelle in seguito a spese sostenute per l'esecuzione di una vecchia sentenza. La ricorrente pretendeva il rimborso delle quote pagate, ma i giudici di merito avevano accertato l'esistenza di un accordo verbale in cui la stessa si assumeva l'intero onere economico. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti o delle prove testimoniali in sede di legittimità, specialmente se il ricorso non rispetta i criteri di specificità e autosufficienza nella produzione dei documenti.
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Riconoscimento figlio e mantenimento dalla nascita
Una madre si è opposta al riconoscimento del figlio da parte del padre, adducendo un possibile pregiudizio per il minore a causa delle caratteristiche morali del genitore. La Corte di Cassazione ha respinto tale opposizione, stabilendo che il diritto alla bigenitorialità può essere sacrificato solo in casi di danno grave e irreparabile per il bambino. Tuttavia, ha accolto il motivo di ricorso relativo al mantenimento, chiarendo che l'obbligo economico del padre decorre dalla nascita del figlio, e non dalla data della sentenza di riconoscimento, garantendo alla madre il diritto di regresso per le spese sostenute.
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Accertamento tecnico preventivo: prova per tutti?
La Corte di Cassazione chiarisce che la perizia di un accertamento tecnico preventivo (ATP), anche se svolto in assenza di alcune parti, può essere utilizzata come prova nel successivo giudizio contro tutti i soggetti coinvolti, inclusa l'intera catena produttiva. La vicenda riguarda un motociclo difettoso: il venditore, condannato a risarcire il cliente, aveva agito in regresso contro il produttore. La Corte ha stabilito che l'ATP, una volta acquisito agli atti, diventa un elemento di prova liberamente valutabile dal giudice nei confronti di tutti, garantendo il contraddittorio nel corso della causa di merito.
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Denuncia vizi nelle vendite a catena: i termini
Un rivenditore di imbarcazioni, citato in giudizio dal produttore per mancato pagamento, si opponeva sostenendo la presenza di difetti e che il termine per la denuncia vizi dovesse decorrere dalla segnalazione del cliente finale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nei rapporti tra professionisti (vendite a catena), ogni contratto è autonomo. Pertanto, il rivenditore, in qualità di acquirente, ha l'onere di verificare la merce alla consegna e di denunciare i vizi entro i brevi termini previsti dal Codice Civile, senza poter attendere le lamentele dei suoi clienti.
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Condanna solidale spese: quando è illegittima?
Un'impresa in fallimento agiva contro tre persone per la restituzione di somme di valore molto diverso. Nonostante la condanna in primo grado e in appello al pagamento solidale delle spese legali, la Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. Il principio affermato è che la condanna solidale spese è illegittima quando vi è un'enorme divergenza nel valore delle domande contro i singoli convenuti, poiché l'interesse comune non copre l'intera controversia, rendendo la condanna sproporzionata per chi è chiamato a rispondere per un importo minore.
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Diritto di regresso TARI: la Cassazione decide
Un soggetto che paga l'intera TARI per un immobile co-occupato ha diritto di chiedere il rimborso della quota all'altro occupante. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30167/2025, ha confermato il diritto di regresso TARI, respingendo il ricorso di un co-obbligato che contestava la propria legittimazione passiva. La Corte ha stabilito che la detenzione di fatto dell'immobile è sufficiente a creare l'obbligazione solidale, legittimando l'azione di regresso di chi ha saldato l'intero debito tributario.
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Fondo di Garanzia PMI: diritto al passivo fallimentare
Una società, finanziata da una banca con garanzia statale tramite il Fondo di Garanzia PMI, è dichiarata fallita. L'ente gestore del Fondo, dopo aver pagato alla banca l'80% del credito garantito, chiede di essere ammesso al passivo fallimentare. La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo ha un diritto autonomo e privilegiato di insinuarsi al passivo per la somma versata, anche se la banca finanziatrice non è stata integralmente soddisfatta. Questo diritto non è una semplice surrogazione, ma un credito di natura pubblicistica per la 'restituzione' delle risorse pubbliche impiegate, rendendo inapplicabile la norma sul regresso tra coobbligati.
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Fondo di Garanzia: diritto autonomo nel fallimento
La Corte di Cassazione stabilisce che il Fondo di Garanzia Pubblico, dopo aver pagato una banca per la garanzia su un finanziamento a un'impresa poi fallita, acquisisce un diritto autonomo e privilegiato di insinuarsi al passivo. Tale diritto non è subordinato al completo soddisfacimento del creditore originario (la banca), derogando alle norme comuni sui coobbligati solidali in ambito fallimentare.
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Sequestro conservativo in appalto: quando viene revocato
Il Tribunale di Monza ha revocato un sequestro conservativo in appalto concesso a un committente contro un appaltatore. La decisione si fonda sulla drastica riduzione del credito vantato dal committente, dopo aver escluso gran parte delle somme richieste a titolo di regresso per contributi INPS e aver detratto un controcredito dell'appaltatore. Per la cifra residua, il collegio ha ritenuto insussistente il 'periculum in mora', ovvero il rischio di insolvenza, revocando così la misura cautelare.
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Diritto di regresso: acquisto immobile e quote uguali
In una causa di scioglimento di comunione, la Cassazione stabilisce il principio del diritto di regresso. Il comproprietario che paga una quota del prezzo superiore alla sua ha diritto al rimborso da parte dell'altro. Spetta a chi ha ricevuto il beneficio dimostrare che si trattava di una donazione. L'ordinanza affronta anche l'indennità per l'uso esclusivo del bene e le regole sulla produzione di prove.
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Fideiussione omnibus: onere della prova del garante
Un garante per un contratto di leasing si opponeva al pagamento del debito, invocando la nullità della fideiussione per clausole anticoncorrenziali e la liberazione per condotta negligente del creditore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le clausole illecite comportano solo una nullità parziale e che l'onere di provare i presupposti per la liberazione dalla fideiussione omnibus, ai sensi degli artt. 1955 e 1956 c.c., grava interamente sul garante.
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Spese condominiali e regresso: l’acquirente è tutelato
Un acquirente, dopo aver comprato un immobile, scopre l'esistenza di ingenti spese condominiali non saldate dai venditori. Costretto a pagarle per via della responsabilità solidale verso il condominio, agisce in giudizio per ottenere il rimborso. Il Tribunale di Trieste accoglie la sua domanda, affermando il pieno diritto di regresso. La decisione chiarisce che, nei rapporti interni tra le parti, la responsabilità dei debiti pregressi resta in capo al venditore, condannandolo a rimborsare non solo le spese, ma anche tutti i costi legali e di mediazione sostenuti dall'acquirente.
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Contratto autonomo di garanzia: foro e prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un debitore contro una compagnia assicurativa in un caso relativo a un contratto autonomo di garanzia. La Corte ha confermato la validità della clausola sul foro esclusivo, l'indipendenza dell'obbligazione di garanzia rispetto al rapporto principale e la natura discrezionale della chiamata in causa di terzi, ribadendo principi consolidati in materia.
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Imposta di registro compravendita: chi paga?
La Corte di Cassazione chiarisce che, in una compravendita immobiliare, la clausola che accolla tutte le spese all'acquirente include anche la maggiore imposta di registro compravendita dovuta dopo un accertamento fiscale. Sebbene venditore e acquirente siano solidalmente responsabili verso il Fisco, nei loro rapporti interni prevale l'accordo contrattuale. Pertanto, il venditore che ha pagato la differenza d'imposta ha diritto di regresso verso l'acquirente.
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Diritto di regresso: quando si può agire in fallimento?
Una società, co-debitrice con un'altra poi fallita, ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare per il suo futuro diritto di regresso, pur non avendo ancora pagato il creditore comune. La richiesta è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che il diritto di regresso sorge solo con l'effettivo pagamento. Poiché il pagamento è l'elemento costitutivo del diritto stesso, non è possibile un'ammissione al passivo, neanche condizionale, prima che questo avvenga.
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Obbligazioni solidali: rimborso del coacquirente
Due fratelli acquistano un immobile all'asta, ma solo uno paga quasi l'intero prezzo. La Corte di Cassazione chiarisce che il diritto al rimborso della quota non pagata non deriva da un mandato, ma dal principio delle obbligazioni solidali tra coacquirenti. Poiché entrambi erano tenuti a pagare, chi ha saldato il debito per intero ha diritto di regresso verso l'altro. La Corte accoglie parzialmente il ricorso, annullando la sentenza solo sulla mancata pronuncia relativa alle spese del primo grado di giudizio.
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