La Suprema Corte ha confermato la condanna per estorsione a carico dello spacciatore che minacciava e usava violenza contro l'assuntore per ottenere il pagamento delle dosi. I giudici hanno stabilito la piena validità della testimonianza acquirente droga, respingendo l'eccezione di inutilizzabilità sollevata dalla difesa. Chi acquista sostanze per uso personale rischia sanzioni amministrative a scopo preventivo e riabilitativo, non sanzioni penali repressive; di conseguenza, non gode della facoltà di non rispondere riservata agli indagati. Inoltre, il divieto di porre domande suggestive vincola i difensori ma non il giudice, il quale agisce in posizione neutrale per accertare la verità storica. La Corte ha quindi cancellato per prescrizione solo alcune cessioni minori, riducendo la pena di sei mesi e trecento euro di multa, confermando la responsabilità per estorsione.
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