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Diritti Reali

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il diritto reale è un diritto che conferisce un potere assoluto ed immediato su una cosa. La dottrina più recente affida ai diritti reali i caratteri dell'immediatezza, dell'assolutezza e dell'inerenza. Per immediatezza si intende la soggezione della cosa al titolare del potere, il quale non necessita di una prestazione altrui per esercitare il suo potere. Per assolutezza si fa riferimento al potere del titolare, in grado di tutelare la cosa a fronte del dovere generale di non ingerenza da parte di tutti i consociati. L'inerenza indica invece il potere del titolare del diritto di opporre il proprio diritto nei confronti di un possessore o di chiunque altro vanti un diritto sulla cosa. I diritti reali si suddividono in diritti reali di godimento, quale corrispettivo dei cosiddetti diritti reali di godimento su cosa altrui (o diritti reali minori), e diritti reali di garanzia. Il diritto reale di godimento per antonomasia è la proprietà, quelli di garanzia sono il pegno e l'ipoteca. Quelli su cosa altrui sono l'uso, l'usufrutto, enfiteusi, superficie, abitazione e servitù.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Agevolazioni Prima Casa: Mandato a Vendere non Basta per il Fisco
Un Contribuente ha usufruito delle agevolazioni prima casa per un immobile a Reggio Emilia. L'Agenzia delle Entrate ha contestato questo beneficio, poiché il Contribuente aveva già goduto delle stesse agevolazioni per un precedente immobile nello stesso comune. Il Contribuente aveva conferito il primo immobile alla moglie tramite un 'mandato a vendere' con clausola di 'trasferimento fiduciario'. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che il mandato a vendere non trasferisce immediatamente la proprietà. Pertanto, il Contribuente era ancora proprietario del primo immobile al momento del secondo acquisto, perdendo il diritto alle agevolazioni prima casa.
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Lite condominiale e accordo transattivo: lite sospesa
Alcuni proprietari e un condominio si sono scontrati in giudizio per questioni relative a diritti reali su immobili, coinvolgendo anche la pubblica amministrazione. Dopo anni di contenzioso, le parti hanno raggiunto un'intesa unanime per chiudere ogni disputa. Tuttavia, poiché l'intesa comporta il trasferimento o la modifica di diritti reali immobiliari, la legge impone la forma solenne dell'atto notarile o della scrittura autenticata. I difensori hanno depositato un'istanza congiunta per chiedere tempo utile alla stipula definitiva. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, formalizzando l'accordo transattivo tramite il rinvio della causa a nuovo ruolo.
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Approvazione consuntivo condominiale: valida anche senza riparto
Una condomina ha impugnato la delibera assembleare che approvava la contabilità finale di lavori straordinari, lamentando l'assenza del piano di riparto e sostenendo che l'accordo con l'impresa fosse una transazione illegittima senza il consenso unanime di tutti i proprietari. La Corte d'Appello ha respinto le sue tesi, ritenendo la delibera valida. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'approvazione consuntivo condominiale può avvenire anche senza il contestuale piano di riparto delle spese, che può essere rinviato a una riunione successiva. Inoltre, per gli accordi transattivi che non toccano i diritti reali sulle parti comuni, non serve l'unanimità dei condomini, ma basta la maggioranza qualificata. La ricorrente è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Azione contro il vicino: Cassazione nega la legittimazione ad agire
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla legittimazione ad agire del detentore. Due persone, che vivevano in un immobile per ragioni di parentela senza esserne proprietari, hanno citato in giudizio un vicino per opere edilizie lesive dei loro presunti diritti. La Corte ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, chiarendo che solo il proprietario o il titolare di un diritto reale (come l'usufrutto) può agire in tribunale per difendere l'immobile da violazioni delle distanze legali o da nuove servitù. Il semplice fatto di abitare nell'immobile non è sufficiente per esercitare tali azioni, che sono riservate a chi detiene un titolo giuridico specifico sul bene.
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Distanza vedute: la Cassazione sulla demolizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario condannato a demolire una sopraelevazione del suo immobile. L'opera, pur urbanisticamente legittima, violava la distanza vedute minima di tre metri dalla proprietà del vicino, come previsto dall'art. 907 del codice civile. La Corte ha ribadito che il diritto alla veduta è un diritto reale assoluto, la cui tutela prevale su considerazioni di legittimità amministrativa o di eccessiva onerosità della demolizione, confermando l'ordine di ripristino dello stato dei luoghi.
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