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Diniego Permesso Premio

5 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Diniego permesso premio: Cassazione annulla per motivazione contraddittoria
Un condannato, già beneficiario di permessi premio, ha visto respingere una nuova richiesta dal Tribunale di Sorveglianza. Il diniego permesso premio si basava su intercettazioni del 2017 che lo indicavano ancora in un ruolo apicale in un clan camorristico. Il difensore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione contraddittoria. La Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il Tribunale aveva negato il beneficio basandosi su elementi investigativi vecchi e generici, già ritenuti tali in precedenza. La decisione è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Diniego permesso premio: ergastolano senza revisione critica
Un detenuto, condannato all'ergastolo per triplice omicidio, ha chiesto un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato il beneficio. La decisione si basava sulla mancanza di una vera rivisitazione critica dei reati e sulla vicinanza a contesti criminali, nonostante la buona condotta in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, confermando il diniego del permesso premio. La sentenza ha ribadito l'importanza della pericolosità sociale e della riflessione sul proprio passato per l'ottenimento di tali benefici.
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Buona condotta non basta: legittimo il diniego permesso premio
Un detenuto, condannato a due ergastoli, si è visto negare un permesso premio nonostante in passato ne avesse già beneficiato. La decisione si basa su una nuova valutazione della sua pericolosità sociale: secondo gli inquirenti, l'uomo era pronto ad assumere un ruolo di vertice nel clan di appartenenza dopo l'arresto dei suoi fratelli. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego permesso premio, stabilendo un principio importante: la valutazione sulla pericolosità è sempre attuale e può cambiare. Anche in presenza di una condotta carceraria regolare, la mancanza di una revisione critica del proprio passato e il rischio concreto di recidiva giustificano il rifiuto del beneficio.
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Diniego permesso premio a ex boss: legami mafiosi non recisi
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego permesso premio a un detenuto condannato per reati di mafia. La decisione si basa sulla mancata prova di una definitiva rottura con l'associazione criminale di appartenenza, di cui il soggetto era un elemento di vertice. Secondo i giudici, non era emerso un serio percorso di revisione critica del passato criminale. L'appello del detenuto è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Corte di Cassazione. La sentenza ribadisce che per i reati di mafia, la buona condotta da sola non basta per ottenere benefici se persistono legami con l'ambiente criminale.
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Diniego Permesso Premio: No alla libertà per l’ex boss al 41-bis
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego permesso premio a un detenuto, ex figura di spicco di un'associazione criminale e sottoposto al regime del 41-bis. I giudici hanno ritenuto che la sua pericolosità sociale fosse ancora attuale, data la mancata collaborazione con la giustizia e l'operatività del suo clan di appartenenza. Il semplice trascorrere del tempo o la presunta mancanza di supporto economico da parte del clan non sono stati considerati elementi sufficienti a superare la presunzione di pericolosità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la valutazione sulla pericolosità è una questione di fatto, non di diritto, e spetta ai giudici di merito.
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