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Dimora Abituale

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86 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esenzione IMU residenza: il caso del confine comunale
La Corte di Cassazione ha sospeso la decisione su un caso di esenzione IMU residenza per un'abitazione situata al confine tra due Comuni. La Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria per acquisire il fascicolo del giudizio precedente e verificare un'eccezione procedurale sollevata dal Comune, prima di poter esaminare nel merito se l'anomalia catastale e anagrafica possa giustificare l'esenzione fiscale.
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Esenzione IMU coniugi: basta la residenza del possessore
Un contribuente si è visto negare l'esenzione IMU sulla sua abitazione principale perché la moglie risiedeva in un altro Comune. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, basandosi su una sentenza della Corte Costituzionale. È stato chiarito che per l'esenzione IMU coniugi è sufficiente che il possessore dell'immobile vi abbia la propria residenza anagrafica e dimora abituale, a prescindere da dove risieda il coniuge. La causa è stata rinviata al giudice di secondo grado per verificare la sussistenza del requisito della dimora abituale del contribuente.
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Esenzione ICI abitazione principale: no se non si dimora
Una contribuente, proprietaria di un unico immobile ma con residenza anagrafica in un altro comune per lavoro, si è vista negare l'esenzione ICI per l'abitazione principale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che per ottenere il beneficio fiscale non è sufficiente possedere una sola casa, ma è indispensabile dimostrare di viverci abitualmente. La residenza anagrafica, pur essendo una presunzione, ha prevalso in assenza di prove contrarie che attestassero la dimora effettiva nell'immobile oggetto di tassazione.
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Erogazioni pubbliche: reato con residenza fittizia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per indebita percezione di erogazioni pubbliche. L'imputata aveva ottenuto contributi post-sisma dichiarando falsamente che un immobile, reso inagibile dal terremoto, fosse la sua residenza principale. La Corte ha ritenuto le prove contro di lei, come i consumi energetici quasi nulli, schiaccianti e ha confermato che le somme ricevute costituiscono profitto illecito da confiscare, indipendentemente dal loro successivo utilizzo.
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Falsa dichiarazione residenza: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per falsa dichiarazione residenza al fine di ottenere il reddito di cittadinanza. L'imputato aveva dichiarato di risiedere presso l'abitazione della madre, mentre di fatto conviveva altrove con la propria compagna. La Corte ha stabilito che la questione centrale è la divergenza tra la residenza dichiarata e la dimora abituale effettiva, rendendo irrilevanti i dettagli sulla composizione del nucleo familiare alternativo. La sentenza ribadisce che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge.
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Notifica istanza di fallimento: vale la dimora di fatto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della validità della notifica dell'istanza di fallimento, la dimora di fatto prevale sulla residenza anagrafica. Nel caso esaminato, un socio illimitatamente responsabile aveva contestato la notifica ricevuta presso un'abitazione diversa dalla sua residenza ufficiale. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che le risultanze anagrafiche hanno un valore meramente presuntivo e possono essere superate da prove contrarie, come le constatazioni dell'ufficiale giudiziario. Spetta al destinatario dell'atto dimostrare che il luogo della notifica non corrispondeva alla sua dimora abituale. La Corte ha anche chiarito che la nomina di un amministratore giudiziario non esclude la necessità di notificare l'istanza all'amministratore della società.
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