La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10238 del 2024, ha confermato la condanna per due soggetti che avevano realizzato una serie di interventi edilizi sul proprio immobile. La Corte ha stabilito che, nonostante la presenza di alcuni titoli abilitativi, l'insieme delle opere (tra cui la chiusura di un portico, la modifica d'uso di un garage e aumenti volumetrici) costituiva una 'difformità totale' rispetto al progetto autorizzato, creando di fatto un organismo edilizio nuovo e diverso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, in quanto la valutazione degli abusi deve essere unitaria e non parcellizzata, e la gravità delle opere escludeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto.
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