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Diffida Ad Adempiere

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118 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Risoluzione contratto appalto: il caso bonus facciate
La Corte d’Appello ha confermato la risoluzione contratto appalto a carico di un'impresa che, nonostante le modifiche legislative ai bonus edilizi, era già inadempiente per mancanza di personale e mezzi. La decisione sottolinea come il mancato avvio dei lavori e l'assenza di documentazione sulla sicurezza siano motivi sufficienti per lo scioglimento del vincolo contrattuale e la restituzione degli acconti.
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Diffida ad adempiere: se incassi le rate il contratto non salta
Un venditore prometteva di vendere alcuni immobili al fratello. Successivamente, inviava una diffida ad adempiere per ottenere il saldo del prezzo entro quindici giorni. Prima della scadenza, il compratore proponeva una rateizzazione, accettata dal venditore che riceveva pagamenti per oltre due anni, coprendo il 99,1% del prezzo. Gli eredi del compratore chiedevano il trasferimento coattivo degli immobili, mentre il venditore eccepiva l'avvenuta risoluzione di diritto del contratto. La Cassazione ha rigettato il ricorso del venditore: l'accordo sulla rateizzazione, raggiunto prima della scadenza del termine, ha impedito la risoluzione. Inoltre, la modifica dei tempi di pagamento non richiede la forma scritta. Vince la parte acquirente, che ottiene la proprietà degli immobili.
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Omesso versamento ritenute previdenziali: il DM10 condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un datore di lavoro condannato per l'omesso versamento ritenute previdenziali per oltre 29.000 euro. L'imputato sosteneva che i modelli DM10 non provassero l'effettivo pagamento degli stipendi e invocava un conflitto di doveri tra il pagamento delle retribuzioni e quello dei contributi. I giudici hanno chiarito che i modelli DM10 (oggi UNIEMENS) costituiscono piena prova della corresponsione delle retribuzioni, in quanto compilati dallo stesso datore di lavoro. Inoltre, il reato richiede solo il dolo generico, escludendo qualsiasi giustificazione legata alla crisi aziendale se gli stipendi sono stati comunque versati. Di conseguenza, la condanna a tre mesi di reclusione è stata confermata, con l'aggiunta di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Omesso versamento ritenute previdenziali: condanna senza notifica
Il Datore di Lavoro è stato condannato per il reato di omesso versamento ritenute previdenziali. L'imputato ha impugnato la decisione sostenendo di non aver ricevuto la regolare notifica della diffida ad adempiere dell'INPS, necessaria per beneficiare della causa di non punibilità pagando il dovuto entro tre mesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, anche in assenza di una notifica formale, l'imputato aveva dimostrato di conoscere l'esistenza del debito e della contestazione già nel giudizio di primo grado, avendo sollevato un'eccezione proprio sulla mancata notifica. Avendo avuto una conoscenza effettiva del debito per un periodo superiore ai tre mesi senza provvedere al pagamento, il Datore di Lavoro non può evitare la condanna.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: esclusiva o disagi?
Una società di ristorazione, affittuaria di un locale in un centro commerciale, ha chiesto la risoluzione del contratto per inadempimento della società concedente. L'affittuaria lamentava la mancata garanzia dell'uso esclusivo dell'area ristoro comune, dove sedevano anche clienti di altre attività. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando l'assenza di un patto di esclusiva e la scarsa importanza dei disagi lamentati, dichiarando invece risolto il contratto per inadempimento della stessa affittuaria. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'affittuaria. I giudici hanno chiarito che, senza prove di un danno concreto e in assenza di un accordo specifico, i disagi sporadici non legittimano lo scioglimento del rapporto contrattuale.
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Sospensione del pagamento del canone: se usi il bene devi pagare
Una società conduttrice di un immobile commerciale ha chiesto la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni, lamentando irregolarità urbanistiche che ostacolavano il rilascio della licenza commerciale. I locatori si sono attivati rapidamente ottenendo la sanatoria edilizia in tempi brevi. Nel frattempo, la conduttrice ha attuato la sospensione del pagamento del canone. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della conduttrice, confermando che la sospensione del pagamento del canone non era giustificata, poiché la società non aveva mai perso la disponibilità del locale e le difformità erano state sanate tempestivamente senza compromettere l'uso dell'immobile.
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Contratto preliminare e pale eoliche: quando l’uso è lecito
Il Proprietario si era obbligato con un contratto preliminare a concedere un terreno a una Società Energetica per l'installazione di pale eoliche. Lamentando il ritardo nella stipula del definitivo, il Proprietario inviava una diffida ad adempiere e chiedeva la risoluzione del contratto e il risarcimento per l'occupazione del fondo. La Società chiedeva invece l'esecuzione in forma specifica del contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Proprietario, confermando che il contratto preliminare non si era risolto, poiché non vi era un inadempimento grave della Società (la quale aveva offerto il pagamento del canone). Di conseguenza, l'occupazione del terreno non poteva considerarsi senza titolo, in quanto legittimata dal contratto preliminare stesso fino al passaggio in giudicato della sentenza costitutiva.
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Diffida ad adempiere: come salvare gli immobili dal fallimento
Due sorelle vendono alcuni immobili a una società edile in cambio della ristrutturazione di altre proprietà. La società non consegna la fideiussione concordata per garantire i lavori. Le proprietarie inviano quindi una diffida ad adempiere, ma l'impresa non adempie e successivamente fallisce. Le sorelle chiedono la restituzione dei beni al fallimento. Il Tribunale accoglie la domanda, dichiarando risolto il contratto sia per l'inadempimento che per la diffida rimasta senza esito. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Fallimento. Poiché i curatori hanno contestato solo la gravità dell'inadempimento e non gli effetti della diffida ad adempiere, la decisione di merito resta valida. Le proprietarie ottengono definitivamente la restituzione dei loro immobili.
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Inadempimento del contratto preliminare: scontro tra contraenti
Un Acquirente e una Venditrice firmano un accordo per la compravendita di un immobile. A causa di disaccordi sulla data del rogito e sul notaio, sorge una lite. L'Acquirente chiede prima il trasferimento forzato e poi la risoluzione del contratto. La Corte d'Appello addebita l'inadempimento del contratto preliminare alla sola Venditrice. La Cassazione, tuttavia, accoglie il ricorso di quest'ultima. I giudici stabiliscono che il tribunale deve compiere una valutazione comparativa e unitaria del comportamento di entrambe le parti, verificando chi abbia violato la buona fede contrattuale. La Cassazione rileva anche l'omessa pronuncia sulla cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale ormai abbandonata dall'Acquirente. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Preavviso di rigetto: l’Azienda batte la Provincia in Cassazione
L'Azienda ha impugnato la decadenza della concessione idroelettrica e il diniego di rinnovo disposti dalla Provincia senza l'invio del preventivo preavviso di rigetto. La Provincia contestava una modifica non autorizzata dell'impianto (aumento del salto d'acqua). Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche aveva confermato i provvedimenti. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno accolto il ricorso dell'Azienda. La Corte ha stabilito che il preavviso di rigetto è obbligatorio a pena di annullabilità e che la decadenza non può essere dichiarata senza una previa diffida scritta che conceda un termine per rimediare ai difetti riscontrati. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Caparra confirmatoria: perde il doppio chi nega le verifiche
Il Promittente Venditore e la Promissaria Acquirente stipulavano un contratto preliminare per un immobile di pregio, prevedendo il versamento di una caparra confirmatoria e di acconti. A causa di pendenze giudiziarie sulla proprietà, il venditore si impegnava a fornire garanzie ipotecarie per un milione di euro prima di ricevere un ulteriore acconto. Successivamente, il venditore diffidava l'acquirente ad adempiere concedendo soli quindici giorni per verificare un'ipoteca di secondo grado, per poi recedere dal contratto trattenendo la caparra. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito: il recesso del venditore è illegittimo poiché il termine concesso era insufficiente per verificare la congruità della garanzia offerta. L'acquirente ha quindi diritto alla restituzione del doppio della caparra confirmatoria, essendo l'inadempimento del venditore prevalente.
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Trasferimento coattivo dell’immobile: gli abusi non lo bloccano
Un acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di una quota immobiliare, ma scopre irregolarità urbanistiche. Dopo la sanatoria, l'acquirente esegue lavori non autorizzati. I venditori chiedono la risoluzione del contratto, mentre l'acquirente chiede il trasferimento coattivo dell'immobile. La Corte d'Appello nega il trasferimento ritenendo l'immobile non commerciabile per via dei nuovi abusi. La Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente: la presenza di difformità edilizie non rende nullo il contratto né impedisce il trasferimento coattivo dell'immobile se gli estremi del titolo urbanistico originario sono indicati nell'atto. La causa torna in appello.
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Diffida ad adempiere: la Cassazione frena i poteri del giudice
La Società Acquirente ha stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile, ma ha poi chiesto il recesso e il doppio della caparra per gravi inadempimenti dei Promittenti Venditori, tra cui la diversa destinazione d'uso del bene. I venditori hanno eccepito l'inutile decorso del termine di una diffida ad adempiere. La Corte d'Appello ha dichiarato d'ufficio la risoluzione del contratto per mancato rispetto della diffida. La Cassazione ha accolto il ricorso della Società Acquirente: il giudice non può rilevare d'ufficio la risoluzione per diffida ad adempiere se la parte interessata è decaduta dalla relativa domanda. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Accettazione tacita dell’eredità: perdere la caparra per errore
Il Chiamato all'Eredità richiede alla Società Venditrice la restituzione della caparra confirmatoria versata dalla madre defunta per l'acquisto di un immobile. La Società Venditrice invia una diffida ad adempiere e, non ricevendo risposta, recede dal contratto trattenendo la caparra. Il Chiamato all'Eredità sostiene di non aver ancora accettato l'eredità e contesta la mancanza del certificato di agibilità dell'immobile. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. La richiesta di restituzione della caparra non è un atto conservativo, ma comporta lo scioglimento del contratto e configura un'**accettazione tacita dell'eredità**. Inoltre, la mancanza del certificato di agibilità non rende nullo il rogito e doveva essere contestata subito, non anni dopo in giudizio. La Società Venditrice vince la causa e trattiene legittimamente la caparra.
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Decadenza della fideiussione: banca perde contro gli acquirenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto bancario che chiedeva di dichiarare la decadenza della fideiussione prestata a favore di due società acquirenti di un immobile in costruzione. La banca sosteneva che i creditori avessero perso il diritto alla garanzia per non aver agito entro sei mesi dalla scadenza del termine di consegna dell'immobile, come previsto dall'art. 1957 c.c. I giudici hanno chiarito che la garanzia non copriva il semplice ritardo, ma lo stato di crisi del costruttore, ed era destinata a durare fino al trasferimento definitivo della proprietà. Di conseguenza, le parti hanno voluto escludere la decadenza della fideiussione prevista dalla legge, rendendo inapplicabile il termine semestrale. La banca è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Termine essenziale nel contratto: la tolleranza batte la scadenza
Un'azienda committente ha affidato a una società di consulenza la redazione di protocolli organizzativi. A causa della mancata collaborazione interna dell'azienda, la società ha consegnato i lavori in ritardo rispetto alla scadenza contrattuale. L'azienda ha contestato il ritardo solo dopo un anno, trattenendo però i documenti ricevuti. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine essenziale nel contratto può essere rinunciato tacitamente se il creditore accetta l'adempimento tardivo. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'azienda: i giudici d'appello hanno erroneamente applicato d'ufficio la rivalutazione monetaria su un debito di valuta (la fattura non pagata). La causa torna in appello per ricalcolare la somma dovuta escludendo la rivalutazione.
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Gravità dell’inadempimento: stop a risoluzioni per lievi ritardi
Un ente previdenziale, nel ruolo di Committente, affida a un'impresa, nel ruolo di Appaltatore, i lavori di restauro di un edificio. A causa della mancata consegna di alcuni dettagli progettuali per gli impianti del cortile, l'impresa interrompe i lavori e chiede la risoluzione del contratto per inadempimento. La Corte d'appello conferma il lodo arbitrale favorevole all'impresa, ritenendo insindacabile la valutazione dei giudici privati. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Committente: stabilisce che la gravità dell'inadempimento non può essere valutata in modo isolato, ma va inserita nell'economia generale del contratto, considerando le opere già eseguite e pagate. La decisione viene cassata con rinvio.
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Risoluzione del contratto di appalto: vince il condominio
Un'azienda di manutenzione ha chiesto il pagamento di lavori e il risarcimento per l'interruzione del servizio di manutenzione di un ascensore condominiale. Il Condominio si è opposto, lamentando gravi malfunzionamenti dovuti alla pessima esecuzione dei lavori. I giudici di merito hanno revocato il decreto ingiuntivo e dichiarato la risoluzione del contratto di appalto per inadempimento dell'impresa, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che il committente ha il diritto di controllare i lavori senza preavviso e che l'inadempimento dell'appaltatore giustifica lo scioglimento del rapporto. L'impresa perde la causa e non riceve alcun indennizzo.
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Contratto preliminare di compravendita: no a recesso affrettato
La vicenda nasce da un contratto preliminare di compravendita immobiliare. L'Acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto e la restituzione del doppio della caparra, lamentando l'assenza del certificato di abitabilità e difformità edilizie prima della stipula del definitivo. I Venditori hanno invece chiesto l'esecuzione specifica dell'obbligo di contrarre. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno chiarito che la mancanza delle menzioni urbanistiche non rende nullo il contratto preliminare, applicandosi tale sanzione solo ai contratti con effetti traslativi. Inoltre, i Venditori avevano tempestivamente richiesto il certificato di agibilità, poi ottenuto per silenzio-assenso. Infine, l'Acquirente non poteva inviare una diffida ad adempiere prima della scadenza del termine pattuito, non essendoci ancora un inadempimento effettivo dei Venditori.
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Diffida ad adempiere: addio al trasferimento degli immobili
Un acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di immobili. Di fronte all'inadempimento del venditore, l'acquirente invia una diffida ad adempiere. Decorso inutilmente il termine, il contratto si risolve automaticamente. Successivamente, l'acquirente cambia idea e chiede al giudice il trasferimento coattivo degli immobili. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che, una volta avvenuta la risoluzione di diritto per effetto della diffida ad adempiere, la parte adempiente non può rinunciare agli effetti risolutivi per chiedere l'adempimento. Questo principio tutela l'affidamento del debitore, che ormai considera sciolto il vincolo contrattuale.
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