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Diffamazione

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345 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Danno da diffamazione: la prova non è necessaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per diffamazione. La Corte ha ribadito un principio fondamentale in materia di danno da diffamazione: ai fini della condanna al risarcimento in sede penale, non è necessario che la persona offesa fornisca la prova di un concreto pregiudizio subito. È sufficiente l'accertamento della potenziale capacità lesiva dell'atto diffamatorio.
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Diffamazione e provocazione: post social e reazione
Una donna viene condannata per diffamazione per un post offensivo su Facebook contro un veterinario. La Corte di Cassazione annulla la condanna, riconoscendo la scriminante della diffamazione e provocazione. La reazione, seppur a un fatto passato, è stata scatenata dalla notizia recente di una sanzione disciplinare ritenuta troppo lieve, creando il nesso di immediatezza richiesto dalla legge.
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Diritto di critica sindacale e diffamazione
Un rappresentante sindacale viene accusato di diffamazione per aver denunciato il mancato pagamento degli stipendi da parte di un'associazione. Dopo una condanna in Appello, la Corte di Cassazione annulla la sentenza, stabilendo che le sue azioni rientrano nel legittimo esercizio del diritto di critica sindacale. La Corte ha chiarito che, in un contesto di lotta sindacale, anche l'uso di espressioni forti o iperboliche è lecito se basato su un fatto vero, come il sistematico ritardo nei pagamenti.
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Diritto di critica politica: limiti e diffamazione
Un politico locale è stato condannato per diffamazione per aver accusato un avversario di usare la carica pubblica per interessi privati. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità civile, chiarendo che tale accusa supera i limiti del diritto di critica politica, trasformandosi in un attacco personale. Sebbene il reato sia stato dichiarato estinto per prescrizione, la condanna al risarcimento del danno è stata confermata.
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Differenza ingiuria diffamazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, cogliendo l'occasione per ribadire la fondamentale differenza ingiuria diffamazione. La Corte chiarisce che la diffamazione si configura quando l'offesa avviene in assenza della vittima, privandola della possibilità di replica immediata, a differenza dell'ingiuria (oggi illecito civile) che presuppone la presenza della persona offesa. Il caso riguardava anche un presunto errore sulla data del reato, ritenuto irrilevante dalla Corte in quanto mero errore materiale non lesivo del diritto di difesa.
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Critica politica: non è diffamazione se è rilevante
Una giornalista e il suo direttore, condannati per diffamazione a causa di un articolo su nomine nella TV pubblica, vengono assolti in via definitiva dalla Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che l'articolo rientrava nel legittimo esercizio del diritto di critica politica, un tema di grande interesse pubblico, annullando la sentenza perché il fatto non costituisce reato.
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Diffamazione non aggravata: il caso del volantino
La Corte di Cassazione conferma la condanna per diffamazione non aggravata di due individui che avevano affisso un volantino offensivo in un bar. La Corte ha stabilito che la visione da parte di sole tre persone e la rapida rimozione del volantino escludono l'aggravante del "mezzo di pubblicità", non essendo stato raggiunto un numero indeterminato di persone.
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Diritto di critica: legittimo se basato su dati di legge
Un cittadino è stato condannato per diffamazione per aver messo in dubbio la potabilità dell'acqua pubblica, basandosi su una legge che imponeva un valore pari a zero per i batteri, a fronte di referti di laboratorio che indicavano un valore "<1". La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, valorizzando l'esercizio del diritto di critica. Secondo la Corte, il giudice di merito ha errato non valutando adeguatamente se le affermazioni del cittadino, sebbene potenzialmente inesatte, fossero giustificate da una lettura ragionevole del testo normativo. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Diffamazione online: prova e identificazione vittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM contro un'assoluzione per diffamazione online. Un uomo aveva pubblicato su un social network foto di rifiuti abbandonati, tra cui una ricevuta con un codice fiscale parzialmente leggibile. La Corte ha confermato che, senza una chiara e inequivocabile identificazione della persona offesa, non si può configurare il reato, poiché manca la prova della lesione alla reputazione.
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Identificazione persona offesa: la diffamazione online
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione aggravata tramite social network, chiarendo i criteri per l'identificazione persona offesa. La Corte ha stabilito che la vittima del reato non deve essere necessariamente nominata esplicitamente, essendo sufficiente che sia riconoscibile attraverso elementi contestuali, come riferimenti a vicende lavorative o personali note a una determinata cerchia di persone. Il ricorso dell'imputata, basato su un presunto errore nell'individuazione della querelante, è stato dichiarato inammissibile.
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Critica politica: i limiti del diritto e la diffamazione
Un politico locale è stato condannato per diffamazione per aver definito un sindaco "burattino" e averlo accusato di collusioni con la mafia durante un comizio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il diritto di critica politica non giustifica attacchi personali gratuiti o accuse infondate, anche se l'argomento è di interesse pubblico. La Corte ha ribadito che la critica deve basarsi su un nucleo di verità e rispettare il limite della continenza.
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Diffamazione online: la responsabilità del presidente
La Cassazione conferma una condanna per diffamazione online. L'imputato, presidente di un organo editoriale, è stato ritenuto responsabile per articoli diffamatori firmati dall'ufficio di presidenza, nonostante la presenza di altri membri. La Corte ha rigettato sia le eccezioni procedurali sui termini di notifica che le contestazioni sulla riconducibilità dei fatti all'imputato.
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Giornalismo d’inchiesta e diffamazione: il limite
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza una causa per diffamazione contro un'emittente televisiva. Il caso riguarda i limiti del giornalismo d'inchiesta e la legittimità di menzionare i nomi dei proprietari di un terreno perquisito, pur non essendo indagati. I giudici di merito avevano ritenuto la condotta diffamatoria per violazione del principio di continenza. La Suprema Corte valuterà ora le complesse questioni sui confini del diritto di cronaca.
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Diffamazione senza nome: quando non c’è risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento di un professionista che si riteneva vittima di espressioni offensive. La decisione si fonda sul principio della diffamazione senza nome: sebbene le frasi fossero intrinsecamente diffamatorie, non è stato possibile provare con certezza che fossero dirette specificamente al ricorrente, mancando così un presupposto essenziale per la condanna al risarcimento del danno.
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Diritto di critica: non scusa la diffamazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per diffamazione a carico di un cittadino che aveva affisso manifesti offensivi contro un comandante della polizia locale. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: il diritto di critica, anche politica, presuppone la verità del fatto storico su cui si fonda. Poiché l'imputato non ha provato la veridicità delle sue accuse, la critica si è trasformata in un attacco diffamatorio e il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Offesa in diretta social: ingiuria, non diffamazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'offesa in diretta social, avvenuta durante una telefonata trasmessa live, costituisce illecito di ingiuria aggravata e non il reato di diffamazione. Elemento decisivo è la presenza della persona offesa, che ascolta le frasi offensive in tempo reale e ha la possibilità di replicare. La Corte ha quindi annullato la condanna penale, poiché l'ingiuria è stata depenalizzata, precisando che la permanenza del video online non modifica la natura del fatto. Resta ferma la possibilità per la vittima di agire in sede civile per il risarcimento.
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Diritto di critica: quando non è diffamazione?
Un cittadino ha citato in giudizio un'azienda sanitaria e diversi media per diffamazione, dopo essere stato definito "antivaccinista" e diffusore di "fake news". Le sue affermazioni su un presunto danno da vaccino si erano rivelate non veritiere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando le sentenze precedenti e ribadendo la legittimità del diritto di critica di fronte a dichiarazioni fattualmente infondate su temi di rilevante interesse pubblico.
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Diffamazione avvocato: quando la critica è reato
Un avvocato è stato condannato per diffamazione per aver definito 'fraudolento e doloso' il comportamento di un collega in un atto giudiziario. La Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il reato di diffamazione avvocato si configura anche se l'atto è destinato solo al giudice, poiché il deposito in cancelleria lo rende accessibile a terzi. La Corte ha ritenuto irrilevante la modalità di deposito (cartacea o telematica) e ha escluso l'applicazione delle esimenti, data la natura calunniosa delle accuse.
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Diritto di critica: quando non è diffamazione
Una persona, condannata in primo e secondo grado per diffamazione per aver definito "scorretto e aggressivo" il legale della controparte in una email, è stata assolta dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che, nel contesto di un'accesa disputa condominiale, tali espressioni rientrano nell'esercizio del diritto di critica e non superano il limite della continenza, annullando la sentenza perché il fatto non costituisce reato.
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Concorso in diffamazione: la Cassazione chiarisce
Un rappresentante sindacale è stato condannato in appello per concorso in diffamazione per aver fornito informazioni a un collega, che le ha poi diffuse tramite comunicato stampa. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna ai fini penali per intervenuta prescrizione, rilevando una carenza di motivazione da parte della corte d'appello riguardo la prova dell'intento diffamatorio del ricorrente. La causa è stata rinviata a un giudice civile per la valutazione del risarcimento del danno.
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