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Dichiarazione Di Volontà

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un atto con cui un soggetto esprime l'intenzione di produrre effetti giuridici (es. accettare un'eredità, chiedere un bonus). Si contrappone alla 'dichiarazione di scienza', che è una semplice comunicazione di un fatto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rivalutazione delle partecipazioni: no al rimborso per errore
Il caso riguarda gli eredi di una contribuente defunta che hanno chiesto il rimborso dell'imposta sostitutiva versata per la rivalutazione delle partecipazioni societarie. Gli eredi sostenevano che la contribuente avesse commesso un errore compilando la dichiarazione dei redditi, poiché ignorava la convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Svizzera, Stato in cui risiedeva. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la scelta di optare per la rivalutazione delle partecipazioni tramite perizia e versamento dell'imposta è un atto unilaterale di volontà irrevocabile. Tale scelta non può essere annullata per un semplice errore nella dichiarazione dei redditi, a meno che non si provi un errore essenziale e riconoscibile che abbia viziato l'originaria volontà del contribuente. Il rimborso è stato definitivamente negato.
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Agevolazione prima casa: errore nel rogito o revoca del fisco?
Un acquirente compra un immobile chiedendo l'agevolazione prima casa, dichiarando falsamente di risiedere nello stesso comune. L'Agenzia delle Entrate revoca il beneficio con un avviso di liquidazione. Il giorno successivo alla notifica, il contribuente stipula un atto integrativo dichiarando che l'immobile si trova nel comune in cui lavora. I giudici di merito respingono il ricorso ritenendo la scelta non più modificabile dopo l'accertamento. La Corte di Cassazione, rilevando contrasti giurisprudenziali sulla correzione delle dichiarazioni e sulla validità delle deleghe di firma dei funzionari, decide di rinviare la causa a una pubblica udienza per un esame approfondito.
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Credito d’imposta perso per un’omissione: la decadenza è fatale
Un'azienda perde un credito d'imposta di oltre 46.000 euro per attività di ricerca e sviluppo a causa di una semplice dimenticanza: non averlo inserito nell'apposito quadro RU della dichiarazione dei redditi. L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio e la Corte di Cassazione ha confermato la sua decisione. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: l'indicazione del credito nella dichiarazione è un atto di volontà richiesto a pena di decadenza. L'omissione non è un errore formale che si può correggere in un secondo momento, ma causa la perdita definitiva del diritto. La vicenda sottolinea la rigidità degli adempimenti fiscali e la grave conseguenza della decadenza del credito d'imposta.
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Credito d’imposta non dichiarato: errore formale, perdita totale
Un contribuente ha utilizzato un credito d'imposta per nuove assunzioni senza però indicarlo nell'apposito quadro RU della dichiarazione dei redditi. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato l'importo, sostenendo che l'omissione comportasse la perdita del beneficio. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco. Ha stabilito che, per questo tipo di agevolazioni, la dichiarazione non è un semplice resoconto, ma una manifestazione di volontà. L'omessa indicazione del credito d'imposta nel quadro RU equivale a non aver mai richiesto il beneficio, causandone la decadenza. Di conseguenza, il contribuente ha perso il diritto al credito e ha dovuto restituire le somme.
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Errore dichiarazione redditi: socio rinuncia al credito ma Fisco vince
Una società ha ricevuto un accertamento fiscale per maggiori ricavi non dichiarati. Si è difesa sostenendo di aver commesso un errore nella dichiarazione dei redditi, omettendo di ridurre l'imponibile a seguito della rinuncia a un credito da parte dei soci. La Corte di Cassazione ha dato parzialmente ragione al Fisco. Ha stabilito che, sebbene sia possibile correggere un errore, il contribuente deve fornirne piena prova. Inoltre, di fronte alla presunzione dell'Agenzia su merce non contabilizzata, la società non ha dimostrato la sua sorte. La Corte ha quindi annullato la precedente sentenza favorevole alla società, rinviando il caso a un nuovo giudice.
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Dichiarazione pertinenza ICI: senza non c’è esenzione fiscale
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a un'area che riteneva fosse una pertinenza della sua abitazione. Il Comune l'aveva tassata autonomamente perché il proprietario non aveva mai presentato la specifica comunicazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune, stabilendo un principio fondamentale: la Dichiarazione pertinenza ICI non è una semplice constatazione, ma un atto di volontà del contribuente. Senza questa dichiarazione formale, non è possibile beneficiare dell'esenzione fiscale, né far valere tale qualità successivamente in un processo. Di conseguenza, il contribuente ha perso la causa e l'area è stata considerata tassabile.
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Credito d’imposta cinema: decadenza se non dichiarato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27662/2024, ha stabilito che la mancata indicazione del credito d'imposta cinema nel quadro RU della dichiarazione dei redditi comporta la decadenza dal beneficio. Secondo la Corte, tale adempimento non è una mera comunicazione, ma una dichiarazione di volontà non rettificabile. Di conseguenza, l'omissione non è un errore formale emendabile, ma causa la perdita definitiva del diritto al credito per l'annualità in questione, confermando la pretesa dell'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società di produzione cinematografica.
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Dichiarazione IMU errata: perdi l’esenzione?
Una società di costruzioni ha perso il diritto all'esenzione IMU per immobili invenduti a causa di un errore di compilazione nella dichiarazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la dichiarazione IMU per ottenere benefici fiscali è una 'dichiarazione di volontà' e non una 'dichiarazione di scienza', pertanto l'errore non è emendabile e comporta la decadenza dal beneficio.
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