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Detenzione Per Spaccio

18 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione per spaccio: 150 dosi di cocaina non sono uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato, trovato in possesso di 35 grammi di cocaina (pari a 150 dosi singole), si era difeso sostenendo che la droga fosse per uso personale, data la sua iscrizione ai servizi per le tossicodipendenze. I giudici hanno respinto questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che un quantitativo così elevato è oggettivamente incompatibile con il solo consumo personale, configurando quindi il reato di detenzione per spaccio. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione per spaccio: la sua difesa lo incastra definitivamente
Un uomo viene condannato per detenzione per spaccio di cocaina e hashish. In sua difesa, sostiene che l'hashish fosse per uso personale, portando come prova la sua impossibilità di lavorare per un problema al braccio, che gli impedirebbe di avere i soldi per acquistarlo. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, definendo l'argomento illogico. Proprio la mancanza di un reddito lecito, unita al confezionamento in dosi della droga, rende più credibile l'ipotesi dello spaccio come fonte di guadagno. La condanna viene quindi confermata e il ricorso dichiarato inammissibile.
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Detenzione per spaccio: bilancino e dosi bastano per la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione per spaccio a carico di due persone. Gli imputati sostenevano che la droga fosse per uso personale, ma i giudici hanno ritenuto decisivi gli elementi raccolti. Il ritrovamento di sostanza già divisa in dosi, un bilancino di precisione, ritagli di cellophane e un tritaerba ha costituito un quadro indiziario grave e univoco. Secondo la Corte, questi elementi, valutati insieme, dimostrano in modo logico l'intenzione di vendere la droga a terzi, escludendo la tesi dell'uso personale. L'insieme delle circostanze è stato quindi sufficiente per rendere definitiva la condanna per detenzione per spaccio, dichiarando inammissibile il ricorso.
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Detenzione per spaccio: 500 dosi non sono considerate uso personale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per detenzione per spaccio di un uomo trovato in possesso di una quantità di marijuana sufficiente per confezionare oltre 500 dosi. La sostanza era stata rinvenuta in parte nella sua abitazione e in parte sotto la sella del suo scooter. Secondo i giudici, la destinazione allo spaccio è provata da una serie di indizi convergenti: l'ingente quantitativo, le modalità di confezionamento, il ritrovamento in luoghi diversi e i precedenti specifici dell'imputato. La Corte ha inoltre escluso la possibilità di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità', proprio a causa dell'elevata potenzialità offensiva della condotta, dimostrata dal numero di dosi ricavabili.
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Detenzione per spaccio: reddito basso e droga non sono uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione per spaccio a carico di una donna. L'imputata sosteneva che la droga fosse per uso personale, giustificando l'acquisto massiccio con un grave stato di prostrazione psicologica. I giudici hanno respinto questa tesi. La decisione si è basata su prove concrete che escludevano l'uso personale: la notevole quantità di principio attivo, le modalità di confezionamento in dosi, il ritrovamento di strumenti per pesare e impacchettare, e la sproporzione tra il costo della droga e il reddito di disoccupazione della donna. Questi elementi, nel loro insieme, dimostravano in modo inequivocabile l'intenzione di spacciare.
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Detenzione per spaccio: bilancino e contanti valgono la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione per spaccio di sostanze stupefacenti. La decisione si basa non solo sulla quantità della droga, ma su un insieme di prove, tra cui il ritrovamento di un bilancino di precisione, un trita-marijuana e banconote di piccolo taglio. Secondo i giudici, questi elementi dimostrano in modo logico che la sostanza non era destinata all'uso personale. L'appello dell'imputato è stato dichiarato inammissibile perché si limitava a ripetere le stesse argomentazioni già respinte in precedenza, senza contestare efficacemente la motivazione della sentenza. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Droga per uso personale o spaccio? La Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva che la droga fosse per uso personale, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito. La sentenza stabilisce che la destinazione allo spaccio può essere provata non solo dalla quantità della sostanza, ma da una valutazione logica e coerente di tutti gli elementi fattuali disponibili. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Detenzione per spaccio: gli indizi che contano
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla valutazione di plurimi indizi quali la quantità della sostanza, le modalità di occultamento e i precedenti penali specifici del soggetto, elementi ritenuti sufficienti a escludere l'ipotesi dell'uso personale.
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Detenzione per spaccio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione per spaccio di stupefacenti. La difesa sosteneva l'uso personale, ma la Corte ha confermato la condanna basandosi sulla grande quantità di droga (oltre 1600 dosi di varie sostanze), sulla suddivisione in dosi e sul possesso di materiale per il confezionamento. Il ricorso è stato giudicato generico, ripetitivo e non idoneo a contestare le motivazioni della sentenza d'appello.
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Detenzione per spaccio: gli indizi per la condanna
Un individuo è stato condannato per detenzione per spaccio di sostanze stupefacenti nonostante sostenesse fossero per uso personale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, valorizzando una serie di indizi complessivi: la notevole quantità di cocaina, la presenza di diverse droghe, il possesso di bilancini di precisione e i precedenti penali specifici. La sentenza sottolinea come la combinazione di questi elementi possa validamente superare la tesi difensiva dell'uso personale, costituendo prova della finalità di vendita.
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Detenzione per spaccio: gli indizi della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione per spaccio di sostanze stupefacenti. La condanna si basava su una serie di indizi convergenti: la quantità (oltre 20 grammi di marijuana), l'occultamento negli indumenti intimi, l'assenza di un lavoro e di strumenti per il consumo personale. La Corte ha ribadito che il suo giudizio non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione, ritenuta in questo caso ineccepibile.
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Detenzione per spaccio: quando è esclusa la droga?
La Cassazione ha esaminato un caso di detenzione per spaccio di stupefacenti. La difesa sosteneva l'uso personale, ma la Corte ha confermato la condanna di un imputato basandosi sulla notevole quantità di droga (219 dosi) e su altri indizi, ritenendo irrilevante la sua dichiarazione di essere un consumatore. Per la coimputata, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere la detenzione per spaccio dall'uso personale.
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Detenzione per spaccio: quando gli indizi contano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione per spaccio di cocaina. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano basato la condanna non solo sul ritrovamento di un bilancino di precisione, ma su una serie di elementi concordanti (materiale per il confezionamento, un coltello sporco di sostanza, il quantitativo della droga). La sentenza sottolinea che un ricorso è inammissibile se si limita a ripetere argomenti già adeguatamente valutati e respinti nei gradi precedenti. La valutazione complessiva degli indizi è fondamentale per distinguere la detenzione per spaccio dall'uso personale.
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Detenzione per spaccio: gli indizi secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato che la destinazione allo spaccio può essere provata attraverso una serie di indizi, quali il rinvenimento di bilancini, denaro contante, elenchi di nomi e un numero di dosi incompatibile con l'uso personale. La motivazione della corte di merito è stata ritenuta logica e coerente, escludendo così la possibilità di una rivalutazione in sede di legittimità.
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Detenzione per spaccio: Cassazione e uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione per spaccio di stupefacenti. Sebbene l'imputato sostenesse che parte della droga fosse per uso personale, la Corte ha confermato la condanna basandosi su un'analisi complessiva delle circostanze: il soggetto è stato sorpreso a cedere una dose, possedeva diverse tipologie di droghe già suddivise e si trovava in un noto luogo di spaccio. La sentenza ribadisce che per distinguere l'uso personale dallo spaccio non basta il dato quantitativo, ma è necessario valutare l'intero contesto dell'azione.
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Detenzione per spaccio: gli indizi secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione per spaccio di sostanze stupefacenti. La decisione conferma che una serie di indizi, come il frazionamento della droga in dosi, la presenza di un bilancino di precisione e la condizione economica precaria dell'imputato, sono sufficienti a dimostrare l'intenzione di vendere la sostanza, escludendo l'ipotesi dell'uso personale.
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Detenzione per spaccio: quando la prova non basta
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per detenzione per spaccio di 8 grammi di hashish. La Corte ha stabilito che spetta all'accusa provare l'intento di vendere e che un piccolo quantitativo in un unico involucro non costituisce una prova sufficiente, anche in presenza di precedenti a carico dell'imputato. È stato evidenziato un errore di valutazione dei fatti (travisamento) da parte del giudice di merito, che aveva erroneamente considerato la sostanza come già suddivisa in dosi.
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Detenzione per spaccio: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione per spaccio di cocaina. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile perché generico e non in grado di contestare le prove (quantità, confezionamento, strumenti e contabilità) che dimostravano la finalità di vendita della sostanza.
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