Il Detenuto, sottoposto alla misura della detenzione domiciliare, si allontanava dalla propria abitazione senza autorizzazione. Per giustificare l'allontanamento, la difesa invocava lo stato di necessità putativo, sostenendo che l'uomo avesse accusato un improvviso e grave malore fisico. Tuttavia, i giudici di merito escludevano tale tesi, evidenziando che il soggetto non aveva effettuato alcuna chiamata telefonica ai servizi di pronto soccorso per chiedere aiuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Detenuto, confermando che la versione del malore era del tutto inverosimile e priva di riscontri logici. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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